SIAMO IN UN CUL DE SAC

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    E non c’entra la rinomata fortuna di Sacchi… Serve freddezza e lucidità: non solo in Società, ma anche nell’ambiente
    Majo2EDITORIALE DI GABRIELE MAJO
    Chissà se la notte avrà portato consiglio. Per il momento si sa solo che è in corso l’ennesimo consiglio, non di amministrazione, ma tecnico del Parma. Non so neppure se de visu, o via telefono, o conference call o diavolerie del genere. Fatto sta che si parla. E certo si pondera, anche se arrivati a questo punto siamo finiti nel classico Cul de Sac. E non c’entra niente il rinomato fondoschiena di Arrigo. Insomma Marino rimane o se ne va? Sarà per la mia caratteristica vocazione a star fuori dal coro – anche perché generalmente non mi piacciono i giudizi sommari o di piazza – ma io reputo che arrivati questo punto cacciare Bazguale non sia la soluzione ideale. Capro espiatorio? L’ultimo alibi da togliere ai giocatori? Non so. Serve riflettere, con freddezza e lucidità. Anche perché l’esonero, ora, mi pare un po’ tardivo: sposata la linea dell’avanti a tutti i costi forse coerenza vorrebbe che la si percorresse ad oltranza. Pur a rischio di sollevazioni di piazza. (Continua all’interno)

    Certo l’incompatibilità ambientale di Marino a Parma è un fatto acclarato: lo aveva ammesso lo stesso allenatore dopo Parma-Lecce, quando parlò di scintilla mai scoccata. Preso atto di questa considerazione, e del risultato, si sarebbe dovuto procedere allora. L’AD Leonardi, però, anche in quella occasione si incatenò al tecnico – “si va avanti tutti insieme, non paga uno solo” – e le catene, a mio avviso, “imprigionarono” anche Ghirardi, il quale è perfettamente conscio di cosa possa significare perdere il massimo dirigente, che in ogni ganglio vitale della Società ha proprie ramificazioni. Il famoso progetto, abortito con la scelta suicida di rinunciare a Guidolin, potrebbe subire l’ennesima mazzata senza Leonardi, anche se l’agonia che stiamo vivendo domenica dopo domenica rappresenta il fallimento del progetto stesso. Preso atto di questo, dal momento che spesso afferma che gli piace prendersi le sue responsabilità, l’Amministratore Delegato dovrebbe presentare le sue dimissioni al Presidente, facendo un paragone, pur con tutte le differenze del caso, con la politica, quale Premier, Leonardi dovrebbe salire dal Presidente della Repubblica (Ghirardi) e rimettere il mandato. Poi il Capo dello Stato, ponderati pro e contro, potrebbe scegliere se rinnovare la fiducia o indire a nuove elezioni. Ghirardi, poi, non avrebbe altra scelta da fare che respingere le dimissioni, ridando più forza ancora allo stesso Plenipotenziario. Potrebbe essere un inutile teatrino, certo, io però, oltre ad una inequivocabile scossa, la giudicherei una concreta assunzione di responsabilità, dato che ormai, come aveva affermato lui stesso a San Siro, è inutile continuare “a chiedere scusa alla nostra gente” o “metterci la faccia”. Cacciare il “solo” capro espiatorio Marino significherebbe non solo cedere alle pressioni di piazza (commettendo lo stesso errore del tecnico che ha iniziato a fare variazioni sul tema tattico solo ultimamente, dopo essere passato per un oltranzista del 4 3 3), ma significherebbe cadere in una palese contraddizione di intenti, se rimanesse proprio chi lo ha voluto prima di tutti e difeso ad ogni occasione. Ma in questo momento l’uscita di scena di Leonardi non potrebbe che creare ulteriori catastrofiche voragini. E allora che fare? Razionalmente non sono così convinto che l’esonero di Marino invocato, sull’onda emotiva, dalla intera Comunità o da chi crede di rappresentarla, sia davvero la scelta migliore. Non tanto per la mancanza di alternative (magari sarò smentito tra qualche minuto, ma a me risultava che Zenga avesse già declinato l’invito qualche settimana fa, poi la palla è rotonda…) quanto per coerenza con la linea che chi era a chiamato a decidere ha voluto testardamente seguire fino ad ora. La piazza, però, dovrebbe dimostrarsi ancora una volta matura, nell’accettare la sgradita presenza del mister siculo, senza intendere questa come “una sfida” di una società che i fatti sembrano mostrare assai lontana dal territorio che la ospita. Da una parte si tratta di scendere, con umiltà, dalla Torre d’avorio in cui ci si è rinchiusi, dall’altra continuare a metterci quell’infinito amore (per il Parma, certo, non so se anche per chi lo rappresenta al momento), dimostrato anche durante gran parte della prova di ieri (anche se onestamente va riconosciuto ai supporter cesenati di non essere stati da meno, anzi, nei confronti della propria squadra). Ho ascoltato, come mia abitudine, i flash di Parma-Cesena su Tutto il Calcio Minuto per Minuto dalla voce di Antonio Monaco, il quale, a tratti, ha parlato di gioco prorompente del Parma. I dati numerici stessi, testimoniano della consueta supremazia (sia pure sterile) nel fraseggio: in effetti quello che stava perpetrando il Cesena, ai danni del Parma, era il classico furto da Banda Bassotti, e che colpa poteva avere Marino nella “gatta” di Mirante. Che poi finissero a giocare nel marasma più totale dopo lo svantaggio era inevitabile per un team dalle caratteristiche psicologiche dell’attuale. Trovato il pareggio,però, la squadra sembrava volersene accontentare: ed è questo l’aspetto che più mi ha indispettito. Alla faccia della propositività. Ma non mi è certo parsa la peggiore prova del Parma. La contestazione al fischio finale, oltre alla comprensibile delusione per il pessimo trend nel dopo Juventus-Parma ( in otto gare 1 sola vittoria, 2 pareggi e ben 5 sconfitte), per il risultato interno era dovuta al fatto che si era ‘solo’ pareggiato con il Cesena, tra l’altro in casa. Ha ragione Luca Ampollini (Pronto chi Parma?) a dire che in un’azienda non ti giudicano solo per la buona volontà, ma per i risultati, e nel calcio, mi verrebbe da dire, ancora di più. E appunto il risultato di ieri, razionalmente, non va disprezzato: intanto perché il tesoretto di quattro punti sulla quartultima è rimasto invariato, così come le distanze dal Cesena. Il vero dramma sarebbe stata la sconfitta, con i romagnoli saliti a 24 e noi fermi a 26. Stavolta questo punto è assai prezioso, e vale più di uno anche nella volata finale. Con la stessa umiltà che viene da più parti chiesta alla società, bisognerebbe saperlo accettare consci che, nonostante il nome che abbiamo, il blasone e la ricchezza tecnica dell’organico a disposizione sicuramente superiore alle concorrenti, esistono oggettive difficoltà che impediscono di fare meglio di quanto si è visto ieri. Non mi pare che i calciatori siano andati in campo con supponenza, così come argomentava Michelotti (sempre a Pronto chi Parma?), semmai con paura, dopo lo svantaggio, e poi spirito di limitare i danni, una volta ripreso il pareggio. Talvolta bisogna anche sapersi accontentare in attesa di tempi migliori. Ma siamo in un cul de sac ed è difficile venirne fuori… Con o senza Marino. (Gabriele Majo)

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    Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

    3 Commenti

    1. A cosa serve esonerare Marino….mica è colpa sua se Mirante fà una gatta e Morrone è distratto….per non parlare di Lucarelli col Lecce eccetera….nessun alibi ai giocatori senza toccare Marino!!

    2. Ciao Gabriele, ma Ranieri essendosi dimesso e rinunciando a una parte del suo ingaggio, è da ritenersi un allenatore libero?(Magari tornasse)
      Comunque commentando il tuo articolo io credo che un cambio adesso ci vorrebbe, mancano 12 partite, dure, abbiamo visto anche ieri, come a Milano, che nei giocatori manca quella cattiveria agonistica, quella combattività che una squadra deve avere ( sembravano tutti delle ballerine)e questi valori se non te li inculca l'allenatore, oppure non riesce più a farsi capire come credo che sia allora è meglio cambiare per cercare di raddrizzare la barca.
      Speriamo Bene e FORZA PARMA
      Lorenzo67

    3. Ciao Lorenzo. Ho avuto la fortuna di lavorare alcuni mesi al fianco di Claudio Ranieri e Ti posso confermare le sue ottime qualità non solo professionali, ma anche umane. Rappresenterebbe, a mio avviso, un'ottima soluzione per il futuro. Un allenatore del genere, tra l'altro, potrebbe essere considerato un manager tout court (un po' come avvenne tre anni fa), in grado di dare un aiuto non solo tecnico alla società, rendendo meno fondamentale di adesso la presenza di un direttore sportivo o generale di fascia superiore. Essendo stato fino a ieri su una panchina di serie A, non può essere ingaggiato per l'immediato, indipendentemente dal fatto che si sia dimesso lui e non sia stato esonerato. Saluti e Forza Parma. Gabriele Majo

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