L’OPINIONE (IN RITARDO) DI MAJO DOPO PARMA-VERONA 0-2: “IL PARMA ANNI ’90 HA COSTRUITO LA SUA EPOPEA SULLA COPPA ITALIA…”

5
5

Archimmagine -007(gmajo) – Scusate il ritardo: non era mia intenzione snobbare, come fanno in troppi, compresi i nostri eroi, la Coppa Italia, anche se di fatto ho finito per farlo, dando vita a questa composizione in colpevole ritardo rispetto allo svolgimento dei fatti. Come giustificazione arreco quella di aver voluto puntare parecchio, ieri, sulla intervista esclusiva che ci ha concesso il neo Commissario Straordinario del Comune di Parma Mario Ciclosi a proposito dell’ordinanza proibizionista sul consumo degli alcolici in occasione delle gare disputate all’Ennio, e sulla nostra pazza idea derby benefico (interessante la sua benedizione, considerato che è un Prefetto) con la Reggiana, che ha suscitato, tra l’altro, l’interesse delle due tv locali (Tv Parma e Teleducato) che l’hanno ripresa nei propri TG di ieri sera, e di alcuni altri siti internet (come parmaoggi.it e sportparma.com). Non posso, però, sottacere il mio disappunto per l’iniqua interpretazione della gara da parte dei calciatori crociati, i quali non hanno certo onorato il Torneo della Coccarda, competizione dalla quale partì l’epopea del Parma di Scala.

Continua la lettura all’interno

Come ho avuto più volte modo di dire il paragone con il Parma degli anni ’90 spesso viene tirato a mano a sproposito: basti vedere, per capire, l’atteggiamento delle tifoserie “affamate” di serie A o di gloria come quelle recentemente incontrate negli ultimi giorni, tipo quella genuina del Novara i cui giocatori, spronati da un tecnico mordace, lottano con i denti per mantenere quella appena conquistata, o quella del Verona, che sogna il doppio balzo dalla Lega Pro alla A, dopo una marcia trionfale scandita de sette successi consecutivi, incluso quello ai nostri danni, dei loro beniamini. Quelli di Settore Crociato, amanti della storia e conoscitori dell’universo ultrà, non a caso hanno parlato di doppia ripetizione (o se preferite lezione) serale, quella sul campo rivolta ai calciatori, l’altra quella, quella dagli spalti, rivolta agli ex gemellati. E sì, perché a metà anni ’80, complice una trasferta in treno sul medesimo convoglio, sulla stessa tratta ferroviaria, gli uni verso Carrara, gli altri verso Pisa, gli allora capostipiti dei Boys Parma 1977 e delle Brigate Gialloblu (o gialloblò come pronunziano loro) si fiutarono e capirono, pur nella diversità, di pensarla allo stesso modo, dando vita ad un gemellaggio poi sciolto anni dopo, per via di una zuffa nella nostra Nord di costoro con i cesenati, che all’epoca pure avevano vincoli di parentela con i nostri ultrà, dopo la quale ognuno rimase per sé e Dio con tutti. Proprio al fine di far entrare lo storico striscione delle Brigate (“movimento – ci insegna il didascalico Settore Crociato – sorto il 30 novembre 1971 e sciolto vent’anni fa sempre in novembre, perché preso di mira dalle indagini delle forze dell’ordine magistratura”) l’altra sera all’Ennio c’è stato uno sfondamento da parte di alcuni ultrà della città di Romeo (sia l’arbitro “amico” di Morrone, sia lo spasimante di Giulietta, tanto per citare una battuta dell’articolo pocanzi pubblicato in cui replicavo a tale Rocco M. che vorrebbe lo stadio fuori città, come ha scritto in una lettera che la Gazza stamani gli ha pubblicato), peraltro regolarmente in possesso del biglietto tant’è che gli steward lì nei pressi hanno visto poi qualcuno tornare indietro per passare attraverso il tornello, obliterando il tagliando dicendo: “Caso l’ho pagato…”. Poi che fossero proprio tutti tutti paganti (specie quelli visti arrivare in ritardo) mi balla un occhio, ma pazienza… Certo, a proposito di occhio, era uno stupendo il colpo (d’occhio) di quel settore ospiti così gremito dai professori del tifo dell’Hellas. Narra la leggenda, infatti, che gli ultrà scaligeri, ai loro albori, andassero a registrare nella indiscussa patria del pallone (l’Inghilterra), con rudimentali magnetofoni, i cori da stadio dei tifosi locali, per poi rieditarli in Italia. Sarebbero stati loro i primi, infatti, a lanciarne tantissimi, poi mutuati da diverse altre curve italiane, inclusa la Nord del Tardini. L’interpretazione di alcuni classici, infatti, anche l’altra sera appariva all’orecchio dell’ultrà nostalgico e preparato, differente e più curata rispetto a quella sbrigativa degli abituali imitatori. Roba da orecchio fino, un po’ come quello del sensibile Marco Balestrazzi di Tv Parma, il quale, secondo quanto riferito nel suo servizio andato in onda nel TG di ieri, 30 novembre, avrebbe udito, al termine del match,intonare canti di chiaro stampo fascista, tipo Faccetta Nera. Né io né altri miei collaboratori siamo in grado di confermare, non avendoli percepiti, ma Balestrazzi è ben più giovane di noi e non audioleso. Scusate la lunga digressione sul tifo, ma meglio pensare a questo piuttosto che alla sciagurata rappresentazione degli attori sul palcoscenico. Stesso concetto che avevo espresso dopo Novara, ricorderanno i lettori più fedeli: le similitudini, infatti, tra le due prove, sono notevoli. Sia per le stecche dal campo, sia per l’entusiasmo (altrui) sugli spalti. A ben guardare, però, le due formazioni mandate in campo da Colomba, nelle due ravvicinate occasioni, erano piuttosto diverse tra loro: segno che il malessere, ci si augura passeggero, che sta colpendo i crociati è comune sia alle prime linee scese in campo al Piola, che alle seconde che hanno umiliato il Tardini. Non mi trovo d’accordo con chi (anche tra coloro che hanno postato delusi commenti sul blog) reputa queste ultime non all’altezza delle altre: io rimango dell’avviso che l’attuale organico crociato in generale – titolari e riserve – sia all’altezza della missione loro richiesta all’inizio, cioè salvarsi senza eccessivi patemi); se poi l’ambizione del “Ghileo” che vuole stupire ha mutato il patto d’ingaggio col tecnico e coi giocatori cammin facendo perché l’appetito vien mangiando, è un altro discorso. Cioè se si tratta di centrare l’obiettivo della Europa League (a che pro, poi, se le Coppe spesso sono considerate, quando si tratta di giocarle, un accidente o una rottura di scatole?) probabilmente ci vorrebbe qualche prima donna in più, ma se si tratta solo di non andar giù di prime donne, per me, ce ne sono anche troppo. Basti pensare all’attacco, dove persino uno come Crespo ha un po’ fatto (sia pure giustamente) le bizze perché non gioca sempre, immaginarsi se si trattasse di aggiungerne ancora qualcuna in più, considerato anche Palladino, il quale l’altra sera non mi è dispiaciuto, benché abbia sentito in giro opinioni contrarie. Palladino, secondo quanto aveva svelato Cervi l’altra sera a Bar Sport, si sentirebbe pronto da tempo, ma Colomba gli direbbe tà bòn che arriva il tuo momento: a mio avviso ha dimostrato che di questi tempi potrebbe benissimo supplire alle latitanze di Giovinco, svogliato pure nei minuti finali contro l’Hellas. Aggiungere un ulteriore attaccante potrebbe essere deleterio, secondo me, a livello di rapporti all’interno dello spogliatoio. Una volta che Floccari sarà guarito, chi gli dice che deve star fuori per far giocare Quagliarella. Suvvia, siamo realisti: mica tifiamo il Milan o la Juve o il Barcellona o il Real ! E lo stesso lo pensi anche chi primeggia tra i tifosi e non lesina esternazioni pesanti e destabilizzanti per l’ambiente. Altro che prendersela, poi, coi giornalisti… La continua delegittimazione di Colomba non può che portare ad ulteriori nefasti effetti collaterali. Che poi questi (nel senso di Colomba) talora sbagli, sia nelle scelte (vedi a Novara il cambio Pellè-Zè Eduardo) sia nelle esternazioni (meglio stendere un velo pietoso sulla conferenza post eliminazione), è un altro discorso, ma insistere oltremodo con i concetti di “mentalità troppo provinciale” non ci porta da nessuna parte. Anche perché se si trattasse di una “mentalità provinciale” sana non avremmo di queste cadute,di queste umiliazioni, per mano di chi è provinciale ed umile. Il Parma, anzi, al contrario, è arrogante e supponente nel suo snobbare gli avversari di piccolo cabotaggio con prove che fanno stizzire (giustamente) i propri sostenitori. Indipendentemente – come purtroppo dimostrato dai fatti – che giochino le prime scelte, o chietor. Anzi che proprio questi ultimi abbiano la puzzetta è ancor peggio. Il Parma, ad onta degli ordini dei vertici, dovrebbe appunto avere quella sana mentalità provinciale, che faccia mordere gli avversari sempre (“il cane deve essere sempre cane”, come ha detto, giustamente, Colomba rispondendo ad una nostra domanda alla ripresa dei lavori dopo la sconfitta col Novara e prima di quella col Verona) e non solo se di rango (quando gli riesce). Oltraggiare, come è stato fatto, la Coppa Italia, significa mancare di rispetto alla propria storia: il Parma (quello di Scala, quello che viene sempre tirato a mano come esempio, ma poi nei fatti ben poco imitato) ha costruito la sua leggenda negli anni ’90 partendo appunto dalla conquista di questo Trofeo (non a caso finito ben tre volte in bacheca, dunque il più “conquistato”) cui sarebbe seguita la magia di Wembley, con la vittoria nella finale di Coppa delle Coppe, torneo cui gli allora Leoni ebbero diritto di partecipare appunto quali vincitori della Coppa Nazionale. Bistrattare la Coppa Italia significa non rispettare il Parma migliore di sempre. Il più imitato, ma mai raggiunto. Gabriele Majo

Articolo precedenteIO, NON FRATELLO DI ROCCO M.
Articolo successivoPALETTA: “IN GUERRA COL PALERMO PER FARE DEI PUNTI…”
Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

5 Commenti

  1. Egr. Majo, non si preoccupi se i suoi commenti non riescono sempre ad essere pubblicati in tempo: lo spazio che mette a nostra disposizione é già un servizio prezioso e gli articoli di approfondimento offrono sempre spunto per formarsi un'opinione di alto livello; il confronto con i suoi editoriali risulta proficuo anche se questi vengono offerti con qualche ora di latenza e direi che, anzi, il poter riflettere con un certo distacco temporale su determinati eventi ne aiuta una lettura piú critica. Dato abbondante spazio a tale necessaria captatio benevolentiae devo arringare su un mio storico cavallo di battaglia che mi vede da tempo in prima linea sul forum della GdPonline, non prima peró di dissentire dal suo appunto pro-coppa Italia. Credo infatti che con i tempi che corrono l'atteggiamento di Colomba sia di un sano pragmatismo, nel non voler disperdere forze vitali in competizioni che potrebbero distogliere energia e concentrazione dal primario obiettivo -una salvezza tranquilla in campionato- senza dimenticare il rischio di infortuni insito in ogni partita. Ma veniamo all'argomento che piú mi sta a cuore: spesso lei torna a suonare il tasto della presunta immoralità nel richiedere un nuovo attaccante e quello dell'inopportunità nell'avere troppi galli nel pollaio -necessariamente poi difficili da gestire-. Confesso di trovare le motivazioni della sua opinione sempre assolutamente condivisibili ma non per questo ho cambiato idea a riguardo. Chi infatti impedisce di acquistare un nuovo attaccante senza gravare ulteriormente il monte stipendi complessivo della squadra? Si tratta infatti di cedere qualche altro attaccante, rinnovando il parco giocatori in quel reparto che si é ampiamente dimostrato cronicamente sterile. In questo modo non ci sarebbero piú troppi galli nel pollaio. Se non affrontiamo il problema della mentalità alla radice (cambiando cioé i giocatori) difficilmente ci riusciremmo altrimenti (persuadendo cioé quelli attualmente presenti ad essere vincenti): vincenti infatti si nasce, non si diventa. Cordialmente, Parmigiano.

  2. Buonanotte Parmigiano, data l'ora non mi perderò nella captatio benevolentiae ed andrò al sodo: non mi trovo d'accordo sul supposto pragmatismo di Colomba che secondo Lei avrebbe voluto non far disperdere ai suoi energie e concentrazione nella coppa Italia, per mantenerle per il campionato. Già ai tempi di Cinquini (2004-05) che se la prendeva con Carmignani reo di puntare troppo alla Uefa (arrivammo in semifinale con dei ragazzini…) mi schieravo dalla parte del tecnico: ma per la coppa Italia come si può pensare che una competizione (peraltro con una partita ogni 3 mesi !) possa risultare così fatale per la concentrazione o un dispendio di energia per una rosa di 30 giovanotti. Non esiste al mondo. Non troviamo alibi. Scala (anche se era 20 anni fa) vinceva in Italia e in Europa con gli stessi 14 giocatori (a dir molto) in Italia e in Europa. Ora con 30 ci facciamo delle s. mentali per una partita disputata a fine agosto e un'altra a fine novembre? Diverso sarebbe per una competizione tipo la Champions la cui quantità e la qualità degli impegni richiede comporta un notevole dispendio di energie. Ma non certo la Coppa Italia…
    Sul discorso attaccanti: giusto oggi (anzi, ieri, ormai) è tornato nel gruppo Floccari. Avendo quest'ultimo già pagato dazio con gli infortuni si presume che possa guidare da titolare l'attacco crociato fino a fine stagione senza dover inseguire altre chimere. Che Crespo rimanga non sono affatto convinto, al di là delle interpretazioni date alle sue parole di colleghi "ottimisti": lui non ha affatto garantito di rimanere, se lo si ascolta bene. Non tanto per volontà sua, ma della società. Pellè sta bene all'allenatore perché si sacrifica per la squadra e perché fa segnare Biabiany e Giovinco: dunque giova al suo progetto tecnico; Palladino per me meriterebbe, adesso, di prendere il posto della Formica svogliata (così si guadagna i ricchi emolumenti che percepisce, essendo sul podio dei più pagati): proprio non c'è spazio per nessuno. Né credo sia giusto cambiar tutto a metà strada. So perfettamente che non la convincerò mai, né Lei, peraltro, convincerà me. Io non avrei preso neppure Floccari (in estate) per vedere cosa succedeva con gli altri fino a gennaio e poi, semmai, ingaggiare lui o un altro di simil valore nel mercato invernale. Adesso un ulteriore arrivo sarebbe un surplus.
    Il problema della mentalità vincente, infine, per me non sta nei giocatori. O solo nei giocatori. Servono idee chiare e certezze. Senza quegli "squilibri" tipici dei tifosi umorali in chi sta al timone. Il povero Colomba è come l'allenatore del pallone: un giorno lo prendono per un eroe, un giorno per un co… (anche se nella pellicola si trattava di un co… fisico…). Come ho detto anche a tuttopalermo.net il Parma deve avere la mentalità da provinciale: attaccarsi ai garretti altrui, mordendoli. Non avere quella presunzione e quella puzza sotto il naso all'origine delle ultime debàcle. Cordialmente Gmajo

  3. Buongiorno Majo, concordo con lei che é meglio passare subito al sodo al di là dell'orario (nel mio precedente commento comunque quando parlavo di necessaria captatio benevolentiae mi riferivo al fatto che le mie note di merito nei suoi confronti erano dettate solo dalla mia convinzione e non da alcun dettato di oraroria) e le confesso che la mia linea difensiva nei confronti di Colomba nasce a posteriori. Intendo dire che, sovente, per giustificare eventi negativi del campo da troppo facili e scontate polemiche nei confronti dell'allenatore (anch'esse, si badi bene, esternate "post hoc") si raffazzona una lettura debole come quella che ho fatto io (la Coppa Italia vista cioé come inutile intralcio al campionato). Non voglio ammettere chissà quale colpa, dico semplicemente che Colomba merita una difesa d'ufficio, cosa che ho già avuto modo di fare anche stamane nella risposta alla lunga lettera aperta del Sig. Matteo C. Per quanto riguarda il fatto che né io né lei riusciremo mai a convincerci a vicenda non sarei poi cosí pessimista: per quanto mi riguarda infatti il confronto con le idee di altri tifosi mi arricchisce parecchio e la formula dialogica di Stadiotardini.com stimola al massimo l'evoluzione del mio pensiero da monoreferenziale a confrontato e, per questo, vagliato nel bene e nel male dal giudizio altrui. Attendiamo dunque l'evolversi degli eventi e guardiamo se il nostro attacco saprà asciugare le proprie polveri da qui al sempre piú vicino mercato di gennaio, non a caso soprannominato dagli addetti ai lavori "mercato di riparazione". Cordialmente, Parmigiano.

  4. Buondì Parmigiano. Concordo che il dialogo sia la migliore forma di comunicazione, del resto il blog, creato un po' (forse troppo) a mia immagine e somiglianza lo rappresenta bene. Non è dunque una questione di pessimismo, quanto di radicate convinzioni. Io ho quella che non è necessario investire ulteriori risorse per un ulteriore attaccante, lei, invece, sarebbe per il totale rinnovo di chi ha le polveri bagnate (magari senza spendere, ma permutando). Io non sono dell'idea di cambiare tanto per cambiare, perché a metà stagione non sempre ti può riuscire alla perfezione un trapianto come quello di Amauri un anno fa. Pensiamo, ad esempio, ai clamorosi fallimenti di C. Lucarelli e del primo Crespo, quello arrivato a gennaio, che riuscì a segnare solo un gol per la clemenza del portierino del Livorno, il quale all'ultimo minuto, dell'ultima giornata si scansò, per far entrare finalmente in rete il pallone. Il mio, poi, è un ragionamento etico: mi piacerebbe che la piccola nicchia dei miei lettori non si esaltasse sognando grandi nomi di campioni legati al Parma, ma gioisse di operazioni virtuose, le quali possano, in tempi di difficile congiuntura, essere alla base di una continuità economico-gestionale del club. Cordialmente Gmajo

  5. É vero Majo, sono ancora troppo legato al ricordo dei grandi campioni al Parma per rassegnarmi all'umiltà richiesta dal nuovo corso che lei giustamente predica incessantemente. Uno stile sobrio e una gestione parsimoniosa delle risorse economiche della società infatti garantiscono al progetto Parma quella continuità tanto nominata quanto agognata. Proveró anch'io dunque a conformarmi alle sue direttive a riguardo perché mi sembra la linea piú saggia che si possa adottare. Prima di chiudere definitivamente il discorso del nuovo attaccante a gennaio peró mi tolga un'ultima curiosità, dal momento in cui lei stesso ha ammesso che l'affaire Amauri é stato brillante e vincente: per qual motivo dobbiamo accettare un Palladino dal sontuoso ingaggio senza poter bramare che al suo posto ci sia proprio Amauri, dal momento che quest'ultimo ha una mentalità vincente provata, é capace di trasmetterla all'ambiente e a gennaio troverà sicuramente una sistemazione definitiva? Da una parte si predica umiltà, dall'altra si spende esageratamente ed é per questo che non riesco ancora a rassegnarmi del tutto alla sua impostazione virtuosa e prudente: affiché questa sia realizzata infatti occorre che d'ora in poi ogni ingaggio si ridimensioni e che il discorso della sobrietà valga per tutti, altrimenti non si puó poi impedire ai tifosi di sognare l'arrivo del "top player" a costo di svendita, come sarebbe appunto quello di Amauri. La tifoseria infatti va educata a parole e a fatti, non crede? Cordialità, Parmigiano.

Comments are closed.