GHIRARDI E GLI “YES MAN” MALE AZIENDALE

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    Videocronaca chiosata degli interventi dell’imprenditore Tommaso al seminario “La Decisione”, svoltosi ieri al Museo Cervi di Gattatico, organizzato da Conad Centro Nord, nell’ambito di “Connessioni”

    23.06.2011 – Museo Cervi (Gattatico) – Seminario “Le Decisioni” nell’ambito dell’iniziativa Connessioni di Conad Centro Nord. Intervento di Tommaso Ghirardi. “Io personalmente, sebbene sia giovane sono stato responsabilizzato fin da giovanissima età e mi sono sempre assunto le mie responsabilità prendendo le decisioni in prima persona, però mi sforzo di lasciar decidere gli altri. Io credo, e spero che nessuno si offenda, che oggi si è portati a decidere in prima persona quando si è titolari, perché c’è molta carenza di persone che si vogliano assumere responsabilità. Io ho sentito parlare le persone qui presenti, ma stiamo parlando di uno standing molto elevato: è chiaro che loro abbiano responsabilità, voglia, carisma, e anche carattere per essere decisionali, però è chiaro che per raggiungere questi livelli bisogna partire dal basso, e oggi, secondo la mia esperienza, c’è carenza di persone che abbiano voglia di decidere, di prendersi le proprie responsabilità e che abbiano voglia di andare in contrasto con la proprietà. Questo è il dato di fatto. Oggi sono troppo attaccati al posto di lavoro, sono troppo attaccati al denaro e al vivere bene e questo li porta a non avere gli attributi — per non dire altro, visto che ci sono un sacco di signore presenti — per decidere, per opporsi, per avere il carisma e il carattere di impostare una propria scelta, per imporre alla propria azienda, alla propria direzione, quelle che poi magari potrebbero essere delle scelte che portano a dei risultati. Perché io sono convinto che si debba apprendere dal manager, da chi ha più esperienza. Io sono sicuro che per esempio il dottore qui di fianco, che ha lavorato in sei o sette multinazionali, sia molto più preparato di me sulla sua materia, però è chiaro che io non posso permettermelo nella mia azienda, dove ho 3-400 dipendenti, in quanto si tratta di un profilo importante che ha lavorato in aziende con 4-5000 dipendenti. Il problema è il mio, che gestisce 3-400 dipendenti, non ne che ne ho uno che ne gestisce 30 o 40: per gestirne 3-400 bisogna avere il coraggio, la forza, la determinazione, magari, di contrastare una mia decisione. Secondo me non ce l’ha, ma questo è un errore: è un errore perché si trova bene lì, prende un bello stipendio, è lì a lavorare tranquillo e pensa cosa vado oggi io da Ghirardi a dirgli guardi sta dicendo una cazzata, e magari un domani mi trovo chissà dove a lavorare o sono senza un posto di lavoro. E questo è un po’ il limite degli italiani, delle nostre aziende, della nostra realtà. Purtroppo è così: e io non ritengo sia corretto, anzi è sbagliato, e tante volte mi sforzo di lasciar parlare i miei dirigenti, di far decidere molto di più le mie persone e a volte lascio decidere anche a loro. Però l’ho detto: faccio un po’ fatica e mi assumo le mie responsabilità in quello che sto dicendo, però non vedo mai o vedo poco questa voglia di imporsi da parte dei collaboratori e da parte dei dirigenti: e questo, per me, è un limite per l’azienda ed è un limite per la persona che se appunto avesse quegli attributi che dicevo prima, potrebbe scalare le gerarchie ed arrivare a crescere e a dare dei risultati molto positivi all’azienda in cui lavora. Però un discorso è la teoria e un discorso è poi la pratica, ma questo è quello che io penso”. (Videoregistrazione amatoriale e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)

    (gmajo) – GATTATICO – Poco o niente calcio, ma tanta imprenditoria negli interventi del presidente del Parma FC Tommaso Ghirardi ieri al seminario “La Decisione” svoltosi al Museo Cervi. Il Pres, che era accompagnato dal fido Mirco Levati, si è scagliato contro gli “yes man”, che sono il vero male aziendale. Continua all’interno

    Chi sono gli yes man contro cui si è scagliato Ghirardi? Come si può leggere nella trascrizione integrale che accompagna ogni video inserito in questo post, l’indice è stato alzato contro quei dirigenti che fanno parte del management aziendale che non hanno il coraggio di contraddire l’imprenditore, “per paura di perdere il posto di lavoro”, o perché troppo attaccati al proprio stipendio, anzi, per usare le parole del Pres: “al denaro e al vivere bene e questo li porta a non avere gli attributi”. Va chiarito che il Presidente stava parlando della sua azienda di famiglia, la Leonessa e non del Parma Calcio, anche perché, a mio modesto avviso, Leonardi, cui è stata data carta bianca, non si è mai tirato indietro, assumendosi sempre in pieno le proprie responsabilità. Naturalmente parliamo di chi sta al vertice della piramide: tralasciamo, in questa valutazione, i gradini leggermente più bassi, ma è bene che tutti sappiano, anche a quei livelli, che a Tommaso piace essere contraddetto, il confronto, chi tira fuori le palle per dirgli: “Ocio stai facendo una cazzata”. Non ci sia timore, dunque, avanti Grilli Parlanti. Sarete premiati. Così, almeno, parlò ieri Tom dinnanzi agli imprenditori suoi colleghi, soffermandosi, tra l’altro, sulla fondamentale importanza del passaggio dalla mentalità imprenditoriale a quella manageriale.
    Il peso della decisione spetta all’imprenditore, ma il management deve fare la sua parte, avendo il coraggio di rischiare proponendo idee in controtendenza a quelle del “padrone”. Ripensando al Parma, mi viene da dire che Tommaso abbia lasciato ampia carta bianca al proprio management, alias a Leonardi, dal suo arrivo (quello del dirigente) fino a qualche giornata dalla fine dello scorso campionato. Dal punto di vista sportivo si potrebbe semplificare facendo coincidere questo momento con l’esonero di Marino dopo Parma-Bari, voluto in prima persona da Ghirardi, ma fatto annunciare a Leonardi, suo strenuo difensore fino a quel momento. Però era da qualche tempo che si vedeva che il Pres sia era ripreso quella visibilità alla quale – con mia sorpresa per come lo avevo conosciuto – aveva rinunziato dall’arrivo di Leonardi, accontentandosi delle briciole, lasciando tutti i riflettori al Plenipotenziario. Definizione, questa, che avevo coniato quando mi appariva evidente una totale e piena responsabilità d’azione conferita all’AD, con una sorta di volontaria rinuncia al proprio ruolo di Ghirardi (che a quei tempi aveva annunziato avrebbe fatto solo il tifoso). La tortuosità della passata stagione ha fatto sì che si registrasse un prepotente ritorno alla ribalta (non solo mediatica) di Ghirardi.

    23.06.2011 – Museo Cervi (Gattatico) – Seminario “Le Decisioni” nell’ambito dell’iniziativa Connessioni di Conad Centro Nord. Intervento di Tommaso Ghirardi. “Al di là del paragone con Kennedi, ma visti i diversi impegni che io ho con il Parma Calcio eccetera eccetera a tante riunioni non partecipo più e sono meno operativo nella parte decisionale di tutte le attività che ho, in maniera tale, appunto, da lasciare più spazio al management di crescere, di imporsi e di mettere in atto le strategie che meglio credono. La soluzione, oggi, è questa, non quello che si fa abitualmente: dunque prendersi i rischi del fatto di non partecipare”. (Videoregistrazione amatoriale e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)

    Il Pres, durante il convegno di ieri, non ha nascosto di essere un decisionista, anche se in azienda (sempre la Leonessa), come Kennedy (l’iperbolico paragone l’ha proposto il moderatore, prof. Giovanni Masino, Docente di Organizzazione Aziendale dell’ Università degli Studi di Ferrara) cerca di essere meno presente alle riunioni operative per offrire “al management la possibilità di crescere, di imporsi e di mettere in atto le strategie che meglio credono”. Tom ha anche specificato, che, oltre a questa precisa volontà, influisce pure la mancanza di tempo per via dei “diversi impegni” che ha “con il Parma Calcio eccetera eccetera”.

    23.06.2011 – Museo Cervi (Gattatico) – Seminario “Le Decisioni” nell’ambito dell’iniziativa Connessioni di Conad Centro Nord. Intervento di Tommaso Ghirardi. “La risposta è molto semplice, anche perché far calcio in Italia oggi vuol dire essere dei folli. Perciò Steven Johnson io l’ho preso alla lettera, perché essere pazzi oggi vuol dire fare calcio. Io, tra l’altro, sono entrato nel calcio subito nel post Calciopoli, perciò l’ho schivata per un pelo, poi adesso è successa “Scommettopoli” e tutte ‘ste cose. Fortunatamente il Parma non è mai stato coinvolto e questo me ne va di orgoglio… Io credo che l’istinto sia alla base di tutto. Io apprezzo molto l’intervento che ha fatto prima il vostro presidente (Marzio Ferrari di Conad Centro Nord, nda): voi andate bene perché siete una cooperativa di imprenditori, questo è il succo del discorso dei tanti ragionamenti che si fanno. Voi alla fine della giornata dovete guardare se avete fatto cassetto, se non lo avete fatto siete incazzati, e il giorno dopo lavorate ancor di più, studiate nuovi prodotti e nuove strategie. E’ questa la vostra forza: poi la spesa l’andiamo a fare tutti e quando si vede che si entra nei vostri centri, c’è sempre un valore aggiunto rispetto a tanti altri che non sono vissuti come vivete voi la vostra realtà quotidiana, 15 ore al giorno all’interno dei vostri, se posso chiamarli supermercati, o negozi. Perciò l’istinto fa parte dell’imprenditore e l’imprenditoria è molto basta sull’istinto: è chiaro che poi bisogna mixarla su delle conoscenze, su delle culture e su degli insegnamenti. Perciò io condivido appieno il mix tra imprenditoria e managerialità, perché è quella associazione che può far funzionare l’azienda. Ripeto: io auspico che ci siano dei manager giovani, che emergano e che abbiano voglia di fare i manager sin da giovane età. Le persone qui di fianco non sono proprio dei ragazzi e sono arrivati a dei livelli di leadership nelle proprie aziende, ma bisogna responsabilizzare anche le persone dai 25 anni in su, perché purtroppo io che ne ho 36 anche se ne dimostro un po’ di più, non trovo mai di fronte a me gente della mia età e questo è molto negativo; mentre invece, girando il mondo — cosa che io ho il privilegio di fare per lavoro fin da quando ero giovanissimo — trovo gente della mia età che sono amministratori delegati, che sono già in vetta a tante aziende, come mi potete confermare voi che sicuramente girate il mondo. Perciò ci vuole un po’ più di determinazione, ci vuole la forza dell’imprenditoria e l’istinto che ci deve appartenere per usarlo sempre di più per raggiungere degli ottimi risultati”. (Videoregistrazione amatoriale e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)

     

    Di Calcio e del Parma, in particolare, si è parlato poco: solo un accenno, nell’ultimo intervento prima dei saluti, quando citando Steven Johnson si è autodefinito folle perché “far calcio in Italia oggi vuol dire essere dei folli. Io, tra l’altro, sono entrato nel calcio subito nel post Calciopoli, perciò l’ho schivata per un pelo, poi adesso è successa “Scommettopoli” e tutte ’ste cose. Fortunatamente il Parma non è mai stato coinvolto e questo me ne va di orgoglio…” Gli ultimi due spunti su due temi che stanno a cuore al Pres: l’istintività (“Io credo che l’istinto sia alla base di tutto. L’istinto fa parte dell’imprenditore e l’imprenditoria è molto basta sull’istinto: è chiaro che poi bisogna mixarla su delle conoscenze, su delle culture e su degli insegnamenti. Perciò io condivido appieno il mix tra imprenditoria e managerialità, perché è quella associazione che può far funzionare l’azienda”) e l’abbassamento dell’età dei vertici della classe imprenditoriale italiana e dei direttori d’azienda: “Auspico che ci siano dei manager giovani, che emergano e che abbiano voglia di fare i manager sin da giovane età. Bisogna responsabilizzare anche le persone dai 25 anni in su, perché purtroppo io che ne ho 36 anche se ne dimostro un po’ di più, non trovo mai di fronte a me gente della mia età e questo è molto negativo; mentre invece, girando il mondo – cosa che io ho il privilegio di fare per lavoro fin da quando ero giovanissimo – trovo gente della mia età che sono amministratori delegati, che sono già in vetta a tante aziende”. E possibilmente niente yes man… Gabriele Majo

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    Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

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