PARMA, PROVENTI PUBBLICITARI PER QUASI 5 MILIONI DI EURO

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    Il dato è tratto dalla nota integrativa del bilancio societario al 30.06.2010
    nota integrativa(gmajo) – In questi giorni abbiamo dato spazio all’amara considerazione del Presidente Tommaso Ghirardi (pronunziata giovedì sera all’Università di Modena e trascritta sul sito internet ufficiale) sulla difficoltà di raccogliere sponsor (“In una realtà come Parma non si riescono a raccogliere 3 milioni di euro di sponsorizzazioni”), poi ribadita pure alla Gazzetta di Parma (“Ci aspettavamo una vicinanza maggiore che non è arrivata. Credo che sia un’occasione sprecata soprattutto per la città”). Come ha specificato oggi in un editoriale il portale http://www.settorecrociatoparma.it/, quello di cui stiamo parlando è l’ennesimo grido di dolore di Tommaso Ghirardi, presidente del Parma Calcio, nei confronti delle forze economiche di Parma, dal momento che anche in passato il Pres non aveva nascosto la sua solitudine in questa avventura. Non a caso Settore Crociato aveva titolato il proprio fondino con un significativo: “Dialogo tra sordi”. Sintesi confutata, sullo stesso portale, dal responsabile marketing della divisione parmigiana di G Sport Martino Ferrari, il quale, suggeriva di saper leggere meglio tra le righe, in sostanza facendo capire che Parma Calcio e aziende locali starebbero seguendo gli stessi percorsi. Capibile la difesa del proprio lavoro da parte di Ferrari (poi tireremo fuori le cifre per rendergli merito), ma allora perché l’insaziabile Ghirardi non sarebbe soddisfatto dell’attuale raccolta?
    Continua all’interno con i dati delle sponsorizzazioni dal bilancio del Parma FC al 30.06.2010

    settore ghirardiNon ho idea di quale possa essere l’aspettativa dei proventi specifici da sponsorizzazione da parte del Presidente Tommaso Ghirardi, certo è che se non ci fossero i diritti televisivi (ma il discorso riguarda non solo il Parma bensì la totalità dei club della massima serie) anche sommando quelli degli sponsor a quelli del botteghino si sarebbe ben lontani dall’arrivare ad un punto di pareggio o di minima perdita. E, già così, l’azionista (anche a Parma) è spesso chiamato a ricapitalizzare, insomma a mettercene del suo. E la famiglia Ghirardi, per l’hobby di Tommaso, per sua stessa ammissione (“sono quindici anni che ci rimetto dei soldi”) lo ha già MARTINO SETTOREfatto più volte, anche lo scorso anno quando, l’iniezione venne resa nota attraverso un comunicato sul sito ufficiale (era il 24 febbraio 2010) in cui si leggeva: “Il Consiglio d’Amministrazione del Parma FC, riunito oggi al Tardini, ha preso atto con soddisfazione del positivo andamento economico-finanziario della società, conseguente anche alla recente ricapitalizzazione e ai risultati della campagna trasferimenti di gennaio”.
    Ma torniamo alla questione sponsor: Ghirardi ha affermato che “In una realtà come Parma non si riescono a raccogliere 3 milioni di euro di sponsorizzazioni”. A pagina 37 della nota proventi sponsor pubblicità parma fcintegrativa al bilanci d’esercizio al 30.06.2010, da lui firmato, si legge, invece, che i Proventi pubblicitari” sono pari ad € 4.945 migliaia” (cioè, come sintetizzato nel nostro titolo circa 5 milioni) e “si riferiscono principalmente ai ricavi relativi alla cartellonistica pubblicitaria all’interno dello ghirardi navigarestadio per le partite casalinghe della prima squadra”. Ovviamente da questi dati non si può sapere l’incidenza del mercato squisitamente parmigiano, dal momento che a bordo campo appaiono sponsor nazionali/internazionali e locali. E come “locali” potremmo considerare non solo i pramzan ma anche quegli bresciani o veneti, facenti parte del portafoglio consolidato di Martino Ferrari e del suo staff.
    Se andiamo attorno agli sponsor ufficiali, quelli cha appaiono sulla maglia, tanto per capirci, notiamo che l’apporto è decisamente erreà pointterritoriale, dal momento che se anche Navigare è di Rio Saliceto (provincia di Reggio Emilia) gravita, comunque in un’area geografica contigua alla nostra, aspetto, questo, che credo abbia contribuito, assieme al blasone storico del Parma, a convincere i titolari di quell’azienda ad investire nel nostro club. Per tacere di Erreà, vera e propria bandiera parmigiana. Ecco, quantificato, il loro contributo alla causa, sempre secondo la nota integrativa al bilancio d’esercizio al  30.06.2010: “I Proventi da sponsorizzazioni” sonopari ad € 2.094 migliaia si riferiscono, quanto ad € 1.370 migliaia ai corrispettivi pagati dallo Sponsor Ufficiale e quanto ad € 724 migliaia ai corrispettivi pagati dallo Sponsor Tecnico per l’acquisto del diritto ad apporre il proprio marchio sulle divise da giuoco ufficiali della società”. In totale, in soldoni, sono circa 7 milioni di euro.
    ghirardi barillaMa il malcontento del Ghiro, al di là di queste cifre, potrebbe essere nello scarso interesse dimostrato dalla più alta classe imprenditoriale parmigiana ad investire di più sul suo club: i nomi più prestigiosi hanno, sino ad ora, solo lambito e sfiorato la squadra di calcio cittadina (che peraltro nessuno prese per mano, rischiando la sparizione, all’indomani del crac Parmalat). In Società la presenza parmigiana, al di là della partecipazione istituzionale di Banca Monte (ultimamente in tutt’altre faccende affaccendata) è limitata al solo Marco Ferrari, il quale ha investito una cospicua somma per essere socio di minoranza (5%), senza ricevere la gratificazione di Vice Presidente (carica andata al bresciano Diego Penocchio), e non pare avere compiti operativi o di rappresentanza di particolare rilievo. Come dice Ghirardi: “Un’occasione sprecata per la città.” O meglio, per i suoi industriali… (Gabriele Majo)

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    Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

    8 Commenti

    1. mi permetta sig.Majo di fare un paio di considerazioni. Forse gli industriali di parma hanno difficoltà a pagare i fornitori, stanno mettendo i loro dipendenti in cassa integrazione o in alcuni casi in mobilità e non credo che la loro priorità sia mettere soldi nel parma calcio. Ad altri invece non gliene importa nulla.In più se all'inizio della sua avventura parmigiana il sig.Ghirardi avesse dato meno spazio a chi veniva dalle sue parti e "deparmigianizzato" meno la società, forse qualcosina in più poteva entrare. Di certo è che questa dirigenza di errori ne ha fatti tanti ( in buona fede, sia chiaro), speriamo che prima o poi faccia tesoro di questo
      Un saluto Paolo

    2. Buonasera Signor Paolo, le considerazioni che io ho fatto sul disinteresse della alta classe imprenditoriale parmigiana per la squadra di calcio cittadina sono state sì originate dall'ultimo sfogo del Presidente Ghirardi, però hanno origini più lontane, prima che la crisi dei mercati finanziari potesse creare le note turbolenze che toccano le tasche di tutti (chi più, chi meno). Come ho scritto nei giorni scorsi, infatti, all'Amministrazione Straordinaria, dopo il crac Parmalat, manifestarono il proprio interesse a rilevare la Società (una new-co ripulita di tutti i debiti, ma col mantenimento di categoria e parco calciatori)solo tre candidati acquirenti, Gaetano Valenza, Lorenzo Sanz e per l'appunto Tommaso Ghirardi, il quale, assieme al primo socio Angelo Medeghini, con la regia di Alberto Guareschi, all'epoca presidente di Banca Monte, riuscì ad aggiudicarsi a condizioni più favorevoli (rispetto agli altri) il club (incluso il Centro Sportivo di Collecchio, precluso agli altri due). In lizza non ci furono parmigiani. Anzi, qualche parmigiano, curiosamente, (politici, giornalisti…) offrì credito a Valenza, salvo poi rimanere scottato (e con qualche credito insoluto). Ricordo, anche, un tentativo, non andato a buon fine per varie ragioni, di Baraldi di mettere insieme qualche imprenditore locale a supporto della Champions, all'epoca sponsor tecnico del Parma che però non avrebbe raggiunto la cifra richiesta all'epoca da Bondi, che successivamente avrebbe abbassato la richiesta. La crisi, come già ricordato, era ben lontana dal far sentire i propri effetti, eppure nessun imprenditore parmigiano sembrava interessato a salvare quello che all'epoca Ubaldi, oggi Vignali ritengono (a ragione) un asset importante della città, un ottimo veicolo di marketing territoriale. Se non saltò fuori nessuno all'epoca – anche se allora si trattava di acquistare l'intera Società – immaginarsi ora con i tempi che corrono entrare in Società (con potere decisionale pari a zero, datosi la forte connotazione "Ghirardiana" dell'attuale compagine, e poi lo stesso "Ghiro" più del 5% delle quote non lo cede volentieri) o soltanto mettere mano al portafoglio per "sponsorizzazioni" importanti. Ecco, forse, quelle che mancano sono proprio quelle, tradotto l'aiuto concreto degli imprenditori "più forti" della città, che mancano all'appello (Barilla, tanto per fare un nome), o che mettono a disposizione solo la propria Cantina o acquistano qualche abbonamento (vedesi Pizzarotti). Le cifre che abbiamo pubblicato dimostrano, comunque, che un sostanziale interesse della classe imprenditoriale locale (eccetto la top level) tutto sommato c'è, dal momento che l'offerta per l'Upper Class da parte di G Sport è confezionata secondo le richieste pervenute ed accontentate (vedesi ristorante, g box etc., anche se c'è' stato un rallentamento delle migliorie pianificate per il Tardini, così come non c'è stato l'annunciato – da Leonardi – trasferimento degli uffici a Collecchio). Non penso, ragionevolmente, che la "deparmigianizzazione" del club possa avere influito in modo determinante sul reperimento degli sponsor locali di cui Ghirardi si lamenta adesso. In fin dei conti Franco Bardiani, sia pure senza avere la stessa carica che rivestiva prima, continua a prestare servizio per la Società, portando sponsor del territorio; qualche anno prima, invece, in effetti, a contatto con la clientela locale vi era altro personale non autoctono e questo potrebbe avere comportato la perdita di qualche cliente storico. Penso che l'attuale mix possa essere comunque funzionale. di errori ne sono stati commessi tanti e noi spesso li abbiamo rimarcati, ma come si suol dire solo chi non fa non sbaglia. Sperando che sbagliando si impari… Buonanotte Gmajo

    3. Ma Banca Monte Parma come secondo sponsor (ruolo diverso da quello di azionista di minoranza) non versa nulla? O forse la cifra è compresa nel 1.370.000 o sotto altra voce?

      Arcobaleno78

    4. Buonasera Arcobaleno. In effetti la stessa domanda me la sono posta anch'io, dopo aver letto la nota integrativa al bilancio d'esercizio, ma non sono in grado, al momento, di darLe una risposta precisa. Suppongo che possa essere posta sotto altra voce, dal momento che nella stessa quando vengono spiegati “I Proventi da sponsorizzazioni”, a proposito di € 1.370 migliaia, scrivono di "corrispettivi pagati dallo Sponsor Ufficiale", utilizzando, cioè il singolare e non il plurale. Tesi che potrebbe essere avvalorata dal fatto che sono specificati "€ 724 migliaia" di corrispettivi pagati dallo "Sponsor Tecnico per l’acquisto del diritto ad apporre il proprio marchio sulle divise da giuoco ufficiali della società”. Saluti Gmajo

    5. forse, se anzichè affidarsi ad una "concessionaria" esterna (guardacaso bresciana…) che, ovviamente, non lavorerà gratis, il Parma avesse investito (sì, investito) in una struttura commerciale interna, forse, dico forse, i risultati sarebbero stati migliori. Tuttavia ritengo che 5 milioni di euro, che sono pur sempre 10 miliardini delle vecchie lire, siano pur sempre una bella somma, soprattutto se rapportata a Parma e, soprattutto, al Parma che, abbiate pazienza, non è certamente il Real Madrid…

    6. Buongiorno Anonimo delle ore 09.18, La prego, innanzitutto, di firmare i Suoi interventi. Detto questo direi che sarebbe un segno di grande maturità della piazza superare la dicotomia Parma-Brescia che, sia pure meno rispetto a qualche anno fa, continua a trasparire. Farò anche stavolta un po' di storia, in base alla mia esperienza diretta all'interno del club. Ai tempi di Baraldi (2004-05) esisteva una funzionale struttura interna (più il contributo di Franco Bertoli), e ricordo bene anche le riunioni interne da lui coordinate. Dimessosi dal club, quando sembrava che questi lo potesse acquistare Valenza, la struttura perse qualche "pezzo". Passato qualche tempo arrivò come Dg della società Carlo Maria Berruti (figlio di Massimo Maria, ex ufficiale della Finanza, poi collaboratore di Berlusconi), il quale (e dunque non Ghirardi) instaurò, per primo, il rapporto con la bresciana G Sport. Ci fu un anno, durante il quale, il rapporto diretto con la clientela non fu curato da personale "indigeno" e questo potrebbe avere influito un po' su qualche rapporto consolidato, poi interrotosi, poi magari ripresosi, ma stiamo parlando di singoli casi. Il rapporto con G Sport, come testimonmiano le origini, non è dunque per la brescianità dell'azienda, quanto perché, indubbiamente, a livello nazionale, per la bordo campo, strisce luminose, etc., è indubbiamente azienda leader. L'attuale mix – anche se è stato un po' penalizzante per Franco Bardiani, capace, durante l'annata della B, di raccogliere grandi risultati – mi pare abbastanza indovinato perché si unisce la possibilità di avere sponsor nazionali/internazionali (specialità di G Sport) ed anche locali (specialità del parmigiano Bardiani, comunque ormai assorbito da G Sport). I dati, a mio avviso, non sono penalizzanti: certo, solo con gli sponsor non si va molto lontano, se consideriamo che sono circa 1/10 del fatturato aziendale. Come già scritto gran parte di questo è ancora influenzato dai diritti televisivi (nell'ultimo bilancio 23.216 ml), ma altro dato che mi balza agli occhi è il valore delle plusvalenze (34.728) che da solo è circa metà del fatturato. Saluti Gmajo

    7. Per Arcobaleno 78 ( e tutti gli altri interessati): dalle verifiche che ho effettuato il dato relativo alla sponsorizzazione di maglia sembrerebbe essere relativo all'apporto non solo di Navigare, ma anche di Banca Monte Parma. Sicché andrebbe letto non "lo sponsor" bensì "gli sponsor". Un saluto Gmajo

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