L’OPINIONE DI MAJO DOPO ATALANTA-PARMA 1-1 / NON SPARATE SUL PIANISTA. MA NEANCHE SUL PORTIERE…

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parma.repubblica.it sottolinea che dopo le prime dieci giornate Colomba e Donadoni hanno raccolto gli stessi punti: dunque, ribadisco, i problemi erano altrove, non nella guida tecnica. E ora che ci si deve guardare alle spalle più che davanti il bilancio parziale dell’operazione non è certo positivo”

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – Ieri sera, nel tornare da Bergamo sul “Ducato” dell’Associazione Petitot il più soddisfatto per il pareggio raccolto all’Atleti Azzurri d’Italia, ero proprio io, perché non mi fa mai schifo un punto in trasferta, nonostante sia stato strappato ad una squadra abbondantemente incerottata e con defezioni importanti registrare in settimana e anche poco prima dell’ingresso in campo a distinte già consegnate e fogli formazioni già distribuiti in tribuna stampa, con un iper lavoro per le hostess capitanate dall’addetto stampa Andrea Lazzaroni, premurose nel riferire, anche all’interno della cabina di Radio Rai nella quale ero ospitato, le variazioni, dapprima la nostra (con Pavarini per Mirante) e poi la loro (fuori Brighi dentro Carmona). Gli altri 7 sul mezzo noleggiato, e condotto da Ivo Dallabona con capomacchina il mitico Giuliano Baroni, erano piuttosto delusi, Lucia e Stefania, poi, inalberate. C’è da capirle, e da capirli: chi si sobbarca delle trasferte e ha amore per una squadra, la vorrebbe sempre vedere vincente, ma va da sé che questo sia impossibile. Dunque accontentiamoci dell’unica nota positiva, quel punticino che ci tiene lontani (+6) dal baratro, nonostante l’andamento lento delle ultime giornate, che ha fatto riporre (per l’ennesima volta) le ambizioni nel cassetto, per pensare alla solita contingenza (la lotta per non retrocedere)…

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parma colomba donadoni stessi puntiAvrei evitato volentieri di fare dei paragoni tra Colomba e Donadoni, anche perché tra i lettori i detrattori del primo non perdono occasione per darmi la patente di suo avvocato difensore, avendo costoro i paraocchi e non accorgendosi dunque quanto invece lo scrivente stia sostenendo pure il suo successore, che ha avuto il grande merito di tenere alta la bandiera del fair play verso la classe arbitrale, convertendo chi gli sta vicino a questa nobile causa che sottoscrivo pienamente. Il paragone, però, lo propone oggi parma.repubblica.it e non posso fare a meno di “quotarlo”: Donadoni e Colomba non solo sono pari per come appaiono ai miei occhi come “gentiluomini”, ma anche come resa sul campo certificata dalla cifre, dal momento che come titola il portale: “Colomba e Donadoni, dopo 10 giornate stessi punti”. Ancor meno soddisfacente per il nuovo tecnico se il raffronto lo si fa rispetto alle sue prime sette giornate rispetto alle famose sette di Psycolomba della scorsa stagione. Al difensore Ferrario non piacciono i bilanci parziali (durante una sua recente conferenza stampa non c’era stato modo di smuoverlo in questo, anzi…) e per certi versi non piacciono neppure a me, dal momento che i conti si fanno alla fine, però è nostro dovere tener segnato l’andamento al fine di cercare di capirlo e se possibile di migliorarlo. Parma.repubblica.it certifica: Colomba, prima di essere esonerato dopo la debacle con l’Inter, aveva totalizzato in campionato 12 punti in 10 giornate, esattamente lo stesso bottino raccolto Donadoni. L’ex tecnico mise in saccoccia quella cifra grazie a 4 vittorie e 6 sconfitte. Quattro successi contro compagini quali Chievo, Genoa, Napoli e Cesena. Diverso invece il cammino di Donadoni nelle prime 10 gare sulla panchina gialloblu: solo 2 vittorie (contro Siena e Chievo) e 6 pareggi (Bologna, Catania, Juventus, Genoa, Fiorentina e Atalanta). In sostanza, il neo tecnico perde meno ma pareggia di più”. Nell’analisi offerta dal portale pramzàn del quotidiano romano, manca, però, quella fase di “pareggite” attraversata dallo stesso ultimo Parma di Colomba, che a inizio stagione, invece, non aveva mezze misure (o vinceva o perdeva, e proprio questo dimostrava quanto fossero pretestuose le accuse piovutegli addosso di essere un catenacciaro difensivista): proprio quella fase, costellata da pareggi e sconfitte in alternanza, che lo avrebbe condotto all’esonero, assomiglia, pericolosamente, all’ultimo trend del Parma donadoniano, che dopo un indubbio “Fattore C” all’abbrivio (con punti raccolti ben oltre i meriti espressi sul campo), avrebbe finito di pagare il proprio debito con la buona sorte proprio in coincidenza con le due migliori prestazioni offerte dalla sua squadra, vale a dire a Genova e in casa con il Napoli, gare ampiamente condizionate da errori arbitrali, certo, ma, specie la prima, lo stesso contenente i soliti endemici problemi del vecchio Parma, incapace di chiudere la partita prima, di “farsela” addosso e subire l’avversario, di prendere gol nei minuti finali etc., tutti retaggi del proprio passato che affiorano nel presente. Analisi che non è solo mia, ma anche dello stesso Donadoni, il quale per primo, in molteplici conferenze, si è rifiutato di nascondersi dietro comodi paraventi come gli arbitraggi, per tener celate le manchevolezze dei suoi. Penso sia abbastanza chiaro che se i due tecnici, pur percorrendo strade diverse, sono arrivati allo stesso risultato siano altri i fattori determinanti di una stagione comunque fino ad ora deludente, ed ancor di più dopo che era stata alzata (da Tommaso Ghirardi in persona, ma anche da Leonardi e Donadoni) l’asticella delle aspettative con l’arrivo del nuovo allenatore e di 4 nuovi giocatori (che ovviamente non aveva chi c’era prima). Le due strade tecniche diverse, arrivate, fino a questo momento allo stesso risultato sono, in sintesi: da parte di Colomba la scelta del 4 4 2 come schema principale, quasi mai abiurato e con una ossatura fissa piuttosto collaudata, con scarso ricorso all’intera rosa; da parte di Donadoni, invece, una più ricca serie di varianti in campo tra i prescelti, e il passaggio alla difesa a 3 come costante; davanti, per fortuna, dopo il pervicace insistere sul 3 4 3 si è passati ad un più ottimale 3 5 2, che almeno andava un po’ a salvaguardare il prezioso lavoro di valorizzazione svolto da Colomba nei confronti di Giovinco e di Biabiany (quest’ultimo, però, nella nuova gestione ha reso decisamente di meno e anche ieri, contro l’Atalanta, non ci ha certo entusiasmato, a parte, forse, in una azione. Siccome tra i miei lettori c’è chi mi accusa di essere un Colombiano (a me non piacciono i partiti e i partigiani per partito preso, sono per la “concertazione”) ho voluto citare un’altra fonte per mostrare che non sono il solo a pensare che la famosa svolta stagionale non si è mai registrata. E per questo la delusione è ancor più cocente. Lo scrissi in tempi non sospetti: se questo Parma, con un nuovo allenatore e quattro giocatori nuovi arrivati nel mercato di riparazione non si piazza nella parte nobile della classifica, cioè almeno al decimo posto, è un fallimento. Bene, al momento la situazione è questa: ma ci sono ancora undici gare alla fine che possono cambiare tutto. Ciò non toglie che oggi il Parma sia quartultimo. Con il Milan da ospitare. E con le inseguitrici che hanno alzato il proprio rendimento in termini di punti raccolti, esattamente in coincidenza con la nostra flessione di risultati. Ma non voglio ragionare solo in base a questi: sarebbe ingeneroso nei confronti di chi è stato chiamato al capezzale di un malato che difficile a guarire non tanto per insipienza dei medici, ma quanto per l’endemica malattia di cui soffre. Oggi parma.repubblica.it si chiede: “Funziona la cura Donadoni? E’ lecito chiederselo con il Parma a quota 31 (-9 punti alla classica soglia salvezza) e ancora troppo vicino alla zona retrocessione (crociati quartultimi con  sei punti di vantaggio sul Lecce)”. Io non la metto negli stessi identici termini perché, come scrivevo poco fa, non è colpa del dottore, ma del malato. Penso che anche il significativo capoverso “il gambero” che chiude l’odierno pezzo sulla Gazzetta di Parma di Paolo Grossi da Bergamo (ad avviso dello scrivente è indubbiamente la miglior firma sportiva su piazza per lucidità ed onestà di analisi), possa offrire al lettore che non ha gli occhi foderati di prosciutto l’esatto spaccato della situazione: “Temevamo che il bel Parma visto con il Napoli potesse rimanere una mosca bianca. Finora è così. La pochezza offensiva è preoccupante, anche se con il rientro di Lucarelli la difesa sembra sbandare meno. Biabiany non va al tiro neanche se lo pagano, Okaka e Floccari sono macchinosi, Valdes ci prova e Giovinco predica nel deserto. Incartiamo come regali i gol dei vari Zaccardo e Paletta, però resta l’amara sensazione di una squadra che fa fatica a progredire e che potrebbe avere una classifica ben diversa con un po’ di convinzione in più”. Convinzione che sembrano avere le inseguitrici, come è normale che sia a questo punto della stagione quando si registrano clamorose resurrezioni ed altrettante precipitose discese. Peggiore di quella del Parma è indubbiamente quella del Cagliari che il sottoscritto aveva già da qualche settimana individuato quale candidata alla retrocessione, in caso di miracolosa salvezza del Lecce. Potrebbe essere quella di Cellino (che oggi ha cacciato ancora Ballardini) la nuova Samp, che lo scorso anno, però, fece harakiri non solo sul campo, ma anche con le scelte societarie sul mercato di gennaio. Il problema è che se ti trovi davvero a dover fare i conti con la classifica, il fatto di essere una squadra teoricamente da dodicesimo posto, poi migliorata da decimo a gennaio, non ti aiuta se non hai dentro di te quei valori proprio da squadre provinciali, o disperate, che si debbono salvare e che combattono con grinta, corsa e determinazione. Io non sono affatto stupito per i recenti exploit di Lecce e Siena (che ci ha scavalcato!), nonostante qualche mio saccente collega avesse dato per chiusa la lotta retrocessione da settimane. Quello che temo è che il Parma non abbia dentro di sé la forza per reagire qualora si dovesse trovare ad attraversare una congiuntura ancor più difficile dell’attuale. Due parole, infine, sul portiere. Prendo spunto dal commento inviatoci oggi da Ale: “Buongiorno Majo non so se stasera lei sarà a Tv Parma. se per caso ci fosse potrebbe chiedere all’inventore del calcio alias Belle’ della prestazione di Pavarini? Niente contro il buon Nicola ma sentire per mesi mettere sullo stesso piano se non peggio, lui e mirante veramente non stava né in cielo né in terra, come inutilmente ha tentato di spiegare Bucci, ma si sa Belle’ ha giocato 300 partite in serie a in porta….” per dire di non sparare oltre che sul pianista (nel caso specifico l’attuale Donadoni, ma anche il suo predecessore Colomba), ma neppure sul portiere. Come ho risposto ad Ale: “non credo che starei lì a mettermi a discutere con Bellè sul tema portieri. Intanto perché non mi è parso che egli abbia sostenuto Pavarini in modo smodato, e poi perché non è certo l’unico di quel parterre che possa essere scambiato per "inventore del calcio". Il dualismo Mirante-Pavarini, poi, non ha appassionato solo quello studio, ma anche quello di Calcio & Calcio, e dopo l’ottimo rendimento di Pavarini nelle prime cinque giornate di Donadoni l’argomento non poteva certo essere trascurato, essendo un po’ sulla bocca di tutti i tifosi crociati. Che ieri, poi, il veterano potesse fare un po’ di più (diciamo che è un po’ parso Mirante…) è un altro discorso. Non credo, comunque, che Bellè e gli altri che sostenevano che Pavarini dovesse giocare, facessero un paragone "in assoluto" tra i due numeri uno: i giudizi non dovrebbero mai essere assoluti, ma relativi, specie in questo caso. Esiste, poi, una regola non scritta del calcio, che è squadra che vince non si cambia: se poi di quella squadra vincente, o pareggiate, ma comunque in serie positiva, il dodicesimo non solo ne fa parte, ma è pure protagonista in positivo, io non l’avrei avvicendato, così come Donadoni ha dovuto fare per la ragion di stato. Che poi Mirante si deprezzasse stando in panca era tutto da vedere: magari si può deprezzare di più andando in campo… E nel frattempo il magic moment di Pavarini si è esaurito, un po’ come il fattore C che aveva caratterizzato le prime uscite di Donadoni. Detto questo, non credo sia giusto nei confronti di Pavarini che venga messo in croce per il golletto di ieri. Infine: posto che non mi pare che Bellè avesse messo sullo stesso piano Mirante e Pavarini, non direi che Bucci, quella sera, abbia fatto a propria volta delle classifiche di merito tra i due estremi durante la sua apparizione a Bar Sport: Bucci aveva solo chiarito che i due hanno differenti modi di vivere la partita e di guidare la difesa. A questo proposito ha sancito che non è vero che Mirante sia "muto", ma va da sé che le indicazioni che "sbraia" il più anziano siano più facilmente percepibili rispetto a quelle timide del più giovane. Gabriele Majo

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Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

6 Commenti

  1. eppure vedrai caro gabriele che le critiche pioveranno si sul pianista….e temo che propio Donadoni possa essere il prossimo destinatario ..per ora tutti si astengono dal puntare il dito solo perchè c'è la convinzione che i torti subiti siano la vera ragione di questa "crisi" ma con tutti i punti disoponibili ancora, si rischia di utilizzarlo come alibi ed è sbagliato…un conto se ci fossero solo 5 partite allora si che ci sarebbe da dire ma ma ne mancano 11…la squadra deve liberarsi da ogni tara mentale ..quindi sotto e ricominciare a pedalare e correre come con colomba lo scorso anno…lo stesso parma di genoa e napoli ce la farà a a salvarsi altrimenti …non ci voglio nemmeno pensare.tornando a Donadoni mi dispiace perchè ritengo che non possano esser sempre gli allenatori che transitano da parma ed essere presi come caprio espiatorio per inefficenze dettate da vicissitudini economiche…che tutti conoscono…ma che almeno io,(magari esagero però….credo che l equivoco parta propio da questo) non sono disposto a giustificare perchè poi le dichiarazioni non sono in linea con questa problematica fondamentale…si vuol far crdere all gente che il parma è quello che non è….e al tifoso piace illudersi e sognare propio perchè almeno a lui…non costa niente…e non va bene.
    saluti
    filippo1968

  2. Posto che Colomba, secondo me, non aveva molto altro da dare al Parma, va detto, in nome dell'obiettività che è sempre merce rara quando si discute di questioni calcistiche, che PsyColomba ci aveva lasciati al 15mo posto in classifica (in luogo del 17mo che occupiamo adesso) e con un margine di ben 7 punti sulla terzultima, a dispetto dei 6 che ora ci separano dal Lecce. Insomma, a ben vedere le cose sono OGGETTIVAMENTE peggiorate. E questo lo dico indipendentemente dal fatto che reputo Donadoni un tecnico molto più futuribile di quanto non lo fosse Colomba ed anche decisamente più adatto a quel progetto che di tanto in tanto viene tirato fuori dai nostri vertici societari.

  3. L'utente Jack se mi contatterà in privato agli appositi indirizzi (gabriele.majo@stadiotardini.com oppure 335.8400142) avrà opportuna risposta. Gmajo

  4. Osservazioni che mi aspettavo appena il Parma di Donadoni avesse rallentato la marcia (conosco certi polli) e da cui ovviamente discordo, caro Majo. Donadoni ha avuto un calendario non più facile ma più difficile. E arbitraggi incredibili gli hanno sottratto dai 3 ai 5 punti: senza questi clamorosi errori saremmo a 34, 35 punti e questi commenti non ci sarebbero. Con Colomba il Parma dopo dieci gare aveva già subito uno 0-3 e un 1-4 e altre due umilianti goleade avrebbe subito nelle giornate successive (1-4 col Milan e 0-5 con l’Inter). Con Donadoni gare perse così non ne abbiamo avute nessuna e in un solo caso (a Roma) la squadra è scesa in campo senza convinzione. Fin qui i numeri. Se poi guardiamo all’equilibrio in campo, la capacità di variare i moduli, i giocatori recuperati che prima mai giocavano (da Valdes a Santacroce, da Musacci a Pereira, quasi tutti giovani che serviranno per il Parma del futuro), vediamo che il cambio del mister è stato senz’altro positivo. Come si può dire che Colomba vale Donadoni non lo so. O meglio, un sospetto ce l’ho: tutto quel che serve per criticare Ghirardi e Leonardi fa brodo e chi ha sbagliato a fare certe critiche nel passato fa una dannata fatica ad ammetterlo. Comunque ci penseranno i risultati a rimettere a posto le cose

  5. Perdonatemi il mezzo OT che è in qualche modo legato alla questione degli errori arbitrali.

    Senza voler fare il dietrologo del caso, sto assistendo a Torino-Verona e la formazione scaligera sta superando la ben più quotata compagine piemontese per 4-0 (affermazione che a me ricorda moltissimo quella che il Parma, proprio in B, conquistò al Castellani ai danni dell'Empoli esattamente tre anni fa, successo – per 1-4 – che fece da spartiacque di tutta la stagione; e ho l'impressione che i tre punti che il Verona conquisterà questa sera, avranno più o meno lo stesso effetto). Detto che ho sempre considerato la B come un campionato non più "pulito" della A, ma come quello in cui la classifica la fanno soprattutto i meriti prima di altri fattori, discutibili o meno che siano, vedere realtà come il Pescara (che in sostanza sta crescendo i giovani delle "famiglie nobili") ed il Verona (neopromossa e quindi in odore di ripercorrere le gesta di Cesena e Novara) giocarsi non solo la possibilità di accedere ai playoff ma addirittura la promozione diretta, fa piacere. E soprattutto mi "rasserena" dover scorrere qualche posizione prima di leggere il nome della Sampdoria. Non perchè ce l'abbia coi blucerchiati (che, anzi, ho eletto a squadra di cui sono simpatizzante), quanto perchè vuol dire che al piano di sotto non è il blasone a far la classifica, ma, appunto, i meriti. Poi è ovvio che anche a quelle latitudini si verifichino errori arbitrali anche evidenti, ma se ai vertici della classifica ci troviamo una squadra diretta da un personaggio, Zeman, noto per essere un "dissidente" ed un'altra che arriva dalla Lega Pro, il sospetto di avere a che fare con un campionato un po' più trasparente della A, ne esce rinforzato.

  6. buongiorno a tutti
    ciao Fedele non so se io sono uno di questi polli ….ma non importa ,cmq provo a rispondere alla tua considerazione e premetto spero che tu abbia ragione fedele e io torto ….ma dico subito che a me non ne viene in tasca nulla a difendere la mia linea,o essere in accordo con quanto sostieni tu…..quindi propio per questo e pwerchè sono convinto delle mie idee la porto avanti,e dico che aldilà di tutto una squadra che deve salvarsi deve guardare di più la sostanza rispetto all estetica….e ad oggi nonostante il calendario di donadoni sia stato oggettivamente più complesso…ti dico che il parma….ha bene o male la stessa media punti di colomba…e che la squadra ha già raggiunto il picco massimo di miglioramento tra napoli e genoa dove non ha purtroppo raccolto punti(per torti subiti è vero ma dimentichiamocene al più presto per non creare alibi futuri) ….ma il sospetto che il parma sotto l aspetto caratteriale sia già ritornato "nella sua"….è forte,lo si è visto contro la fiorentina e ha compiuto un ulteriore passo indietro contro l atalanta….tutto qui….poi se si è voluto credere ai proclami fatti al momento dell esonero di colomba(per il quale nutro grande riconoscenza..ma apprezzo anche donadoni ..)che il parma attuale poteva ambire a posizioni di classifica(10 posto….manco avessero detto 4/5…dal 12mo al 10..c è bisogno di mandar via un allenatore??) diverse e che bastasse iculcare la mentalità nei giocatori…va bene…ognuno la vede come preferisce
    filippo1968

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