LA VERITA’ DI COLOMBA / IL FILM VISTO DALL’ALLENATORE “USA E GETTA”– La trascrizione integrale della conferenza stampa al Maria Luigia

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colomba 19 012 2012 maria luigia conf stampa stadiotardini com(gmajo) – In omaggio soprattutto all’uomo Colomba – che ha avuto modo di dire la sua con profonda onestà e mantenendo educazione, garbo, equilibrio e aplomb su un esonero che non ha certo voluto e che lo ha ferito – proponiamo di seguito la trascrizione integrale della conferenza stampa chiarificatrice al Palace Hotel Maria Luigia, durante la quale ha più volte sottolineato di non essere stato lui a farsi indietro, ma di essere stato cacciato dalla società. Il racconto della turbolenta invasione dello spogliatoio da parte del presidente Ghirardi all’intervallo di Parma-Inter e la vana richiesta del tecnico di un chiarimento tra le quattro componenti (presidente, direttore, allenatori e giocatori), dopo che da due mesi circa aveva verificato che i rapporti si erano un po’ deteriorati. Ma l’imprenditore di Carpenedolo aveva già preso la sua decisione…

All’interno la trascrizione integrale della conferenza stampa di Franco Colomba

L’INTRODUZIONE DI FRANCO COLOMBA

“In primis vi saluto volentieri tutti: ho pensato di farla qui, perché qui è stata casa mia, perché per otto mesi sono stato qua. Mi sono sentito a casa e allora mi sono detto: aspetta che li invito a casa mia. Sono stati tutti molto cordiali con me, quindi mi fa piacere essere di nuovo qua.

Premetto: vuole essere soltanto una chiacchierata, perché siamo stati insieme parecchio tempo e non avevo avuto modo di salutare tutti quanti con le dovute maniere. Quindi non c’è nessuna vena polemica, solo qualche piccola puntualizzazione perché è giusto farla dopo aver sentito o letto qualche cosa che può darsi che sia meglio se viene puntualizzata.

Volevo aprire dicendo questo: come tutte le cose – e questa, secondo me, è un po’ la chiave di quello che è accaduto – che nel calcio funzionano troppo bene, come è successo l’anno scorso, poi, inevitabilmente, quando le cose vanno troppo bene, può capitare che si pretenda sempre tanto, molto. E anche in maniera esagerata e spropositata. Per cui probabilmente questo è il quadro di questa stagione: vale a dire un inizio un po’ altalenante, dopo i trionfi dell’anno passato, delle belle vittorie, qualche sconfitta – alcune meritate, altre forse no – i pareggi – tre che sono stati delle mancate vittorie e uno una mancata sconfitta – quindi c’è stato un po’ di tutto in questo inizio di stagione. Prima si diceva che non pareggiavamo mai, poi abbiamo pareggiato, ma non andava bene; fa parte tutto del film fino a concludersi con una infausta partita che secondo me, però, è il coronamento di un momento negativo, se non dei risultati, perché poi alla fine i pareggi sono si dei risultati che con le vittorie in palio con i tre punti possono sembrare delle sconfitte, però sono sempre punti; quindi io credo che sia stato il coronamento di queste partite discusse un po’ da tutti. E quindi si è conclusa così la cosa.

Io non la voglio tirare tanto per le lunghe, anche se mi sono preparato un po’ di cose, perché altrimenti me le dimentico e dico questo: tutto è nato a mio avviso – e qui nasce la prima puntualizzazione che vorrei fare – da una entrata negli spogliatoi a San Siro del presidente, della quale sarete tutti a conoscenza, immagino, perché è stata abbastanza chiacchierata come cosa. Una cosa che mi ha stupito, conoscendo il presidente per quello che è, per la persona anche pacata che è. E un po’ mi ha anche preoccupato, oltre che, diciamolo pure, anche infastidito da allenatore. Per cui cosa è successo? Che a fine partita vedo il direttore – chiaramente dopo una sconfitta per 5-0, perché questo è il film – e gli chiedo di passarmi il presidente, perché non è giusto andare avanti in questo modo abbastanza equivoco, perché ho ribadito che nell’ultimo mese e mezzo, infatti, questi rapporti tra allenatore e, probabilmente, squadra; tra direttore e allenatore; fra presidente e allenatore, perché non dimentico quando se ne è andato via, prima della fine dell’ultima partita in casa, quindi ho percepito che in questo mese e mezzo era successo un qualcosa che ha incrinato questi rapporti. E allora ho sollecitato un incontro, la mattina dopo: questo incontro c’è stato, purtroppo senza il presidente e questo mi dispiace, insomma. La mattina dopo cosa è successo? E’ chiaro che si evidenziano dei piccoli malumori, perché fa parte del mio lavoro: chi non gioca ha qualche perplessità sul modo di gestire, ed è abbastanza normale; chi gioca manifesta un momento stesso, come ho manifestato anch’io di flessione mentale, forse, negli allenamenti, nel modo di proporci, nel modo di propormi, ci sta; perché una stagione è lunga e perché le difficoltà ci sono; però, se ci sono le difficoltà, ci deve essere anche la voglia di superarle queste difficoltà. Se la voglia di superarle appartiene solo a qualcuno – all’allenatore, in questo caso – non va bene: dobbiamo superarle tutti quanti le difficoltà.

Per cui anche i giocatori manifestano le loro buone intenzioni: hanno detto, è vero, buona parte delle colpe è nostra; io, per parte mia, mi metto a disposizione per cercare di migliorare quello che è migliorabile, quello che è il lavoro, quello che è l’assetto. Poi si può parlare di cinquantamila cose, perché tanto il calcio è materia opinabile a tutti i livelli,quindi non ci sono problemi in questo senso; per cui ci lasciamo, anche se – e questo lo devo dire, e Pietro Leonardi, sicuramente potrà essere d’accordo con me – non percepivo la stessa volontà da parte sua. Ma questo perché? Perché probabilmente era già convinto di aver preso una decisione; la cosa era già partita e quindi quando è partita, poi, tornare indietro diventa difficile.

Mi dispiace che poi sia passato il messaggio che invece io sono quello che se ne è voluto andare: io non me ne sono voluto andare. A Reggio Calabria avevo fatto otto sconfitte di fila, poi ho portato la squadra allo spareggio: eravamo ultimi sparati… Cosa vuol dire? Che se c’è voglia comune di risolvere i problemi si possono risolvere. Quindi, obiettivamente, non mi è piaciuto che sia passato questo messaggio, perché non fa parte delle mie corde e non ne farà mai parte, a maggior ragione con una squadra con 19 punti, con 7 punti di vantaggio sulla zona retrocessione, con due partite prima della fine del girone d’andata abbordabili, perché la verità è questa, come forse erano abbordabili anche quelle precedenti, però ci sta che potesse finire il girone d’andata non dico con grande tranquillità, ma quasi.

Cosa debbo pensare? Devo pensare che non so… forse sono stato un allenatore usa e getta. Ormai è abbastanza di dominio pubblico che gli allenatori si cambiano come si cambia il vestito la domenica: questo fa parte del nostro lavoro, però, insomma, l’allenatore voleva continuare. Ecco, questo ci tengo a dirlo, perché se non voglio continuare con una situazione di classifica così non posso più fare l’allenatore. Probabilmente sono stato frainteso: ecco, mettiamola così. E questo fraintendimento mi è dispiaciuto e mi costa il posto, mi costa di ripartire a giugno, spero, con qualche squadra che magari possa avere un po’ più di fiducia in quelle che possono essere le capacità e le qualità.

Prima di andare avanti volevo anche dire, riflettendo un po’ con calma su tutte le cose, quello che poteva essere il programma iniziale. Il programma iniziale era quello del raggiungimento di una salvezza. Questa salvezza, grazie ad un organico che la può raggiungere tranquillamente, doveva passare attraverso la valorizzazione di qualche giovane e questo poteva avvenire nel tempo. Non dico a salvezza ottenuta, ma a campionato abbastanza istradato. E questo era il mio intendimento. Poi, a salvezza ottenuta, si poteva provvedere anche qualcosa di più sotto il profilo dei giovani. E, soprattutto a salvezza ottenuta – perché prima bisogna passare da lì – si può anche puntare a qualcosa di diverso. L’anno scorso a quanti punti eravamo arrivati, 48?, ma prima di arrivare a quel punteggio siamo passati a una quota salvezza che poi si è rivelata più bassa. Quindi prima si arriva a un traguardo e poi si guarda oltre.

C’era poi da guardare, in estate, la qualità dell’organico. Un organico buono, però tutto è migliorabile e c’era la possibilità di valutarlo fino ad arrivare a gennaio. Questo era quello che dovevamo fare e l’abbiamo, credo, fatto: certo che quando arrivi a un certo punto, in prossimità di gennaio, devi fare delle scelte, delle valutazioni e forse queste valutazioni non sono state così ben accettate. Ma questo fa parte del nostro lavoro e anche i giocatori devono farsene una ragione di questa cosa qui. Non è che uno può andare avanti continuamente con un gruppo così zeppo di giocatori, no?

Poi abbiamo avuto mille problematiche, di ogni genere. Grazie al lavoro dei fisioterapisti, dei medici, massaggiatori e preparatori atletici abbiamo recuperato dei giocatori che avevano delle problematiche e sono abili e arruolati pienamente solamente da un mesetto circa, non da prima. Abbiamo cercato di recuperarli sotto tutti i profili, anche proponendoli, anche facendoli giocare e poi alla fine si fanno delle scelte, perché è giusto fare delle scelte come ho detto prima.

Io, per parte mia, mi posso anche riconoscere delle ingenuità, degli errori, degli sbagli, perché solo chi non opera non sbaglia; però mi riconosco anche buone cose. Mi riconosco, ad esempio, valutazioni importanti su qualche giocatore. L’anno scorso credo che Dzemaili abbia fatto la fortuna del Parma di questa stagione a livello economico; credo che Pellè e Biabiany stesso, recuperato per certi versi ad una continuità di rendimento importante; Pellè che era uno sconosciuto. Sono tutti giocatori che sono stati messi a mia disposizione: lode a chi li ha presi, però nello stesso tempo anche a chi li ha bene utilizzati. Lo stesso Giovinco ritengo che sia un giocatore che è stato valorizzato in questo periodo. Il recupero di Galloppa è passato dalla sua esclusione: è passato da una sofferenza sua, è passato anche da problemi che ho avuto io stesso con lui, però da ragazzo intelligente quale è lui – lo ritengo uno dei ragazzi più intelligenti che ci sono qua – è riuscito a superare il suo momento difficile, ha stretto i denti, si è anche ribellato, ma poi, alla fine, ha ottenuto quello che meritava. I problemi ci sono durante l’anno: si tratta di risolverli insieme. Galloppa è stato l’esempio più lampante di questa cosa. Io ne sono contento.

Quindi tutte queste cose sono state fatte nell’interesse del Parma e ringrazio veramente chi mi ha scelto per poter fare ‘sto lavoro, chiunque esso sia. Evidentemente non è stato il finale che volevo: però, ribadisco ancora, quello che io voglio dire è che non è stato Colomba ad essersene andato, ma è stato il Parma che ha ritenuto di esonerare Colomba. Questo è sembrato evidente, però stava passando come se fosse l’inverso e questo non va bene

Poi, altre cose che vorrei dire… Ce ne sarebbero tante, però non è mia intenzione andare oltre in questo senso. Vorrei dire due parole, ad esempio, su Donadoni. Donadoni, fra l’altro, mi ha telefonato appena ha preso possesso della squadra ed è stato molto cortese e professionale. Abbiamo un rapporto che va oltre: ci siamo sentiti spesso in questi anni per altri motivi. E’ la seconda volta che gli lascio una squadra in buona posizione e in buona condizione: quindi ho l’impressione che lui mi stia dietro, alle spalle, e aspetti il momento giusto… Chiaramente sto scherzando, però la prossima volta che accetto una squadra spero che lui stia lavorando, perché altrimenti diventa un vizio e non va bene. Ora abbiamo scherzato anche su questa cosa qui, ma è stata una stagione questa che mi ha visto perdere due cari amici, che sono Andrea Pazzagli e Sergio Buso. E quindi dico la verità: rispetto ad un esonero sono delle cose molto più importanti e più gravi. Quindi l’esonero è passato in secondo piano, perché è una delle cose spiacevoli del mio lavoro, ma a dispetto di tantissime cose piacevoli che ci sono. Quindi non mi interessa: mi spiace per questi amici che non ci sono più…

Vado e andrò sempre orgoglioso di questi otto mesi a Parma. Perché andrò orgoglioso? Perché in due stagioni diverse, in otto mesi posso dire di averlo salvato due volte, o la prendete come una gufata? Perché secondo me si può dire… Quindi l’anno scorso e quest’anno messo sulla strada giusta, quindi sono molto contento di questo. E penso che sia una delle cose belle della mia carriera: riuscire fare bene a Parma, soprattutto da bolognese, perché sapete che c’è una certa rivalità e quindi da bolognese aver fatto bene qua mi riempie di grosse soddisfazioni.

Ringrazio, allora, il presidente e tutta la sua famiglia che sono sempre stati molto cortesi con me; ringrazio il direttore: probabilmente sono loro che mi hanno scelto, così come non ringrazio chi mi ha cacciato. Non so chi sia, però non posso ringraziarlo, perché non era quello che volevo e penso non fosse neanche quello che meritavo. Per cui un po’ di frenesia e un po’ anche un pizzico, se vogliamo, di incoerenza, mi sono state fatali.

Vorrei salutare con il massimo rispetto tutto il pubblico di Parma, perché veramente, in così poco tempo, avere ricevuto tanti consensi come quelli che io ho ricevuto qua, in tutta la mia carriera non mi era mai capitato. Quindi sono molto, molto contento di avere allacciato un rapporto del genere. E’ chiaro che qualche malcontento in certe partite ci può anche essere stato, ma fa parte della routine di un allenatore e ritengo anche, anche se ho letto qualche cosa a livello di gioco, beh, mi sembra che oltre ai punti siano arrivate anche delle belle partite, ben giocate, ben condotte, ben gestite; così come è arrivata qualche brutta partita, mal condotta e mal gestita. Ma questa è routine: e bisogna accettarla la routine. Penso anche di aver fatto divertire il pubblico di Parma: questo mi riempie, perché è un pubblico esigente, come sappiamo, perché viene da dei trascorsi importanti.

Saluto anche voi della stampa, sempre attenti, pungenti, competenti anche: l’unico appunto che posso muovere è esagerati in un senso o nell’altro, per cui o siamo tutti dei geni, o dei fenomeni, come succedeva qualche mese fa, o siamo dei deficienti e non va bene… Credo che un pizzico di equilibrio e di buon senso vada usato. Ma da tutte le componenti del calcio: purtroppo si fa un po’ fatica, però ringrazio anche voi, perché tenere sempre sulla corda un allenatore è anche una cosa che stimola, quindi non mi sento punito da certi giudizi o da certe cose.

Ho sentito addirittura dire che sono un allenatore di provincia… Voglio dire: è vero… Come se dovessi offendermi per questa cosa. Certo: sono un allenatore di provincia, ma alleno anche in provincia; ma non vorrei mica essere il solo a saperlo che siamo in provincia, perché se no sembra che sono il solo, e invece non è così. Bisogna essere consapevoli che siamo in provincia, che possiamo fare qualcosa al top ogni tanto, però siamo sempre da provincia. Il giorno che allenerò in una squadra di città magari diventerò un allenatore di città, però se non ne ho mai l’occasione diventa difficile…

Poi ringrazio il gruppo dei miei collaboratori – sia i miei che sono Ragonesi, Mei e Bartoli, sia quelli che mi ha fornito la società – che hanno lavorato sempre in maniera intensa al mio fianco, provando a farci raggiungere dei risultati che poi abbiamo raggiunto, perché poi quelli che abbiamo ottenuto, alla fin fine sempre di risultati si tratta…

Ringrazio anche i giocatori, perché mi hanno permesso di togliermi delle grandi soddisfazioni, perché quelle dell’anno scorso sono impagabili; perché alcune di quelle di quest’anno, parlo di certe partite, sono ancora più impagabili, perché ottenute veramente contro avversari di grande valore; e poi basta. Li ringrazio nonostante qualche intemperanza, ma le intemperanze giocatori-allenatore sono alla base del rapporto. Ho citato prima l’esempio di Galloppa: così si costruiscono grandi rapporti fra giocatori ed allenatore, con gli scontri, con il confronto, non sempre con il dire sì, signorsì. Quindi io ho sempre cercato il confronto, il rapporto: però qualche volta lo trovo e qualche volta non lo trovo, e allora poi nascono, magari , delle incompatibilità.

Niente: direi che posso finire così. Porterò questo ricordo per sempre, dico la verità, perché riuscire a fare così bene, in due spezzoni di stagione, credo che sia una cosa importante. Anche se – e concludo – è proprio vero che alle volte a far del bene si prendono dei calci in bocca. Questa è la verità, ma purtroppo fa parte del nostro lavoro… Quindi auguro buon anno a tutti…

Qui ci sono i rappresentanti del Centro di Coordinamento: non vorrei racchiudere il tifo del Parma solo al Centro di Coordinamento, però li ringrazio molto per la loro testimonianza di affetto e di amicizia. Anche il fatto che sono qui, a fine rapporto, vuol dire che è così. Però vorrei accomunare tutti: il Centro di Coordinamento, la Curva, e veramente tutto il pubblico e tutta la città, via… Buon anno a tutti…”

LE RISPOSTE DI FRANCO COLOMBA ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI

Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Peccato non giocarlo questo Bologna-Parma…

“Eh certo… Era un bell’incrocio Pioli col Bologna ed io col Parma: l’anno scorso c’ero io, ma non c’era lui, per cui vuol dire che capiterà un’altra volta…”

Gabriele Majo (www.stadiotardini.com) – La sua è stata una disamina molto sincera, molto genuina, pur con il suo stile abituale, ma quello che voleva dire lo ha detto. Però tra i tanti argomenti che ha toccato ne manca uno che è la querelle Crespo

“Allora: la querelle Crespo non è una querelle, sono scelte tecniche. Scelte tecniche dovute al fatto che l’anno scorso ho avuto modo di appurare – secondo me, ovviamente, non è che io sia il verbo o la verità – che per la nostra squadra e per il tipo di atteggiamento aggressivo, il tipo di atteggiamento diciamo pure da battaglia – vogliamo dire da provincia? diciamo da provincia – forse Crespo non era indicato. E’ sembrato un accanimento? Può darsi che sia stato un accanimento, ceto che con il suo passato mi dispiace un po’ non averlo potuto schierare più spesso o di più; però l’ho fatto a vantaggio di altri giocatori che hanno avuto la possibilità di esprimersi e di dimostrare le loro capacità. Non ultimo Pellè, non ultimo Floccari… Voglio dire: l’anno scorso un paio di volte che poteva giocare ha avuto qualche problemino e allora ho fatto giocare Bojinov, o altri. Quest’anno ho puntato su altre cose: tutto questo è stato fatto in assoluta buona fede e con la voglia di poter fare bene per il Parma. Tutto qua…”.

Michele Angella (Teleducato) – Immagino che questa sua conferenza non sia stata concordata con la società…

“No, guarda: l’ho fatta anche l’anno scorso anche a Bologna, perché ritengo che se io mi metto a rispondere faccio a botta e risposta; ogni tanto si legge perché quando ci sono questi rapporti che si interrompono, poi c’è sempre la parolina di troppo o il lasciarsi andare o del giocatore o di questo e di quell’altro… Io ho detto: lascio parlare tutti quanti, poi se vedo un paio di cose che non mi tornano cerco di spiegarle. Il discorso dell’andare via, mi sembrava giusto chiarirlo, perché se no raccontiamo cose… Poi se sono stato frainteso…”

Michele Angella (Teleducato) – La mia domanda è questa: visto che lei era stato dipinto come una sorta di comandante Schettino che aveva abbandonato la nave, con una richiesta di esonero, volevo capire che contro-reazione si aspetta dalla società, dal momento che ha detto delle cose che immagino loro non faranno molto piacere…

“Guarda: tutto dipende da come la vogliono leggere. Io so benissimo quello che volevo: volevo un confronto con la squadra, con il presidente e con il direttore, perché tutta questa serie di rapporti interpersonali fra persone; professionale o umano anche, andava deteriorandosi da un po’ di tempo a questa parte. Forse complici anche quei due o tre pareggi che abbiamo fatto . Però se due o tre pareggi incrinano un rapporto mi sembra un po’ sbagliato… E allora probabilmente c’era una serie di cose che andavano messe a punto, se c’era la volontà: evidentemente, il giorno dopo e nei giorni successivi ho capito che tutta questa volontà probabilmente non c’era. Basta. Però non avevo chiesto io di mollare. Capisci? Può essere sembrato, ma d’altronde il mio sfogo è venuto fuori dopo uno sfogo del presidente nell’intervallo di una partita. Quindi era una richiesta di capire: ma cosa sta succedendo qui? Questo è il mio pensiero. E la mattina l’ho ribadito, però, evidentemente era già partito il treno e quando il treno parte poi fermarlo diventa difficile…”.

Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Giovinco, dopo la prima partita della gestione Donadoni, ha dichiarato forse prima questa partita l’avremmo pareggiata…

“Invece quando pareggiavamo sentivo dire, l’anno scorso l’avremmo persa… Pensa un po’… Vedi com’è il calcio…”

Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Vuoi rispondergli qualcosa?

“No, guarda… Giovinco è un talento sul campo, quindi non gli si può dire niente. Quando uno è un talento sul campo gli lasciamo avere le sue convinzioni… Però, certo è ovvio che in certi momenti se non sei nel momento top ci sta anche che la pareggi. Perché no? Vorrà dire che adesso sarà diventato un momento top. Cosa vuoi che ti dica? Io so soltanto che pareggiare quella col Catania è stato un qualcosa di allucinante anche per me, non pensare… Vedere sprecare così due punti, quando potevi essere a cinque gol in quella partita, prima di prendere il gol da parte loro, vuol dire che era un destino che dovesse andare così. Questa è la verità”.

Francesco Nani (www.parma.repubblica.it) – Mister, lei ha visto la partita di domenica?

“No, non l’ho vista, perché farmi del male da solo anche dopo non va bene… Mi posso far del male mentre sono sul pezzo, ma dopo no…”

Francesco Nani (www.parma.repubblica.it) – E domenica sarà a Bologna?

“No, no… Sarò a Bologna, ma non alla partita”.

Pietro Razzini (www.gazzettadiparma.it) – Mister aveva parlato prima di discorsi che avevate fatto con la Società a proposito di questo mercato di gennaio, quindi il progetto sfoltimento…

“Sì, sì, ma questo era l’obiettivo: vale a dire, ridurre l’organico e provare a migliorare dove fosse possibile. Io dico la verità: era possibile, secondo me, migliorare tutto quello che ruota intorno al gruppo titolare, perché si poteva fare. Non credo sia una impresa, anche se giustamente Leonardi deve puntare molto sugli scambi, sulle permute dei giocatori, più che altro. Non è facile arrivare a Gennaio e togliere solo e non mettere niente o mettere poco. Per cui se sapra… Ma Leonardi in queste cose è bravo, per cui riuscirà a fare le cose per bene”.

Pietro Razzini (www.gazzettadiparma.it) – La mia domanda è proprio legata a questa cosa che ha detto: è possibile migliorare il gruppo titolare? Ed è anche per questo che capitava che le sue formazioni fossero standard?

“Guarda: è da un po’ di anni che è cambiato un po’ tutto nel calcio, vale a dire ci sono 25 giocatori tutti titolari. Io non la penso così, ma questo io l’ho detto anche a qualche collega: io credo che ci sia un gruppo di 13-14 titolari e poi ci sia il gruppo che deve aspettare che ci sia un momento o di scadimento enorme di forma, o di infortunio e di squalifiche, perché una società come il Parma non può avere 20 o 25 giocatori tutti della stessa esperienza, o con le stesse caratteristiche importanti. Quindi mi sembra una cosa normale che un allenatore punti su un gruppo consolidato. Tutto sta a gestirlo bene. Ovviamente posso aver commesso qualche errore, ma di solito il gruppo folto si gestisce insieme. Non lo gestisce solo l’allenatore. Va gestito insieme a tutti quanti. E questa, secondo me, è stata un po’ una lacuna, molto probabilmente”.

Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Senti, secondo me in questa situazione c’è stato un errore di comunicazione, ovvero l’ambizione e il messaggio dobbiamo salvarci…

“Sì, forse sì. Io dico questo: nel calcio le lezioni debbono servire. Allora io dico: ma porca miseria, stiamo coi piedi per terra. Questo è il mio messaggio, che però, nel confronto, poi veniva fuori che era il messaggio di tutti, però poi dopo, ogni tanto,sfociava in qualche cosa d’altro. Questo non so se per portare entusiasmo. Io sono convinto che questa squadra possa fare di più della salvezza. Ma prima bisogna fare la salvezza. E per fare la salvezza bisogna stare coi piedi per terra. Almeno: io credo così, poi, magari, mi sbaglio. Ma questo non vuol dire che sminuisco il valore di una squadra o il valore dei giocatori che ho a disposizione. Vuol dire che voglio provare a ottimizzarli, tenendo sulla corda sempre un po’ tutti, perché questo fa parte del gioco. Significa dire stiamo svegli, perché prima si raggiunge un obiettivo e poi, eventualmente, pensiamo a quell’altro”.

Gabriele Majo (www.stadiotardini.com) – Senta, ma il feeling si era già logorato in quella famosa partita di San Siro col Milan?

“Sì. Questo San Siro, quest’anno, non è stato di buon auspicio. Sì, io lì ho percepito per la verità che c’era qualcosa che non andava… Tra l’altro era una settimana con tre partite e quindi con tre partite puoi anche pensare alla terza con il Cesena, e obiettivamente sono contento di averci pensato, dico la verità. Contento, ovviamente, per il Parma, non per me. Però credevo che ci fosse qualcosa: apposta che volevo sollecitare, alla luce di quello sfogo del presidente, questo incontro, a quattro, giocatori, direttore, presidente e allenatore. Questo era da fare: così ci sfogavamo tutti e magari si riusciva a riprendere la situazione. Invece non è andata così. Pazienza…”

Sandro Piovani (Gazzetta di Parma) – Ma il fatto che questo incontro fosse stato a tre e non a quattro, ti aveva fatto capire che…

“Eh sì. Ma lo avevo capito anche quando ero andato a Roma da solo. Avevo capito che probabilmente era già deciso tutto. Fa parte di quello che è successo: adesso non faccio per rivangare tutto perché non ha più senso, però adesso lo dico con serenità e pacatezza, ma se lo avessi detto il giorno dopo, probabilmente, avrei detto delle cose da non dover dire. Non mi sembra di essere andato oltre il limite: ho puntualizzato qualche cosa perché ognuno ha la sua dignità e il suo modo di affrontare le cose. Quindi ho fatto volentieri questo incontro proprio per chiarire le cose, senza voler affondare o mettere il dito in chissà quale piaga particolare. Quindi io, se sono stato esonerato, evidentemente posso avere sbagliato qualcosa, ma diciamo insieme, va…”

Gabriele Majo (www.stadiotardini.com) – Un’ultima cosa: è stato letto, questo suo contatto con il presidente nella serata di San Siro, come un suo atto di debolezza…

“Non è vero: io ho preso il telefono, che aveva Leonardi, che stava parlando con il presidente. Gli ho detto di passarmi il presidente, e gli ho chiesto di avere un incontro per poter chiarire le cose, perché ho, abbiamo dei problemi tutti tra di noi e con la squadra. E il presidente mi ha detto: per queste cose c’è il direttore. E allora ho detto: va bene, ne parlerò con il direttore e poi le farò sapere. Però non c’è stato il tempo di far sapere niente, perché è finito lì tutto, e quindi è andata così”.

Michele Angella (Teleducato) – Altre telefonate da allora?

“No, col presidente no. Ho parlato con Leonardi un paio di volte e basta. Leonardi mi ha comunicato l’esonero…”

Gabriele Majo (www.stadiotardini.com) – Via telefono o via SMS, che c’erano state delle strane voci…

“Via telefono”

(Franco Colomba, conferenza stampa al Palace Hotel Maria Luigia del 19.01.2012 – Registrazione audio di Jonathan Belletti . Video registrazione amatoriale e trascrizione a cura di Gabriele Majo per www.stadiotardini.com)

 

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Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

20 Commenti

  1. Io adoro quest'uomo e allenatore quanto è il mio disprezzo per quel presidente bamboccione che ci ritroviamo!!!
    Buona Fortuna Mister…

    Mara

  2. Gentile sig. Majo, innanzitutto volevo ringraziarla anch'io per il suo prezioso lavoro.
    Le volevo fare una domanda: ho visto, attraverso i suoi video, che alla conferenza stampa era presente anche un giornalista, mi pare, facente pare del settore comunicazione del Parma calcio.
    Come interpretare questa cosa? Dovrà riferire il tutto ai piani alti?
    Dò una mia interpretazione della vicenda-Colomba.
    Colomba, quando ha accettato di venire a Parma, ha "preteso" un contratto di un anno e mezzo, BEN consapevole di essere un tecnico "rimedia-stagione", mi passi il termine.
    Con pregi (vedi l'esaltazione del suo lavoro la scorsa stagione) e difetti del caso (leggi stagione in corso). Quindi non può predicare l'incoerenza altrui, ma anch'esso doveva farsi portavoce di un sano realismo. Cosa che ha fatto però troppo tardi.
    Ritengo Colomba una persona inappuntabile, come poche nel mondo del calcio odierno.
    Come allenatore però direi che il suo curriculum "mors" (mi passi il termine latino) parli chiaro: eccellente allenatore a subentrare a stagione in corso e con imprese disperate, allenatore alquanto mediocre nella gestione di un gruppo da inizio stagione. Questo penso sia un dato di fatto, a prescindere dal gioco proposto e dagli aspetti tattici del Colomba allenatore.
    Colomba non dice poi che per un presidente che ama la visibilità (esagerando, sia ben chiaro) i "cappotti" contro Juve,Milan,Inter,Fiorentina sono ben più pesanti di semplici sconfitte, anche sul piano mediatico.
    Per concludere, io ho individuato il punto di rottura nella partita col Novara, dove il Parma non può permettersi di essere battuto sul piano della voglia di vincere da squadre in lotta per la salvezza. Lì ho capito che Colomba avrebbe avuto particolari problemi a "mangiarsi" (la colomba, con la c minuscola, s'intende).
    Saluti.

  3. Di Colomba ho sempre apprezzato la signorilità. Meno le qualità tecniche. Ieri credo però che in alcuni tratti della sua conferenza stampa, abbia avuto qualche caduta di stile. Assumendosi ad esempio qualche merito che non ha. Vedi Dzemaili, che è stato venduto al Napoli non certo per le sette ultime partite della gestione Colomba, quanto piuttosto perché era il miglior centrocampista nella rosa del Parma. Vedi la polemica molto velata che ha voluto innescare con Giovinco per le sue dichiarazioni nel dopo Parma-Siena. Vedi il voler dire che il Parma è già salvo, con ciò svilendo il lavoro di Donadoni da qui alla fine della stagione. Vedi il voler tirare in ballo Pietro Leonardi (cavalcando l'onda dei suoi detrattori) quando è ben noto che l'esonero sia stata una scelta pressoché esclusiva del Presidente. Credo però che la conferenza stampa di Colomba sia stata fatta con le migliori intenzioni, poi le domande (alcune provocatorie) dei giornalisti presenti e la delusione del mister hanno fatto il resto e lo hanno spinto ad andare un pochino oltre le righe. Niente di trascendentale, per carità, però credo che in alcune sue battute abbia perso parte della sua proverbiale signorilità. Detto questo, gli va dato atto di aver lasciato un buon ricordo qui a Parma e lo dice uno che anche in questo forum non gli ha mai risparmiato critiche. Però dire come fa Mara che il Presidente Ghirardi (cioè l'unico che, commettendo molti errori, continua a tirar fuori dei soldi per il Parma) merita disprezzo credo sia volgare ed eccessivo. Hai fatto bene Gabriele a pubblicare il suo commento, ma mi sarei aspettato che tu stigmatizzassi i toni di Mara come hai fatto altre volte per commenti ben più pacati. E ricordiamoci tutti che Ghirardi, volente o nolente, è il padrone del Parma e se decide di sostituire l'allenatore ha tutto il diritto di farlo, salvo poi criticarlo se i risultati non gli daranno ragione… Davide.

  4. Intanto saluto Mara, pensando che il suo diritto a disprezzare il presidente è pari al diritto di ques'ultimo, dato che è il padrone, di esonerare un tecnico che non lo soddisfi. E al nostro di ribadire che non si è trattato, a nostro modesto avviso, di un esonero razionale, ma "di pancia", e per "capriccioso orgoglio". Così come è pari il diritto del tecnico silurato di dire la sua con il garbo e la decisione che lo hanno sempre contraddistinto. Il "fraintendimento" (questo l'eufemismo adottato da quest'ultimo) è che le sue parole coraggiose e dovute dopo i fatti di San Siro (la chiassosa intromissione del presidente negli spogliatoi all'intervallo di Inter-Parma, sul parziale di 3-0), la sua voglia di confronto – peraltro negato da chi sta nell'alto dei cieli, con la c maiuscola, sono state al contrario interpretate come un segnale di debolezza, ed utilizzate come "alibi" per un esonero istintivo, o già scritto, se proprio vogliamo dirla tutta, dopo Parma-Catania 3-3, del resto era comodo far prendere le cinque legnate a Colomba a Milano, avendo già in animo di mandarlo via, come lo stesso tecnico ha capito fiutando l'aria a Collecchio durante la sosta natalizia. Non era casuale, infatti, che proprio Sandro Piovani, di cui è notorio il feeling con Tommaso, se ne fosse uscito con il famoso articolo dell'antivigilia, Colomba attento ha fischiato anche Ghirardi in cui si riferiva del contatto con Delneri (e poi del rifiuto di quest'ultimo). Come ho più volte scritto, se la ciurma capisce che l'armatore non ha più fiducia del capitano, più o meno consapevolmente lo abbandona. Ed è quello che è accaduto a Milano. Colomba, che non è uno sprovveduto, anche se può essere passato per tale, ha voluto vederci chiaro nella questione, anche se magari avrebbe potuto fidarsi di Leonardi, il quale gli potrebbe avere detto di star buono e non dar retta a questi rumors che ci pensava lui. Ma Colomba, avendo fatto di testa sua, non ha poi più potuto contare neppure su questo potente parafulmine. E Leonardi, come era naturale che fosse, ha finito per legare l'asino dove voleva il padrone. Anche ieri Colomba ha chiarito che durante il famoso confronto del giorno successivo (confronto a tre e non a quattro, giacché il presidente non ha partecipato, malgrado il desiderio espresso dal tecnico che il redde rationem fosse tra tutte le componenti) Pietro è rimasto sulle sue posizioni, perché il treno era già partito ed era difficile fermarlo in corsa.
    Colomba è tutt'altro che un debole. E lo ha dimostrato anche ieri. Chapeau.
    Cordialmente Gmajo

  5. Caro Roger, anch'io mi sono incuriosito per la presenza dell'operatore della web tv del Parma Fc, nonché primo collaboratore della responsabile dell'ufficio stampa, che ha filmato tutto "l'evento", che per altro non è stato proiettato sui loro canali telematici (come per altro era anche normale che fosse). Indubbiamente tra i compiti di chi appartiene a quel dipartimento c'è anche quello di dover riferire (e in questo caso pure produrre le prove filmate) ai superiori. Poi non so se tale materiale potrà essere utilizzato per eventuali contestazioni all'allenatore che rimane, sia pure esonerato, un tesserato, e dunque un dipendente del club. Si tratterà di capire, infatti, se le parole decise e senza veli, ma pronunziate con garbo ed educazione da Colomba, possano essere ritenute in qualche modo lesive per l'immagine del club, e se per questo il medesimo intenda intentare un procedimento contro Colomba. Mi risulta, tuttavia, che il tecnico avesse richiesto se non l'autorizzazione, almeno la collaborazione del club, per organizzare il suo doveroso saluto. Considerando questo dettaglio la presenza del collaboratore dell'ufficio stampa potrebbe essere considerata normale, ma, pur sapendo il club della volontà del tecnico di dire la sua, forse non si immaginava che lo stesso riferisse la sua versione, pur senza polemica, ma pure senza paraventi. E comunque la si intenda è normale che il club debba sapere, per fonte diretta, e non indiretta o mediata dalla stampa, quanto un proprio uomo, sia pure esautorato, dice in pubblico.
    Anch'io convengo che il punto decisivo sia stato Novara, e la pensa così anche Colomba, il quale, parlando informalmente con noi cronisti fermatici per sorseggiare una bibita con lui, al termine della conferenza a "casa sua", lo ha pure detto, rivedendo parzialmente la risposta che pubblicamente mi aveva dato, quando cioè gli avevo chiesto se era stato dalla partita Milan-Parma che avvertiva una certa mancanza di feeling.
    Sul discorso del Cv di Colomba, può anche darsi che parli come Roger certifica, tuttavia lo sapeva benissimo anche il GhiLeo: Colomba non è che avesse puntato loro una Beretta calibro 45 prima di accettare la patata bollente del post-Marino. Ma a sette giornate dalla fine era il minimo che potesse chiedere. E poi dopo lo splendido lavoro svolto ovviamente meritava la conferma, ovviamente, ma se si avevano in testa progetti ambiziosi (io li definirei più correttamente presuntuosi) si dovevano avere gli attributi di dargli il benservito e far venire l'allenatore che in tanti dicevano avessero già "prenotato". Una volta che, controvoglia, lo confermi, poi devi avere lo stomaco per digerire gli eventuali passi falsi. E se a Milano vuoi stupire devi acquistare la Juve, non il Parma. O per lo meno la metà dei giocatori di un certo tipo della Juve, non quelli che ha il Parma. Parma attrezzato per viaggiare attorno al 12° posto in classifica, soppesando razionalmente le forze, ma che se non centrerà dopo la rivoluzione almeno il 10° posto avrà fallito la propria missione. 10° posto con l'organico di oggi: poi se dovesse arrivare Mariga e qualcun altro l'asticella si alzerebbe ulteriormente… Specificato questo, però, con una certa onestà debbo dire che subire cappotti a ripetizione (anche fuori stagion) è indubbiamente fastidioso anche per i tifosi: ma non credo che questi fossero confezionati solo da Colomba. Il quale, giustamente potrebbe dire: se vinciamo il merito è di tutti, quando perdiamo la colpa è solo mia… Il vergognoso encefalogramma piatto di certe partite mostrato dai giocatori dovrebbe farli riflettere. Cordialmente Gmajo

  6. Gentile si.Majo, grazie per la risposta. Le chiedo una curiosità: ma nella chiacchierata informale, è stato protagonista anche il collaboratore dell'ufficio stampa del Parma? E Colomba è rimasto infastidito da questa presenza "societaria"?
    Riguardo alla sua interpretazione della vicenda però non condivido due cose: 1) I giocatori chi è che li motiva? Su questo Colomba ha le sue colpe. In pochi ricordano Parma-verona di coppa italia, anche quella partita fu una tappa "infausta" perchè l'emblema della sbagliata filosofia gestoria, peraltro ben illustrata dal buon Colomba ( 14 titolari, agl'altri gli scarti di minutaggio o la Coppa Italia), dello spogliatoio. Ciò secondo me non dev'essere andato giù a Ghirardi. 2) E' sbagliato fin da ora dire che con Donadoni gli obbiettivi cambiano: invece rimangono gli stessi! Altrimenti rischiamo di iniziare il famoso circolo vizioso, bruciando anche il buon Donadoni, che mi pare mertiti la stessa fiducia e stima di Colomba, essendo anch'essi una persona onesta e di altri tempi, cosa non facile da trovarsi nel mondo del calcio. Riteniamoci quindi fortunati nella scelta di Donadoni, fiduciosi che saprà portarci un tipo di gestione degl'uomini diversa da quella di Colomba.
    Saluti

  7. Ciao Gabriele,
    sul fatto che si sia sentito un allenatore usa e getta non posso che dargli ragione; nessuno ha avuto il coraggio di dargli il benservito dopo l'insperata salvezza, ma quasi tutti poi hanno dato per scontato il fatto che, dopo questa stagione, non sarebbe stato più lui l'allenatore.
    E questo non gli ha giovato di certo, anche se poi lui ci ha messo, molto, anche del suo.
    L'impressione generale che ho avuto della sua conferenza stampa è che comunque lui abbia difeso tutte le sue scelte, infatti quando parla di suoi errori sono sempre al condizionale…
    Non so se gli sia stato fatale la partita contro il Milano o quella di Novara. Poco cambia.
    In entrambi i casi si sono palesati i suoi i limiti.
    A San Siro, per esempio, la decisione di far debuttare dei giovani buttandoli allo sbaraglio, ha evidenziato a mio parere ( e forse anche agli occhi della squadra ) la sua convinzione di non provare neanche a giocarsela quella partita e di darla già per persa. E non è stata l'unica.
    Della grinta, della determinazione, della convinzione nei propri mezzi che hanno permesso la straordinaria galoppata della scorsa stagione, per la quale dobbiamo essergli grati, è rimasto ben poco in questa stagione.
    Probabilmente allora hanno avuto un peso determinante la forza della disperazione e il coraggio di chi non ha più niente da perdere, mentre quest'anno, in acque più tranquille, è riemerso un atteggiamento più rinunciatario, calcolatore e attendista che non è stato digerito dai vertici societari.
    E neanche a parte della tifoseria.

    Chiudo sulla spinosa questione Crespo, sulla quale ammetto di far fatica ad essere obiettiva.
    Ti devo confessare che ho dovuto riascoltare le seguenti dichiarazioni più volte, non credevo alle mie orecchie.
    “ per la nostra squadra e per il tipo di atteggiamento aggressivo, il tipo di atteggiamento diciamo pure da battaglia – vogliamo dire da provincia? diciamo da provincia – forse Crespo non era indicato “
    Non era indicato ??? Non si era accorto che Crespo era così poco indicato da aver sostenuto la baracca nella prima parte della stagione con i suoi goal, la sua grinta, il suo attaccamento alla maglia e, non ultimo, mettendoci anche la faccia nella famosa conferenza stampa ?
    Quando poi, a sua discolpa, ha proseguito dicendo che l'esclusione di Crespo però l'ha fatto a vantaggio di altri giocatori, Pellè per esempio, beh, a questo punto veramente non ho più parole.
    Sono semplicemente basita.

    Febbredacalcio

  8. Ciao Davide, il tuo commento è arrivato prima che tu potessi leggere quello che stavo contemporaneamente componendo in risposta a Mara, la quale non è stata tenera, come tu rimarchi, nei confronti di Ghirardi utilizzando termini che in effetti neppure io condivido, o che preferirei venissero evitati, dal momento che mi piace di più il dialogo, l'argomentazione che non l'invettiva tout court. Come scrivevo prima, però, Mara ha il diritto di disprezzare il presidente, tanto come lui ha il diritto di esonerare un tecnico che, nella considerazione e nell'azione ha dimostrato di disprezzare.
    Hai ragione a scrivere che lui è liberissimo di esonerare i tecnici perché è lui che paga, ma nello stesso tempo la piazza e noi giornalisti abbiamo il diritto, a nostra volta, almeno di poter dire la nostra su di lui, non avendo altrettanto il potere di esonero da lui esercitato. Quando si è personaggi pubblici, tanto più se si è presidenti di una società di calcio – e il discorso vale anche per gli Amministratori Delegati – credo sia fisiologico sentire critiche ed elogi a seconda del momento, delle decisioni, etc. e bisognerebbe accettarli tutti senza fare una piega. Poi c'è chi la critica la esercita per missione o per professione e deve attenersi alla deontologia e non scadere in volgarità come è normale che facciano i tifosi. Sia virtualmente che nella realtà. Io non mi formalizzerei troppo, però c'è chi se la prende…
    Ma veniamo ai tuoi appunti sulla conferenza di ieri di Colomba. Il mister, fuori microfono, ha detto visto che non mi loda nessuno mi lodo da solo. E' vero che chi si loda si imbroda, però capisco anche la sua delusione non solo per il provvedimento, ma anche per le modalità. E io aggiungerei soprattutto per le motivazioni esposte, direi certo non con stile, in Tv da un personaggio influente come Giorgio Orlandini, di cui è risaputa la vicinanza ideologica con l'attuale proprietà. Quindi convengo con te, caro Davide, sul fatto che ci possa essere stata anche qualche esagerazione nella elencazione dei meriti, che onestamente avrei evitato anch'io. Ma nel minuto in cui presenti il menù tanto vale arricchirlo. Tu dici che Dzemaili non è stato valorizzato da Colomba: in effetti lui anche prima del suo arrivo era stato tra i più continui, comunque indubbiamente Colomba non gli ha fatto male e se due anni dopo Leonardi si prende ancora i meriti dei calciatori dell'Udinese esaltati da Guidolin (ma da lui scelti), non vedo perché un allenatore non possa prendersi il merito di aver valorizzato dei calciatori presi da lui. E lui stesso, Colomba, lo ha detto in conferenza: gli elogi vadano non solo a chi acquista, ma anche a chi valorizza. Lo stesso, aggiungo io, dovrebbe valere per i demeriti, ma lì a pagare sono sempre gli allenatori, anche se poi Leonardi sovente ci dice di "assumersi le sue responsabilità". Sì, ma concretamente? Continua

  9. (Prosegue) Se su Dzemaili Colomba può aver esagerato nel prendersi dei meriti, su Giovinco (che è stato il maggior investimento dei crociati degli ultimi anni) ce li ha tutti e per me è stata una ingrata la Formica nel minuto in cui, sia pure davanti ad una platea di ragazzi, e non in dichiarazioni ufficiali, ha dichiarato che Donadoni essendo più giovane di Colomba è più innovativo. Intanto quel retrogrado di Psycolomba gli aveva ritagliato una "posizioncina niente male", della quale il tecnico si era vantato in occasione della visita di suoi colleghi bolognesi a Collecchio. Posizioncina che gli ha consentito di realizzare il maggior numero di gol da quando gioca. E non sono altrettanto convinto, al di là che con Donadoni abbia già segnato, che sarò così in futuro se il nuovo mister continuerà ad impiegarlo "alla Marino" come fatto alla prima uscita. Per me Colomba si è dimostrato signore anche troppo nei confronti di Giovinco, altroché, alto che alimentato la polemica velata. E' Giovinco che ha fatto due esternazioni (l'altra era quella sul fatto dei pareggi riferita da Piovani) che avrebbe potuto risparmiarsi per decenza e per riconoscenza. Ma non vorrei approfondire oltre questo tema, perché vorrei dedicargli un articoletto quanto prima. A proposito: in tanti si aspettavano una mia opinione (in un editoriale) sulla conferenza di Colomba di ieri. Ebbene ho preferito investire il mio tempo per mettere a disposizione dei lettori i video e il testo integrale sì da offrire il punto di vista del fu-mister, senza mediazioni; e quindi di chiosare volta per volta rispondendo ai commenti dei lettori. Spero che questa metodologia risulti gradita.
    Davide accenna anche alle domande provocatorie dei giornalisti che avrebbero spinto il di solito signore Colomba fuori dalle righe. Non penso sia andata proprio così. Il mister ha parlato a ruota libera per 15 minuti, durante i quali ha tirato fuori quelle che gazzettadiparma.it ha definito alcune frasi ad effetto (l'allenatore-bic, ringrazio chi mi ha scelto ma non chi mi ha cacciato, e così via), senza il forcipe dei cronisti per farle venire alla luce. Dopo, approfittando della disponibilità, sono stati approfonditi alcuni temi non toccati: ad esempio personalmente (e di solito sono il più birichino) gli avevo chiesto di Crespo, di cui non aveva detto nulla, delle modalità dell'esonero, del fatto che fosse già stato delegittimato dopo Milan-Parma e così via. Non mi sembrava fossero domande provocatorie.
    Non mi trovo d'accordo infine sulla tua considerazione che Colomba avrebbe tirato in ballo Leonardi (sfruttando l'effetto dei suoi detrattori) quando l'esonero è da attribuirsi totalmente a Ghirardi: allora siamo d'accordo che l'esonero è presidenziale al 100%. Di Leonardi Colomba ha solo riferito l'atteggiamento durante la famosa riunione alla quale il padrone non "si era scalato" ad andare, delegando al suo "killer" il compito di silurarlo (anche se questi non poteva fare altro che legare l'asino laddove voleva il padrone, dal momento che il treno dell'esonero era già partito e non si poteva più fermare, pur non condividendo, probabilmente, il colpo di testa del suo datore di lavoro, in quanto, razionalmente, ho ragione di credere che Leonardi volesse mantenere l'attuale guida tecnica, magari anche contando di avere già Gasperini in mano). Ciao Gmajo

  10. Salve Roger, durante la chiacchierata informale, che era poi una semplice bicchierata (analcolica, dato anche l'orario…) non mi pare ci fosse tra i presenti pure il collaboratore dell'ufficio stampa, la cui presenza durante la parte "ufficiale" non mi pare abbia infastidito l'allenatore, il quale credo avesse informato della sua decisione di incontrare i giornalisti il dipartimento comunicazione del Parma FC. Ma, come spiegavo poco fa anche a Davide non credo proprio che Colomba ieri, presentatosi con tanto di appunti e occhialetti da presbite per favorire la lettura, possa aver subito alcun tipo di condizionamento nel dire quello che si era preparato, indipendentemente dai presenti nell'uditorio.
    Debbo anche aggiungere che sembrerebbe che i vertici societari non si sarebbero scomposti più di tanto per l'esternazione di Colomba, il quale anche secondo loro avrebbe detto solo la verità (magari vista da una prospettiva diversa dalla loro e da quella offerta in pasto alla nostra gente), anche se di solito la verità fa male. Ma se l'esternazione dovesse essere stata accolta davvero con serenità non ci sarebbe che da lodare i vertici per la maturità mostrata nel caso specifico. Del resto Psycolomba doveva tutelare pure la sua immagine, che poteva un po' uscire con le ossa rotta, se fosse passata la vulgata che era stato lui a tirarsi indietro. Ma che il Ghiro si fosse assunto in prima persona l'onere e l'onore della scelta era ben chiaro già dalla intervista concessa ai cronisti locali l'altro giorno a Collecchio.
    Sugli altri due appunti che Roger mi muove replico così. Primo: è vero che è il mister che deve motivare i suoi uomini ed indubbiamente ha fallito nelle gare contro le grandi e in quella in Coppa Italia col Verona, tuttavia sono anche stati i suoi uomini ad averlo tradito con prestazioni non all'altezza. Tanto poi chi paga è sempre uno… Comunque proprio la gara col Verona dimostra la pochezza delle seconde linee e testimonia della bontà del pensiero di Colomba di fidarsi – soprattutto – delle prime scelte. A far stizzire Ghirardi (e in parte Leonardi) a San Siro col Milan era stato l'atteggiamento da vittime predestinate, dal momento che Colomba aveva privilegiato la gara col Cesena di tre giorni dopo (risparmiando Lucarelli, e dando spazio alle tante invocate forze fresche. No, dico: se hai 30 giocatori e non fai uno straccio di turn over quando hai 3 gare in otto giorni quando le fai?). E a distanza di tempo, con un esonero sul groppone, Colomba ha ribadito di non essere pentito di quella scelta. Perché l'ambizioso Ghirardi avrebbe preferito far bella figura con Galliani a San Siro, poi, però, i punti per salvarti o fare qualcosa in più la formichina Colomba sapeva di doverli raccogliere appunto nello scontro diretto con una pericolante. Al solito si palesa la dicotomia tra il vorrei essere e quello che sono in realtà. Altro che mediocre: Colomba era realista con i piedi ben piazzati per terra…
    Secondo: caro Roger, non sono d'accordo. L'asticella è stata alzata – ufficialmente – da Ghirardi e da tutti gli ambiziosi come lui. E indietro non si torna. Se il Parma non c'entra (minimo) un decimo posto è fallimento stagionale. E non è per mettere pressioni a quel galantuomo di Donadoni che per quel che ho visto stimo e rispetto, e mi sta pure simpatico. Ma anche lui ha voluto la bicicletta: mo' pedali. E allo stesso tempo anche Donadoni aveva parlato di parte sinistra della classifica. Se con Colomba e l'organico fino al 31.12 eravamo da 12° posto, con il nuovo mister, le prime operazioni e i proclami siamo minimo da 10° posto. Chi è ambizioso non ha paura, non è tremebondo: e allora che timori ci sono per l'asticella alzata. No, caro Roger: d'ora in poi appena si scende sotto il decimo posto si è in zona rossa, in zona fallimento. Fallimento tecnico, quello evitato un anno fa da Colomba. Il quale giustamente ieri sera aveva pure detto: "E' proprio vero che a far del bene…" Cordialmente Gmajo

  11. Cara Febbre, dunque la notte ti ha portato consiglio e così, alla fine, non ti sei espressa con termini da querela come avresti fatto volentieri a caldo ieri sera… Io direi che sulla questione Crespo Colomba abbia "toppato" ad inizio stagione quando ha deciso – magari seguendo anche quei programmi societari che gli chiedevano di valorizzare i giovani – di non prendere in considerazione Crespo. Ieri ha anche aggiunto che la sua idea su Crespo se la era fatta verso la conclusione della stagione scorsa, quando gli preferì Bojinov, anche perché Hernan non stava bene. L'errore della società è stato confermarlo (del resto, come ha ben argomentato anche Sandrone Piovani, i due grandi nemici, Colomba e Crespo, sono stati accomunati dal comune destino di essere stati contrattualizzati più per immagine che per reale convinzione, essendo mancati gli attributi di dire ad entrambi arrivederci e grazie) quale giocatore se ormai non rientrava più nei piani (né del tecnico, né della società. Poi Ghirardi, facendo il Moratti, lo ha accontentato, ma col senno di poi, fu indubbiamente un errore. Hernan un anno fa era stato commovente: ma Colomba doveva ancora arrivare, era stato Marino a salvarsi da un esonero anticipato, grazie ai gol determinanti di quello che era stato il capocannoniere crociato. Che ci fosse freddezza attorno ad Hernan lo si era capito già dalla prima conferenza stampa, in agosto al Tardini. Solo come un cane. Anzi, solo come Colomba a Roma… E, diciamolo pure, anche i suoi compagni, sovente fischiati con lui acclamato in tribuna, non so fino a che punto "lo godessero", specie se dovevano sobbarcarsi per lui la scocciatura di andare nei club, specie se a lui intitolati. Leggevo prima su parmafans dove ci sono tantissimi estimatori di Crespo, che sperano in un recupero del Valdanito con la gestione Donadoni: magari mi sbaglio, ma mi pare una pia illusione. Il nuovo coach non è stato neppure "paraculo" da portarlo in panchina (dopo averlo convocato, almeno Colomba gli lasciava i w.e. liberi…) per un potenziale scampolo di partita di addio, quando gli mancava Pellè ed invece quella tribuna – assieme al "reietto" Blasi – la dice lunga sul fatto che il nuovo corso seguirà il cammino tracciato. Colomba sbagliò a non usarlo all'inizio, quando poteva dare qualcosa. A frittata fatta tanto valeva che, con coerenza, lo lasciasse fuori, specie ora che parrebbe essere impresentabile. Del resto lui stesso, quando annunziò la volontà di andare a giochicchiare all'estero, legittimò l'impopolare scelta di Colomba. Per me Crespo, opportunamente motivato e "gasato", avrebbe potuto dire la sua anche nel Parma provinciale, come aveva fatto, un anno fa, quando era stato un modello. Una volta abbattuto il totem, però, inutile proseguire ad idolatrarlo… (continua)

  12. (prosegue) – Sui giovani allo sbaraglio a San Siro con il Milan non mi trovo affatto d'accordo sulla tua valutazione, ma ne parlammo anche tempo fa e lo dissi pure in Tv. Non si può tirare per la giacchetta un povero Cristo chiedendogli continuamente di far giocare i giovani, e poi quando lo fa gettargli addosso la croce. Cavoli, un po' di coerenza! Ma come si fa, ragionevolmente, a credere che schierando Feltscher per Lucarelli (unico titolare risparmiato per scelta!) il tecnico avesse mandato un messaggio ai suoi come dire: chissefrega del Milan? Si manca di rispetto anche a Feltscher, uno dei tanti giovani invocati. E se le riserve dei centrali sono Feltscher e Brandao (a lungo indisponibili) oltre SantaCroce, che ci ha fatto rabbrividire ogni volta che ha giocato sarà colpa del povero Colomba? Il quale ha schierato il meno peggio di quelli a disposizione. Se hai 30 persone dovrai pure farli giocare. O no? Errata gestione del gruppo? Non mi pare proprio. Gli hanno fatto la fronda? Ma se ha appunto sempre fatto giocare capitano e senatori insistendo sempre sugli stessi ! Col Verona ha sbagliato ha schierare 10 riserve su 11? E quando doveva farli giocare, allora, se non in quella occasione. Loro, piuttosto, i rincalzi, hanno forse fatto la gara della vita per mostrare che si stava sbagliando l'allenatore a tenerli fuori? Non mi pare proprio. E vogliamo parlare – razionalmente – della prova di Crespo in quella occasione? Beh, credo sia meglio stendere un velo pietoso. Colomba difensivista, scriveva qualcuno. A parte che col Lecce l'ha recuperata con quattro attaccanti in campo, forse Monsieur Donadoni non ha forse replicato la sua mossa (felice con l'Udinese, non altrettanto nelle repliche) fuori una punta (stavolta Biabiaby, quella volta Pellè) per mettere dentro lo "stopper" Santacroce? Non si è visto forse un 5 3 2 paurosamente schiacciato nella propria metà campo come nella partita vinta sul Chievo gestione Colomba? Il mettere dentro un difensore per un attaccante è un segnale di dover arretrare e chiudersi solo se la mossa la fa Colomba, mentre se la fa il propositivo (teoricamente) Donadoni no? Anche se a me ha convinto di più l'ordinato 5 3 2 che il confusionario 4 3 3? Ciao gabriele

  13. caro Gabriele,
    che Colomba abbia toppato non c'è dubbio, ma non ad inizio stagione, bensì già nella scorsa dove, a mio avviso, ha fatto un madornale errore di valutazione su Crespo. E se non l'ha mai schierato era perché non lo riteneva “indicato”, come del resto ha ammesso candidamente ieri.
    E non ritirarmi fuori la solfa che Crespo stesso, quando annunziò la volontà di andare a giochicchiare all'estero, legittimò l'impopolare scelta di Colomba.
    Crespo annunciando la sua decisione si riferiva a Giugno dell'anno prossimo, non di certo alla stagione in corso.
    Capitoli giovani : c'è modo e modo di inserirli, e quello non è stato di certo il migliore.
    In merito alle riserve utilizzate in Coppa Italia, devo riconoscere che la prova è stata deludente assai.
    Se proprio poi vogliamo parlare – razionalmente – della prova di Crespo, in quella occasione, se ben ricordo, pur giocando male, un palo lo prese.
    Infine, sul fatto che Colomba non sia difensivista non posso che darti ragione : i 35 goal al passivo stanno lì a testimoniarlo.

    Febbredacalcio

  14. P.S.
    Ora è chiaro a tutti a chi Crespo non augurò buongiorno in quella conferenza.
    Ma perché dici "che ci fosse freddezza attorno ad Hernan lo si era capito già dalla prima conferenza stampa, in agosto al Tardini. Solo come un cane." ?
    Da parte di chi ?

    Febbredacalcio

  15. A chi non augurò buongiorno, febbre? A me non risulta chiaro… Anche perché i presenti erano solo i giornalisti. Nell'occasione Crespo era solo come Colomba a Roma (alla riunione arbitri)… Appunto ci si poteva attendere che a quella sorta di "presentazione" di conferma ci fosse anche qualcuno della società, invece, a parte il facente funzioni addetto stampa non c'era proprio nessuno.
    La storia della auto-esclusione di Crespo non è una solfa: forse non sarebbe cambiato nulla, di fatto sul suo utilizzo, con quello che era il convincimento del tecnico di cui ci ha riferito ieri, però certo gli ha offerto un perfetto alibi, una perfetta motivazione. Si, certo Hernan parlava dell'anno prossimo, ma se dice che non riesce a reggere i ritmi di allenamento e del campionato, va da sé che si riferisse al presente non al futuro. E poi, come hai visto, con Donadoni le cose non sono cambiate. Hernan era l'ultimo degli attaccanti in rosa nella graduatoria di Colomba, ma forse era anche l'unico punto su cui si trovava d'accordo con la società.
    Sul fatto dei giovani per me la gestione di Colomba non ha pecche. Se a San Siro non aveva Lucarelli (era anche parzialmente acciaccato), chi avrebbe dovuto schierare? Santacroce e non Feltscher? Non credo che le cose sarebbero cambiate di molto. Brandao? Che era indisponibile. Quello passava il convento…
    E la Coppa Italia dimostra che le sue scelte non furono cervellotiche. Ne scelse 15? va bene, ma li scelse bene. A parte la valutazione su Crespo, probabilmente sbagliata all'inizio. Di contro, non lasciandosi condizionare dal popolo, ha mostrato una certa saldezza. Ma sulla gestione degli altri non gli si possono muovere appunti. Ciao Gmajo

  16. Ah, mi ero persa questo particolare, o forse non era stato rimarcato dalla stampa.
    Temo anch'io che anche con Donadoni le cose non cambieranno e che il danno fatto sia irrimediabile.
    Sulla gestione dei giovani di pecche per me invece ne ha avute, come anche nella scelta dei 15; Musacci per esempio, che è stata un piacevole sorpresa domenica scorsa, quanti minuti ha giocato con Colomba?
    E sempre a proposito della partita contro il Milan, a parte in difesa dove aveva gli uomini contati mi spieghi il debutto di Nwanko che fino a quel momento non aveva mai giocato un minuto.
    Io credo che i giovani vadano inseriti gradatamente, ma in modo costante, negli schemi della squadra.
    Tornando poi sulla conferenza di ieri non mi sono sembrate proprio eleganti, e neanche signorili, tutte le lodi che si è fatto da solo per il suo buon operato.
    Un dubbio magari che se fosse stato davvero così buono sarebbe ancora al suo posto l'avrà mai sfiorato ?

    Febbredacalcio

  17. Non ho capito a quale particolare ti riferisci, febbre. Comunque se anche Donadoni le cose non sono cambiate (almeno per ora) significa che due allenatori stanno giudicando Crespo non idoneo o non utile, o comunque meno preferibile di altri. e ricordo che Pellè era indisponibile l'altro giorno. E che l'altro convocato finito in tribuna era Blasi, il quale, come noto, non rientra più nei piani. A questo punto uno potrebbe interrogarsi sul perché del suo arrivo, ma finiremmo fuori tema. Diciamo solo che alle volte per fare determinate operazioni (la vendita di Dzemaili) devi accettare anche contropartite non volute. Crespo, però, cara Febbre, non è più un ragazzino: un dirigente del calcio mi ha detto che è inguardabile con quei capelli brizzolati in mezzo a dei ragazzini. Colomba ha spiegato che a lui servisse gente di gamba ed Hernan, il vecchietto Hernan, da questo punto di vista non era proponibile. Hernan di oggi non è quello né dell'anno scorso, né quello dei bei tempi. E si tratta di farsene una ragione. Il tempo, come l'Oceano, non si può fermare. Anche a me piacerebbe avere quei 20-30 anni in meno, ma ahimè, sono trascorsi… La vecchiata va accettata, se no si diventa un po' ridicoli come quelle over 6o rifatte che hanno il viso da bambolina. Purtroppo bisogna saper scegliere i tempi anche per smettere, per evitare calvari del genere.
    Sul discorso dei giovani ieri Colomba ha spiegato che nella sua visione i ragazzi sarebbero stati introdotti – come da mandato ricevuto – nei tempi che riteneva opportuni. E cioè quando la salvezza sarebbe stata matematica o quasi. Ragazzi: è un finto problema quello dei giovani non utilizzati a 15 giornate del campionato. Ditemi chi è stato lanciato in queste prime giornate del campionato. Dici di Musacci: ma, a parte che non è Maradona, chi avrebbe dovuto stare fuori? Perché ha esordito Nwankwo a San Siro? Tu credi proprio che se il Parma è caduto in una delle sue bambole stagionali era perché c'era in mezzo lui? O non sarà forse un corto circuito collettivo? Ascolta bene l'intervista di oggi di Floccari, a proposito dei meccanismi collettivi di squadra. Il carneade Jadid ha fatto le sue onorevoli presenze pur preferito a Galloppa. e non ha certo demeritato. Su 30 persone devi fare delle scelte. Battezzi i migliori e punti su quelli. E gli altri sono un complemento. Non possiamo essere tutti dottori e professori. Servono anche infermieri o inservienti. Non ci possono esser 30 titolari, specie se una buona metà ha meno doti degli altri. Non mi pare che altre squadre abbiano ruotato e lanciato giovani. Colomba li ha impiegati sostanzialmente tutti. Poi se preferisce Pellè a Crespo ti scandalizzi, e se inbece non usa i giovani sì? Cerchiamo di essere coerenti e realisti. E poi il Ghiro lo ha cacciato stufo delle pappine prese sui grandi palcoscenici, perché non è un tecnico dal pedigree rinomato o di nome come Donadoni. Tutte le altre sono scuse. Risibili.
    Sulle auto-lodi mi sono già espresso prima: visto le poco signorili accuse ricevute – prime di tutte quelle di Orlandini a Bar Sport, anche nei modi, e poi quelle espresse anche a mezzo stampa – Colamba ci ha tenuto a dire il suo punto di vista, anche per pareggiare i conti. E, al di là di qualche piccola esagerazione o sbavatura, non ha neanche esagerato più di tanto. Ci pensi anche quell'ingrato del signor Giovinco, rinato grazie a Colomba. E ci pensino tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Parma, avendoci salvato proprio grazie alle doti di buon senso ed equilibrio. E al suo posto sarebbe rimasto se il presidente non avesse la sindrome da esonero compulsivo, che lo ha portato a cambiare 10 allenatori in 5 anni. E l'unico che gli ha resistito concludendo un campionato è un certo Francesco Guidolin. Ciao Gmajo

  18. Caro Gabriele, condivido gran parte delle considerazioni che hai svolto nel post che hai pubblicato in replica al mio commento. Ti invito però a riflettere su alcuni aspetti: se non sbaglio Giovinco non è stato il primo a criticare (secondo me velatamente e con molta educazione, ma è un mio punto di vista) la gestione Colomba. Lo stesso ha fatto Lucarelli nella famosa conferernza stampa delle "vecchie troie", così come Danilo Pereira nel dopo Parma-Siena. Al contrario, nessun giocatore (neppure il capitano Morrone) è sceso in campo a difesa del vecchio mister e, correggimi se sbaglio, nessuno ha speso parole di elogio e gratitudine nei confronti di Colomba (eccezion fatta per le solite frasi di rito che seguono l'esonero di un allenatore). A questo punto è lecito pensare che lo spogliatoio non fosse più con Colomba. Ed è questa una della maggiori colpe che gli vanno imputate. L'affaire Crespo, le liti con Candreva la scorsa stagione e con Palladino quest'anno, la gestione mortificante di molti giovani dell'organico, sono lì a dimostrarlo. Inoltre, nel tuo post neghi che i giornalisti abbiano rivolto domande provocatorie al mister. Beh a me è parso, leggendo la tua trascrizione che alcuni tuoi colleghi abbiano tentato di cavalcare (legittimamente peraltro) la polemica. Può darsi che mi sbagli, ma in quel caso Colomba non avrebbe attenuanti. Certe cadute di stile andavano evitate, per rispetto di Donadoni, dei suoi ex calciatori e della sua stessa signorilità. Non dimentichiamoci infine che Colomba fu assunto per concludere la scorsa stagione e pretese un contratto pluriennale che la società onorerà in termini economici. Cosa voleva di più? La prima parte della stagione è stata deludente e la società ha deciso di cambiarlo. E' stato ringraziato per l'ottimo finale del campionato scorso; è stato messo alla porta per un avvio di campionato non all'altezza quest'anno. Concludendo, vorrei lanciarti una provocazione: quando lo scorso anno Marino fu esonerato non disse che il Parma si sarebbe ugualmente salvato grazie ai 32 punti conquistati durante la sua gestione, vero? Cos'è forse più signore di Colomba?! Davide.

  19. Buongiorno Gabriele,
    mi riferivo al particolare della presentazione di Crespo nella quale era solo, senza nessuna rappresentanza societaria.
    Sono evidentemente d'accordo con te che il tempo passa per tutti, ahimè, ma se, come tu stesso hai affermato in diverse occasioni, a inizio stagione ( questa ultima , non dieci anni fa ) Crespo era in forma mi chiedo come è possibile che nel giro di 1 mese o 2 sia diventato impresentabile.
    Di sicuro le continue esclusioni hanno accelerato, come dire, il suo inevitabile decadimento.
    A questo punto, come già espresso più volte e con grande rammarico, il discorso è chiuso.
    Tornando per l'ultima volta sulla partita col Milan, mi ero dimenticata che aveva giocato
    titolare anche Valdes.
    Ora se tu ritieni che far debuttare, o quasi, tre giocatori in quello stadio, uno in ogni reparto, sia un modo oculato di gestire la rosa, beh, mi dispiace, su questo punto difficilmente troveremo un accordo.
    Probabilmente avremmo perso lo stesso, i precedenti parlano chiaro, però mi sarebbe piaciuto un atteggiamento diverso, esempio quello del nostro prossimo avversario, il Bologna, non il Barca,
    che è riuscito a portare a casa un pareggio oltre che contro il Milan anche a Juventus.
    Sulla gestione della rosa concordo pienamente con Davide, e come lui credo che la squadra non fosse più con lui.
    So che tu ritieni l'esonero un capriccio presidenziale, ma non credo che Ghirardi sia masochista.
    Non ho condiviso tante sue scelte in passato, ma prima di procedere con un esonero, che peraltro
    gli costa anche in termini economici, ritengo che abbia soppesato, non poco, le voci dello spogliatoio.
    La verità non la sapremo mai, ma questa è l'opinione che mi sono fatta.

    Febbredacalcio

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