A BAR SPORT I BOLOGNESI CI INSEGNANO COME SI COMPORTANO I NOBILI DECADUTI

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Lezione di umiltà impartita dal cantante Mengoli e dal giornalista Bortolotti ospiti del salotto di Tv: “Sia a Parma che a Bologna – ha affermato il portiere della Nazionale Cantanti – dobbiamo accontentarci di poter vedere gli Ibra e quelli che vanno per la maggiore. Consapevoli che già ci va bene così perché ci sono importanti città metropolitane in cui la A è solo la prima lettera dell’alfabeto e non la massima serie, come Bari, Foggia, Genova sponda Sampdoria”.

Paolo Mengoli, in una posa alla Morandi a Bar Sport stadiotardini com(gmajo) – Visto che il derby non si è giocato sul campo, la redazione di Tv Parma ha pensato di farlo disputare nei propri studi ospitando a Bar Sport una piccola colonia bolognese, con il cantante Paolo Mengoli, il quale in città vanta degli affetti importanti, secondo quanto ci ha riferito il Gossip Writer, per un istante destatosi dal suo letargo invernale, e il giornalista Alberto Bortolotti, volto assai conosciuto ai telespettatori del capoluogo regionale quale conduttore di trasmissioni tv, nonché vice presidente dell’Ussi, l’Unione Stampa Sportiva Italiana. Al loro fianco un bolognese acquisito, Guido Schittone, nostro affezionato lettore, che salutiamo volentieri da queste colonne visto che ultimamente dal vivo ci vediamo un po’ meno, salvo alle partite, e un neutrale, diciamo così, essendo veneto di origini, il Giovinco dei giovani giornalisti sportivi Alberto Rugolotto, alla seconda convincente presenza da opinionista nel salotto di cui sono padroni di casa Monica Bertini e Giuseppe Milano. I bolognesi avevano il compito di fronteggiarsi con i parmigiani (Piovani, Bellè, Frigeri cui si era aggiunto per l’occasione anche Enrico Campari, che ha presentato, per la gioia dello Schitto un modellino di auto crociata in fibra di carbonio che ha iniziato il suo tour benefico proprio dagli studi di Tv Parma.

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Come hanno ricordato quei mattacchioni dal camper – su cui ieri era salita Miss Culatello che aveva un po’ stimolato l’appetito di Mengoli, anche se lei avrebbe invitato volentieri sulla roulotte motorizzata il “concorrente Morandi” (“Lui non ce la fa a salire sul camper”, ha sancito lo storico portiere della Nazionale Cantanti) – l’unico derby rimane uno solo, quello con la Reggiana. Noi di stadiotardini.com avevamo provato a lanciare l’idea di organizzarne, dopo 15 anni dall’ultimo ufficiale, almeno uno amichevole a scopo benefico, ma al di là del parere favorevole di qualche istituzione ed appassionato non ci si è mossi per il palese disinteresse dei primi che dovrebbero essere interessati. Cavalca ha fatto i complimenti alla Bertini, perché suo marito Giovanni La Camera (a distanza di mesi dalle nozze i video filmati amatoriali e le foto, altrettanto amatoriali pubblicati da stadiotardini.com, continuano a contare diversi clic), calciatore del Benevento era tra i titolari (anche se non tra i marcatori) della formazione campana che ha espugnato il Giglio domenica scorsa battendo la Reggiana per 2-0. Ma anche il derby dell’Emilia giocato nello studio televisivo non è stato dei più accesi, ma direi pure all’insegna del fair play, pur se non “combinato come quello sul campo”, così come è parso a quell’impertinente di Cavalca, sulle cui dichiarazioni l’ufficio inchieste potrebbe aprire una indagine. Prendendo spunto dalla condizioni meteo di domenica scorsa a Bologna, particolarmente favorevoli, c’è stato chi negli studi ha valutato l’andamento della partita come se fosse stata l’ultima del ritorno e non già dell’andata . Sempre all’insegna della combine, Mengoli, il quale peraltro aveva avuto l’orgoglio di puntualizzare che le parate di Pavarini sono state più numerose e più impegnative di quelle di Gillet, per dire che ai punti avrebbero meritato i rossoblù, ci ha generosamente promesso i tre punti nell’ultima giornata qualora ne avessimo bisogno. Sperando, forse, di ricevere analoga promessa dai nostri in caso di bisogno loro. Del resto ultimamente il Parma non è che abbia giocato al dall’Ara partite da derby o alla morte con i rossoblù (la tradizione consolidata di certi 0-0 lo dimostra), e anche questo dettaglio può aver fatto sì – ne ha accennato Piovani – che il derby fosse all’acqua di rose anche sugli spalti laddove dei nostri se ne contavano davvero pochi. Forse più di quei 50 stimati ieri da Paolo Grossi della Gazzetta di Parma, ma forse anche meno dei 150 partiti coi tre pullman (2 del CCPC + 1 del Petitot) e le varie macchine private al seguito. C’è stata anche la problematica di quella 40ina di non tesserati gialloblù rispediti a casa (c’era forse chi si era ringalluzzito per essere riuscito ad entrare a San Siro senza tessera) perché pur essendo in possesso del ticket non avevano appunto la tessera: dell’argomento ha accennato qualcosa Giuseppe Milano, dopo che era arrivato un messaggio che chiedeva come mai non se parlasse. Il conduttore di Bar Sport ne ha approfittato per reclamizzare – a parte gli spot con protagonisti calciatori, vecchie glorie e giornalisti – la raccolta firme dei Boys tesa a far riaprire i settori ospiti anche ai non tesserati, magari devolvendo il ricavato in beneficenza. Sul tentativo di ingresso degli obiettori della tessera al Dall’Ara vi rimando a un successivo articolo di riflessione che ho in animo di comporre, spiegando che per queste bravate i primi (e forse gli unici) che ci rimettono sono i tabaccai che scientemente, o meno emettono i biglietti a chi non ne ha diritto. Sono infatti loro l’anello debole della catena, come avevo raccontato un anno fa nell’articolo Il baco del sistema, dopo che diversi doriani erano riusciti ad acquistare senza tessera, un certo numero di biglietti in una tabaccheria di Parma, che poi ha avuto i suoi guai (tant’è che non fa più parte del circuito). I due bolognesi, ma soprattutto il loquace Mengoli, ci hanno impartito una lezione da nobili decaduti: si stava parlando della cacciata di Colomba (e Bortolotti si è stupito dell’esternazione di Franco, giacché “di solito è molto democristiano”, e il giornalista ha anche aggiunto che spira in tutto il campionato un’aria molto zampariniana) – sulla quale non riferirò in questa sede al fine di non tediare ulteriormente i detrattori dello scomparso, dopo i tanti scambi epistolari di ieri con i lettori di stadiotardini.com – quando Mengoli ce l’ha cantata così: “Sarò impopolare, ma lo dico lo stesso perché mi piace dire la verità come faccio sempre anche all’Italia sul 2 e simpatizzo per questa città e questa squadra, ma con questo Parma, del resto come con questo Bologna, oggi non possiamo più pensare alla Coppa dei Campioni o alla Coppa Uefa. Sia a Parma che a Bologna dobbiamo accontentarci di poter vedere gli Ibra e quelli che vanno per la maggiore. Consapevoli che già ci va bene così perché ci sono importanti città metropolitane in cui la A è solo la prima lettera dell’alfabeto e non la massima serie, come Bari, Foggia, Genova sponda Sampdoria”. Insomma dovremmo un po’ volare bassi e se ce lo predica chi ha nel palmares perfino lo Scudetto, c’è da rifletterci, senza rinunziare alle ambizioni, per carità, che sono giustissime, ma senza illudersi, perché più ci si illude più ci si delude, come non mi stancherò mai di ripetere… Debbo infine a Gian Franco Bellè (che una nostra lettrice ha colto mentre ieri sera sembrava stesse attaccando delle figurine sull’album in trasmissione) una citazione a proposito di Pavarini, in quanto come mi ha ricordato sugli spalti del Dall’Ara, era stato lui (e non solo Cervi come avevo scritto io nella recensione alla precedente puntata di Bar Sport) a lanciare il tema sette giorni fa. Ma sul fatto di confermare o meno il dodicesimo tra i pali si è dibattuto pure ieri negli studi di Via Mantova: tra gli oppositori ancora una volta Piovani, per via del fatto che Mirante è un patrimonio della società e come tale va tutelato rispetto al 38enne, che peraltro ha rilevato il più giovane collega per infortunio e non per scelta tecnica. Ma il partito pro-Pavarini sta raccogliendo sempre più proseliti: visto le lodevoli prestazioni quando è stato chiamato, a parere di costoro, merita la riconferma, fino a quando non sbaglierà lui. Solo allora sarò giusto, sempre secondo loro, far tornare Mirante. Posto, però, che quello del portiere è un ruolo particolare dove dovrebbero valere le gerarchie prestabilite, anche se di avvicendamenti del 12° ai danni del 1° è piena la storia (ne sa qualcosa perfino Buffon con Storari…), il povero Colomba non era stato messo in croce (anche) perché preferiva, nei ruoli di movimento, dar spazio ai senatori piuttosto che alla linea verde, e dunque non valorizzava i giovani, perché adesso spingere Donadoni a scegliere un portiere serio, bravo, professionale, ma pur sempre senza futuro, piuttosto che uno dei migliori giovani del proprio ruolo uscito di scena dopo un 5-0, ma in cui di responsabilità ne aveva ben poche? Anche la situazione di classifica più che tranquilla non giustificherebbe un putsch del genere, anche se a Pavarini non si può che ripetere un grazie di esserci ogni volta che scende in campo. Gabriele Majo

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Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 Commenti

  1. andrebbe fatto un cd con le dichiarazioni dei bolognesi e dato all ingresso dello stadio , tribuna vip per primi, altro che le cuffie gialle…

    saluti
    ale

  2. Condivido quanto espresso dai bolognesi, ma dissento dall'attribuire certe ambizioni a tutta la tifoseria del Parma. Ce n'è una metà che ha accettato il naturale e normale ridimensionamento subito, anche se un po' a malincuore, dal club e chi invece continua, giustamente o meno non spetta a me stabilirlo, a sognare. Io mi sono iscritto, e ne faccio parte tuttora, al partito dei primi, di coloro che sanno quale può essere, in questo momento storico (calcisticamente parlando), la dimensione del nostro Parma. Nessuno, ad ogni modo, immagina che Ghirardi possa presentarsi sul mercato e andare a prendersi un top player. Per cui le ambizioni comunque resterebbero qualcosa di estremamente astratto, che non troverebbero opportuna ed immediata realizzazione sul campo. Diverso invece è il darsi una struttura per concedersi almeno la possibilità di qualificarsi, una tantum, in Uefa o Coppa dei Campioni (nonostante la mia età non esattamente avanzata, sono un nostalgico del calcio e voglio chiamarle così). E qui ritorno al discorso che ho già fatto ieri e di cui mi faccio promotore da un sacco di tempo: non è importante, dal mio punto di vista, pensare di poter competere sistematicamente con certi colossi del calcio, quanto il mettersi in condizione di avere, prima o poi, una possibilità di vivere qualche annata da protagonisti.

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