GHIRARDI: “VOGLIO BENE A GUIDOLIN PERCHE’ MI HA FATTO DIVERTIRE”

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    Il Pres lo ha detto giovedì a Gavazzoli. Il direttore di Tv Parma lo ha pure stuzzicato su Marino e Leonardi: “La mia unica colpa? Non aver incontrato prima Colomba”
    ghirardi agorà(gmajo) – Proseguendo con un ritmo da settimanale virtuale, più che da quotidiano, arriviamo oggi a chiosare anche la lunga intervista concessa dal presidente del Parma FC Tommaso Ghirardi al direttore di Tv Parma Andrea Gavazzoli, andata in onda giovedì scorso nel programma Agorà Storie e tuttora disponibile sul portale dell’emittente (clicca qui per collegarti). Del resto il lunedì è il giorno di maggiori contatti su stadiotardini.com, così possiamo offrire la migliore cassa di risonanza possibile… Come giustamente ha riportato il sito ufficiale fcparma.com l’intervista fiume ha toccato molteplici temi: ci scuserà il lettore se offriremo al lettore solo la trascrizione ragionata di quelli che maggiormente ci interessano e non l’integrale come l’abbiamo abituato, ma trattandosi di una chiacchierata di mezzora avremmo corso il rischio di procrastinare ulteriormente la già tardiva pubblicazione. L’argomento che andremo a sviluppare, prima di tutto, riguarda (per l’ennesima volta) la questione Guidolin. Con la ghiotta chicca concessa dal Pres, ripresa nel titolo: “Voglio bene a Guidolin perché mi ha fatto divertire”. Ma come? Eravamo rimasti al Don che aveva deluso tutti per il suo non gioco o per il suo gioco non propositivo che non faceva divertireContinua all’interno

    Un anno dopo, invece, scopriamo che il Placido Don aveva fatto divertire quello stesso Ghirardi il quale il 10 agosto 2010 aveva sentenziato: “Quest’anno non ci basta vincere vogliamo vincere giocando al calcio”. Per onestà intellettuale, e non solo, non voglio estrapolare la frase dal contesto, al fine di evitare lo stucchevole ritornello, così di moda in politica, sul travisamento dei pensieri altrui: anzi, prima di procedere a chiosare offro l’intero virgolettato testuale delle parole presidenziali su questo tema concesse in esclusiva al Gava, che gli aveva domandato come mai si fossero incaponiti così tanto a difendere Marino, al punto da arrivare a mettere a repentaglio il rapporto sereno e franco con la tifoseria: “Sono molto sincero ed è giusto che io lo spieghi. Voi sapete che io ho preso la decisione, l’anno scorso, di fare contratti annuali agli allenatori, perché è stupido fare contratti pluriennali alle persone più a rischio di posto che ci sono in Italia, perché oggi l’allenatore è più difficile da essere confermato. Sotto questo profilo Marino aveva un anno di contratto, e diciamo che dopo Natale ci eravamo accorti che non c’era più feeling, tra noi o che non poteva esserci un discorso per il futuro con questo allenatore. Però avevamo il desiderio di riuscire a finire la stagione nel miglior modo possibile, e poi poter essere liberi di scegliere un allenatore per la stagione successiva: tanti allenatori andavano in scadenza di contratto, tanti grandi allenatori si sarebbero liberati e volevo riuscire ad arrivare alla fine dell’anno con questa sospirata salvezza, con la serenità di poter scegliere un allenatore che mi piacesse, con cui impostare un discorso e magari potesse portare un valore aggiunto importante alla società, anche perché quest’estate dopo i qui pro quo successi con Guidolin, eravamo rimasti che all’ultimo momento le scelte per questo ruolo non erano multiple… E così scegliamo Marino e alla luce dei fatti sbagliamo…”. Gavazzoli, poi, chiede a Tom quale il principale errore di Marino: “Già era partito male perché la gente ha sempre pensato che fosse stato mandato via Guidolin per prendere Marino e così non è stato e lo dico ancora con tutto il bene che voglio a Guidolin, con tutta la felicità che posso avere per i suoi risultati.” Il direttore di Tv Parma, incredulo, gli chiede se ha capito bene: “Gli vuoi ancora bene?” Il Ghiro è un fiume in piena e, nel rispondere, ci regala la chicca del titolo: “Io gli voglio bene perché mi ha fatto divertire e mi ha fatto stare bene, però non potrò mai negare che la sua scelta di andare via ci ha messo in difficoltà. Ci ha messo in difficoltà tecnica, ci ha messo in difficoltà di immagine con la gente, con i nostri tifosi, la popolazione, perché nessuno ha capito che è stato lui a volersene andare, e oggi, ancora, lo ribadisco. Perciò ci ha messo in difficoltà: a questo punto la scelta è caduta su Marino, abbiamo sbagliato, l’abbiamo cambiato, abbiamo pagato per il suo lavoro non brillante, e abbiamo trovato una persona eccezionale”. Successivamente Tommaso avrebbe avuto la bontà di regalarci una seconda chicca, quella posizionata nel sottotitolo: “La mia unica colpa? Non aver incontrato prima Colomba”, ma prima di ragionare su questo punto, chiudiamo la prima questione. Sperando sia una volta per tutte. Perché voler fare credere che Guidolin abbia voluto abbandonare improvvisamente Parma come un fulmine a ciel sereno è un po’ come argomentare che la prima guerra mondiale è scoppiata solo a causa del delitto di Sarajevo. L’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando è sì il casus belli, ma come ci hanno insegnato a scuola alle spalle c’è stato tutto un fermento, un insieme di concause, che avrebbe portato a far sì che alla prima occasione deflagrasse il conflitto. Fuori di metafora: Guidolin a Parma ci sarebbe rimasto a vita, non aveva alcun motivo per andarsene da una città che lo aveva subito saputo adottare, nonostante lo avesse accolto con scetticismo, poiché la diffusa iconografia, lo dipingeva come un falso prete. Qui, dove aveva subito capito il nostro modo di essere e di ragionare (basti pensare al ritorno in Cittadella), stava bene e gli sarebbe piaciuto portare a termine – come naturalmente avrebbe dovuto essere – il progetto iniziato con la subitanea promozione in serie A. Fatto sta che proprio in quegli stessi giorni, sì, quelli immediatamente successivi alla Promozione, nei corridoi societari – e come l’ho sentito io l’avrà pure sentito qualcun altro – misteriosamente si sentiva già spirare il Vento Marino, neanche fossimo in un prosciuttificio del nostro Appennino. Le difficoltà del precampionato, un po’ sotto le aspettative (vedesi anche l’eliminazione dalla Coppa Italia ad opera del Novara dopo lo stentato successo sul Portogruaro appena dopo Ferragosto) minarono ulteriormente un rapporto già piuttosto difficile per ragioni caratteriali: la meticolosità e certe sue manie non furono certo sue buone alleate. Anzi, i suoi detrattori (interni) poterono far gioco proprio su questo. Già a settembre di quell’anno – ero alla prima trasferta, dopo un breve periodo di disintossicazione dovuta al trauma per la interruzione del mio rapporto di lavoro con l’amato club – mi capitò di documentare quella che alle mie orecchie parve da subito – e lo dissi in televisione a ètv e in privato a un dirigente del Parma– una pericolosa delegittimazione dell’allenatore: mi riferisco alla aperta critica del gioco della squadra dopo la sconfitta a casa dell’Inter di Mourinho, maturata per due prodezze personali degli avversari, prima imbrigliati per oltre 70’ dal Parma di Guidolin. Con un calcio più propositivo, come già ho avuto modo di scrivere, quest’anno non mi pare si sia tornati a casa più felici o con qualche punto in più in saccoccia. Insomma, la posizione pericolante di Guidolin partiva da lontano, da ben prima delle famose nove gare senza vittorie a cavallo tra gennaio e febbraio, e ben prima dell’ultimo mese, Maggio, quando questi avrebbe trovato l’accordo con l’Udinese. L’espressione colorita e di saggezza popolare che più volte ho usato è che Guidolin avesse “nasato lo straccio” e non essendo un incapace o uno poco ricercato sul mercato, ha trovato una squadra dove allenare ben prima di rimanere con il cerino in mano. Io credo che la forza di una società sia quella di tutelare e valorizzare le proprie migliori maestranze o risorse migliori: nel caso di Guidolin (e non solo), invece, hanno prevalso altre componenti. Poi, però, è inutile recriminare perché uno ha scelto (scelto?) di andare via. Tutto il can can sulla presunta mancanza di bel gioco o dello spettacolo, o del divertimento (si è sentita perfino la bestemmia del mancato feeling con la città! addirittura per bocca di quelle stesse persone che lo avevano persino acclamato se non premiato), poi, era stato costruito ad arte per alzare una cortina fumogena sul fatto che fosse venuto a mancare l’artefice dell’ottavo posto in classifica. Non è un caso che l’AD Leonardi, ad inizio stagione, consapevole del tallone d’Achille con cui la medesima stava nascendo, aveva subito ordinato il diktat vietato fare i confronti con Guidolin. Peccato che l’intera stagione sia stata costellata da questo dualismo fomentato esattamente da chi avrebbe preferito non capitasse, vedesi le esternazioni dello stesso Plenipotenziario del 1° dicembre scorso, dopo una intervista classica di routine della Gazzetta di Parma all’ex allenatore, il quale non aveva detto un bel niente. Insomma, se mi è consentito, un vero autogol in termini di comunicazione. E non è che io stia qui a dire queste cose perché sono amico intimo di Guidolin: a parte che gli ho sempre dato del lei, non c’ero certo rimasto bene quando a San Siro, a circa tre mesi dalla cessazione del mio rapporto di lavoro con il Parma, gli ero andato incontro per dargli la mano, finita la conferenza in sala stampa, e lui s’era girato dalla parte opposta senza salutarmi. Dunque se la penso in un certo modo non è per simpatie o antipatie, ma solo ragionando su fatti ed episodi concreti di cui sono a conoscenza.
    Preso anche atto dell’ammissione di colpa del Pres al microfono di Gavazzoli (“Abbiamo preso Marino e abbiamo sbagliato”), dalla sua viva voce ascoltiamo un altro mea-culpa: “Forse l’unica colpa che ho e me ne assumo la responsabilità, è stata quella di non incontrare Colomba prima: avrei dovuto incontrarlo dopo il pareggio con il Cesena, ma per problemi di lavoro avevo dovuto andare via, e non avevo potuto incontrarlo. Poi, dopo la sconfitta con il Bari, ho avuto il tempo di incontrare questa persona, questo allenatore, che mi ha fatto un’impressione ottima, che mi ha fatto ricordare grandi allenatori di altri tempi. Mi ha fatto capire che era la persona giusta, una persona equilibrata, una persona semplice, con tanta voglia di lavorare. E perciò l’ho scelto, insieme con Leonardi, che è sempre stato vicino alle mie scelte…”. I più attenti tra i miei lettori ricorderanno, invece, come io avessi lodato la Società per avere tenuto duro, dopo la gara pareggiata con i romagnoli, senza cedere alle pressioni di piazza che volevano la testa del Siciliano. Non è che improvvisamente fossi diventato un Mariniano: solo che, una volta tanto, mi ero trovato pienamente d’accordo con Leonardi sul fatto che il Picciotto non andasse cacciato. Beninteso: dopo quella partita. Prima, magari sì. Per la precisione dopo la sconfitta con il Lecce, ma non solo per la battuta d’arresto interna, quanto per la famosa ammissione del tecnico sulla scintilla non scoccata con la città. Ma non dopo il match con il Cesena che – concordo pienamente con Leonardi ,che lo ha ribadito anche pochi giorni fa in televisione– aveva fruttato un pareggio comunque importante in chiave salvezza e che anche come qualità di gioco pareva più confortante rispetto alla prove che l’avevano preceduta. Certo col senno di poi ha ragione Ghirardi a rammaricarsi di non averlo chiamato prima: ma la data giusta, a mio avviso, era col Lecce, non con il Cesena.
    Gavazzoli ha anche stuzzicato il Ghiro sul capitolo Leonardi, ed in particolare sui problemi di rapporto con i mezzi di comunicazione, evidentemente non risolti, nonostante il bollito ingerito da Cocchi dai tre direttori (quello della Tv, quello della Gazzetta di Parma e quello del Parma FC) qualche tempo fa: “Questa conflittualità non solo con i giornalisti, ma ad ampio raggio – gli ha detto il Gava ha rischiato di mettere a repentaglio l’equilibrio e il rapporto di stima con la tifoseria. E queste tensioni non erano create solo dai giornalisti”. Ghirardi ha replicato così: “Noi abbiamo bisogno dei giornalisti, noi abbiamo bisogno delle persone che fanno opinione. Però io credo che anche qui si sia un po’ esasperato questo conflitto, probabilmente siamo andati un po’ tutti in confusione, e lo dimostrano anche i rapporti che legano me a tutto il comparto giornalistico parmigiano e a tutte le televisioni, perché tu sai il bene che voglio io alla città, alle istituzioni e a anche a tutti gli organi di trasmissione dando il massimo di disponibilità: poi il direttore probabilmente è stato travisato un po’, probabilmente c’è stato anche un po’ di nervosismo, da parte sua, perché chiaramente dedicando anima corpo e tempo a questa attività e non venendo i risultati può essere successo che ci sia stato qualche qui pro quo, qualche mancanza di chiarimento, però io sono sicuro che tutti insieme si possano raggiungere dei risultati importanti.” Non ho molto da chiosare al riguardo se non che la disponibilità di Ghirardi mi pare più sbilanciata verso i canali confindustriali: da questo punto di vista mi pare più ecumenico Leonardi che avrà sì rapporti conflittuali, specie quando è in tensione, ma parla un po’ con tutti… Non mi ricordo la presenza di Tommaso Ghirardi negli studi di Teleducato o una intervista a Ferraguti come quella che stiamo commentando ora concessa a Gavazzoli.
    Chiudo toccando in sintesi alcuni degli altri argomenti della conversazione:
    AbbonatiGhirardi ne vorrebbe 15.000, ma non gli dispiacerebbe già fossero 12.000 e direbbe comunque grazie anche fossero solo 5.000. A mio avviso poco ci si discosterà dallo zoccolo duro (10.000 circa) e c’è in giro chi è più pessimista di me.
    Settore Bortolon – “Con tutto il rispetto per la Magistratura non si può privare da due anni e mezzo uno stadio di uno spicchio da 5.000 spettatori. Adesso stiamo esagerando…”. Un po’ tutti: la Magistratura che aveva sequestrato tardi il settore, salvo dimenticarsi di aprirlo ad incidente probatorio da tempo terminato, il Pres nella cifre: la porzione sotto sequestro può ospitare al massimo la metà degli spettatori indicati da Ghirardi, così come sono passati circa due anni dalla tragedia e un po’ meno dal tardivo sequestro.
    Giovinco – “Nell’arco di questo mese riscatteremo il 50% e questo è un dato di fatto, come la volontà sua di rimanere e nostra di tenerlo. Poi se qualcuno lo vorrà o avrà la necessità di parlarci ce lo verrà a chiedere”
    Amauri – “E’ un prestito e torna giustamente alla Juve: sono diversi gli scenari non voglio illudere nessuno o mentire a me stesso, ma sogno di confermare la coppia d’attacco Giovinco-Amauri, anche se è difficile”
    Leonardi – “Con Leonardi sono in piena sintonia, ci sentiamo più volte al giorno, noi crediamo di avere una buona squadra, crediamo di avere degli ottimi giocatori. Perciò in particolare non gli ho ancora chiesto nulla: faremo una riunione tecnica con l’allenatore in questi giorni, e valuteremo il da farsi”
    Attacco – “Abbiamo inserito già due giocatori, uno è Borini, un giocatore che promette benissimo, titolare dell’Under 21, e l’altro è Pellè che è un 26enne che era titolare in Under 21 ma che avevamo perso perché andò a giocare altrove”.
    Correre e picchiare – “Noi dobbiamo tenere i piedi per terra, essere umili, noi dobbiamo affrontare tutte le partite con la bava alla bocca, correndo, pedalando, picchiando, naturalmente sportivamente parlando, e avere quella aggressività, quella grinta e quella determinazione che devono avere le squadre provinciali. Io ripeto, ricordo sempre il Parma di Nevio Scala che aveva una determinazione, una grinta, una voglia di raddoppiare e di triplicare, una voglia di mangiare l’erba per arrivare in alto. Se noi abbiamo questa determinazione possiamo toglierci delle grandi soddisfazioni, perché i valori tecnici, ci sono, ma non puoi mai prescindere da questa voglia di voler realizzare un sogno, di voler realizzare dei risultati importanti. Ci vuole umiltà e determinazione”. Sperando che Schianchi su questa riedizione del “Correre & Picchiare” lo risparmi della bacchettata che gli aveva dato sulla Rosea all’esordio col Milan quattro anni fa…
    Udinese, Pozzo, Leonardi – “Stimo molto la famiglia Pozzo e il loro modello di calcio, ma questo è chiaro per il fatto che io ho fatto di tutto per portare qua Pietro Leonardi. Io credo che quest’anno Pietro sia stato criticato ingiustamente, e sia stato anche troppo criticato, in quanto è lui l’artefice dell’Udinese dei giorni nostri. Lui è stato 5 anni ad Udine e ha lavorato per portare l’Udinese a questi livelli. E non dimentichiamo che l’anno scorso, il primo anno senza Leonardi, alla direzione si sono salvati all’ultima giornata. Perciò noi abbiamo questo modello, però abbiamo anche l’artefice che ha portato l’Udinese a questi livelli. Non dimentichiamolo e ricordiamoci sempre che il lavoro è importante, ma deve essere dato tempo alla gente di lavorare e ai giovani di crescere, e anche alla società di organizzarsi”. Per me, invece, il vero artefice del successo dell’Udinese è Guidolin.
    Marques“Era partito bene, ma deve essere addestrato tatticamente e Colomba è l’uomo giusto per addestrare. Ha avuto un fastidioso infortunio, la pubalgia, malattia lieve e sottile che rimane mesi e mesi…”
    (Trascrizione ragionata, a cura di Gabriele Majo, della intervista esclusiva concessa dal Presidente del Parma FC Tommaso Ghirardi al direttore di Tv Parma Andrea Gavazzoli giovedì 26.05.2011 per la trasmissione Agorà)

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    Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.