LEONARDI VS COLOMBA. MAJO: “PER ME E’ SCONTRO ISTITUZIONALE”

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    Il commento a caldo del direttore di stadotardini.com dopo la conferenza dell’AD crociato nella quale egli ha spiegato di aver disertato il Tardini nella gara contro il Cesena di ieri come segnale di dissenso per la mentalità sbagliata della comunità crociata in occasione della sconfitta di San Siro
    majo(gmajo) – Doverosa premessa per il lettore. Quello che seguirà sarà un commento alle parole di Leonardi, non tanto una cronaca di quanto da lui pronunciato durante l’improvvisata conferenza stampa delle 13 al Tardini. Visionando i filmati amatoriali (precedentemente pubblicati) dei 30 minuti di intervento chi lo desidererà potrà verificare, ascoltando direttamente la voce dell’amministratore delegato, quanto fedele possa essere stata la mia interpretazione del “leonardese”. Perché anche se non lo ha detto chiaro e tondo era piuttosto percepibile che il primo destinatario del suo malcontento, quello che lo ha spinto a disertare ieri per la prima volta la visione dal vivo del “suo” Parma al Tardini, era l’allenatore Franco Colomba, che già dopo la gara di San Siro poteva essere identificato come indiziato numero uno del suo disappunto. Il vero motivo, dunque, dello sciopero del tifo di ieri di Leonardi (al Tardini, perché come i Boys col Chievo, per altre motivazioni il suo cuore ha lo stesso palpitato altrove per la comune causa crociata) non era tanto legato al mancato ritiro per l’ammutinamento dei calciatori che s’erano rifiutati di andarci, quanto alla mentalità sbagliata dimostrata tre giorni prima, per cui certe partite le si danno già per perse prima ancora di averle giocate.
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    In apertura del suo intervento il dirigente ha subito tenuto a chiarire che mai come ora si sente il direttore del Parma, anche per sgombrare il campo dalla ridda di voci che lo volevano addirittura dimissionario, dopo essere stato nei fatti contraddetto sulla questione clausura del venerdì sera. I giocatori, infatti, secondo le ricostruzioni giornalistiche, avrebbero ottenuto l’ok dal presidente in persona per stare con le proprie famiglie piuttosto che ritrovarsi insieme per esasperare le tensioni. In proposito Leonardi ha solo specificato di non sentirsi un maniaco dei ritiri a tutti i costi. Del resto non è forse lui, Leonardi, il profeta del calcio moderno e propositivo? Appunto i ritiri appartengono all’archeologia del calcio. Il fatto è che, nonostante l’evidente fallimento del progetto Marino, il Plenipotenziario (dunque non esautorato) rimane ancora un fervente sostenitore di un certo tipo di calcio tutt’altro che sparagnino, tale per cui i tre punti si possono fare a casa di tutti (o meglio, tentare di fare a casa di tutti), incluso il Milan, perché, come aveva già detto a caldo dopo il deludente 4-1 del Meazza lui è stufo di fare queste figure, se no tanto vale che domenica non andiamo neppure all’Olimpico e anziché star qui a parlare di calcio potrei darvi qualche buon indirizzo dove andare a mangiare a Roma, se il film che dobbiamo andare a vedere è il solito, dal momento che la Lazio di questi tempi pare imbattibile. E’ giusto specificare che Leonardi ha parlato all’intera comunità, senza cavillare su componenti e percentuali, ma che si riferisse soprattutto a Colomba a me è parso manifesto in diversi passaggi: sempre nelle fasi iniziali dell’orazione, infatti, egli ha ricordato come anche in passato, a proposito di errata mentalità, già non aveva risparmiato critiche a Guidolin e pure a Marino. In realtà di critiche a Marino non ne ricordo tante, mentre ricordo alla perfezione che la prima delegittimazione pubblica di Guidolin avvenne sempre nella mix zone di San Siro, tre stagioni or sono, quando si lamentò dopo la sconfitta dei nostri, nonostante il capolavoro tattico dell’attuale guida tecnica dell’Udinese, che per 70’ aveva infilato la museruola ai nerazzurri di Mourinho, capaci di passare solo grazie a prodezze personali dei propri fuoriclasse. Dopo aver letto le parole di Leonardi di dopo Milan-Parma di mercoledì scorso avevo pensato ad una sorta di riedizione della delegittimazione, stavolta ai danni di Colomba, che stando ai pissi pissi bao bao di coloro che vantano maggiori frequentazioni con il Manovratore rispetto alle mie, non sarebbe il suo tipo di allenatore ideale, tra l’altro non avendolo scelto lui. Verso la fine della conferenza (vedesi parte finale del terzo filmato), Leonardi, a proposito di Colomba, ha speso le seguenti parole: “Sono orgoglioso di avere un allenatore dall’onestà fuori dalla norma,e anche dal punto di vista del risultato non mancherò mai di ringraziarlo per quello che ci ha determinato l’anno scorso e per quello che è in parte l’inizio di quest’anno, però vorrei mandargli un messaggio, già glielo ho detto, ma lo ripeto qui: Noi vogliamo stupire. Siamo un pochino ambiziosi, ma non siamo presuntuosi. Quanto meno vorremmo non andare sconfitti in partenza. Non mi sta bene…”. Qui, a mio avviso, necessita un distinguo tra parole e fatti, perché se ci limitiamo alle prime, Colomba, prima della gara con il Milan, se ne era uscito in conferenza stampa con una frase il Leonardi style, quella per cui i tre punti in palio con i rossoneri sono tre punti che valgono tanto come con il Cesena, il Napoli, o l’Atalanta. Dunque la sua volontà non era quella di andare a Milano a far la vittima sacrificale e lo ha espresso a chiare parole alla vigilia. Se invece badiamo ai fatti, Colomba – fino qui accusato di immobilismo, soprattutto da quei giornalisti che vantano uno stretto rapporto con l’establishment – ha attuato un turn over, magari leggero, ma che prevedeva, ad esempio, l’esclusione eccellente di A. Lucarelli (peraltro diffidato, col timore di perderlo per la sfida salvezza con i concorrenti del Cesena), con il simultaneo lancio di un paio di giovani (Feltscher e Nwankwo). Tornando alle parole, ieri, dopo la conferenza, Colomba che ha insistito molto sui concetti di calma, tranquillità, equilibrio e serenità (aspetto non passato inosservato all’AD che oggi ne ha fatto menzione), ha anche detto che era contento che avesse dato i frutti sperati il turn over nella partita che contava, alias quella con il Cesena. E anche la pronta risposta di ieri alla mia domanda sull’assenza di Leonardi, “sarà per la cabala”, puzzava un po’ di irriverenza verso il diretto superiore. Se da una parte Leonardi ha ragione nel dire che non si possono fare tabelle di partite da vincere a tutti i costi ed altre che si possono perdere senza neppure giocarle, dall’altra, secondo me ha sbagliato a creare uno scontro “istituzionale” con l’allenatore – di fatto delegittimato dopo l’arringa di poche ore fa – e ad aver palesato in modo plateale il suo dissenso con la rumorosa assenza di ieri. Quando si fa parte di una squadra tutte le componenti debbono remare nella stessa direzione, senza personalismi, mentre mi pare di intravvedere ancora una volta, come lo fu all’epoca della avversione a Guidolin, degli eccessivi perniciosi personalismi dell’AD verso il tecnico. Occhio: l’abbiamo già pagata cara altre volte, non credo sia proficuo ripetere all’inverosimile gli stessi errori. Durante la sua dissertazione Leonardi ha chiarito di aver agito con il beneplacito del presidente, preventivamente informato di quello che stava per fare (da inizio video 2: “Non ho agito in autonomia, perché condivido totalmente, qualsiasi minima mossa, con il nostro Presidente, per cui anche lui era totalmente d’accordo di mandare un messaggio in un certo modo”). Assenso che mi pare piuttosto curioso e che non converge con gli indizi raccolti circa un suo disappunto. Certo nel motivare la sua assenza Leonardi è stato abile nel portare il Pres dalla sua, facendo sua l’ambizione del Pres, che poi è la sua stessa ambizione (attenzione, sempre, al sottile confine tra ambizione e presunzione), quella cioè di volere dalla presente stagione qualcosa di più – almeno nella volontà – rispetto alla sola salvezza. E’ vero che in questa stagione, come lui stesso ha ricordato, Leonardi non ha più il motto dei 40 punti e la lavagnetta nello spogliatoio come il primo anno su cui scrivere quanto manca alla meta, però spesso ha ribadito il concetto che la presente sarebbe stata una annata difficile, gettando acqua sul fuoco dei facili entusiasmi dopo la recente doppietta di vittorie e prima ancora in estate (lo ricordo bene dopo il torneo di Salso). E anche Michele Angella di Teleducato non ha esitato a dirgli: ma allora ho ragione io quando dico che questa squadra è stata costruita per qualcosa di più per la salvezza. E pure Piovani nei giorni scorsi si era meravigliato per il nervosismo eccessivo per una squadra che comunque aveva fatto 9 punti in 8 gare. Insomma, come nell’ultimo anno di Guidolin, io vedo una pericolosa frattura tra proprietà e dirigenza verso l’allenatore e il processo di delegittimazione è partito da San Siro proprio come quella volta. Pur commettendo degli errori, che anche noi abbiamo rimarcato, pur nel pieno rispetto della persona e del professionista, l’allenatore non può essere così tirato per la giacchetta. Gli antipatici alti e bassi nel rendimento della squadra disturbano tutti, compreso la “comunicazione” e i tifosi, e penso che siamo tutti d’accordo nel ritenere questo un problema di mentalità, di atteggiamento e che ci sia da crescere. Ma non sono affatto continuo che la medicina giusta siano questi atteggiamenti plateali di rottura, che finiscono per annebbiare le idee di chi poi in campo ci deve andare. E, come scriveva stamani Grossi sulla Gazzetta di Parma, non tutti gli avversari si chiamano Cesena. E’ nostro dovere di cronisti ricordare come non sia vero che il Parma, finora, ha fatto una pessima figura con tutte le grandi: infatti ha vinto, tra lo stupore di tutti, al San Paolo (pochi giorni fa, non una vita!) campo difficile come il New Delle Alpi, o il Franchi di Firenze, o San Siro. La sfuriata del Meazza dell’Ad, come la sua assenza di ieri, a me è parsa fuori luogo come del resto la fu quella di qualche anno fa, ai tempi di Guidolin, oggi ricordata dallo stesso Leonardi. Ho insistito nel rimarcare le sue divergenze di vedute con l’allenatore perché mi sono parse quelle più evidenti dell’esternazione di oggi, anche se agli stessi giocatori Leonardi aveva da muovere rilievi, così come alle altre componenti della Community Parma. Se penso a parole “di rinunzia” prima di una gara, non mi vengono certo in mente quelle di Colomba pre-Milan,quanto piuttosto quelle di Zaccardo pre-Cesena, quando disse che tutto sommato, essendo una diretta concorrente, poteva anche star bene dividere la posta in palio, perché l’importante era non perdere. Tra l’altro, poi, Zaccardo, ieri, sarebbe stato tra i migliori in campo dei crociati, a dimostrazione che non sempre le parole della vigilia rispecchiano poi i fatti in panchina. Durante la sua orazione Leonardi ha avuto un pensiero anche per gli obiettori della tessera, alias i Boys), quando ha affermato: “Già ci hanno tolto i tifosi in trasferta, se poi si va a San Siro con la mentalità sbagliata…”. Gabriele Majo

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    Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

    1 commento

    1. Io quello che non riesco ancora a capire è come mai Marino è stato difeso fino all'ultimo con risultati imbarazzanti e a colomba gia gli stanno tirando le orecchie?tutto sommato con la vittoria contro il Cesena il parma è in una discreta posizione di classifica,sinceramente io ci avrei messo la firma per una classifica del genere.
      Senza dubbio alcune scelte di Colomba sono molto discutibili tipo la panchina di Crespo che tutto sommato ad inizio campionato sembrava molto in forma forse piu dell'anno scorso (vedi la doppietta contro il grosseto)il risultato?un giocatore che domenica è entrato in campo con il morale sotto i piedi,un vero peccato.
      Secondo me ce da stare tutti un pochino piu tranquilli e sereni.
      Puntare di piu sul legame città-squadra.
      Umiltà e Passione sono due parole che si possono usare come base per creare qualcosa di importante.
      Ciao

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