L’OPINIONE DI MAJO DOPO CESENA-PARMA 2-2, “LA SOLITA STORIA”

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“Mi perdoneranno Ghirardi e un Bellè d’annata se mutuo per il titolo una loro espressione, ma mi pare la migliore per inquadrare il pareggio di ieri al Manuzzi…”

GABRIELE MAJO Foto Franco Saccò Archimmagine -007(gmajo) – “E’ difficile vincere…”, “La solita storia, mister”: nei miei ricordi di cronista, ormai, ahimè, un po’ stagionato, tornano oggi in mente queste due considerazioni, più che domande, bofonchiate a denti stretti da Gian Franco Bellè al compianto allenatore Gianpiero Vitali, qualche lustro orsono negli spogliatoi di un Tardini ancora da ristrutturare, quando i nostri eroi faticavano in serie B ed era ancora lontano il paradiso della serie A. Quel giovin Bellè d’annata me lo ha fatto tornare in mente la frase elargita al proprio biografo personale Sandro Piovani dal presidente Tommaso Ghirardi, ieri nel posteggio del Manuzzi (che Tom aveva raggiunto prima ancora del triplice fischio di Celi che avrebbe sancito il definitivo 2-2 tra la quartultima della classe e il fanalino di coda): “E’ sempre la solita storia”. In realtà questa sarebbe la conclusione preceduta da un significativo: “Sono arrabbiato e molto. Abbiamo rischiato di perdere una partita che andava vinta”. Mi perdoneranno quindi il Pres e il “Nonno” se per fare il titolo ho mutuato una loro espressione, la migliore per inquadrare il pareggio di ieri al Manuzzi.

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E’ sempre la solita storia per una infinità di motivi: tipo il fatto che quando arriva il momento della svolta i nostri tirano dritto; tipo il fatto che quando c’è da rianimare i moribondi i nostri pietosi crocerossini sono i primi a prodigarsi; tipo che quando si ha la ventura di passare in vantaggio (nel caso specifico di ieri neppure tanto meritatamente) nel primo tempo, poi con degli sciagurati inizi di ripresa si dilapida tutto. E chi più ne ha più ne metta. Io lascerei fuori il solito torticello arbitrale (ci sarebbe stato un mani in area di Pudil su conclusione di Giovinco) perché non mi va di alimentare dubbi di sorta: purtroppo il tifoso tende infatti a rimarcare solo gli errori che sfavoriscono la propria squadra, quelli che la favoriscono, invece, li dimenticano in fretta; io, da sportivo e da giornalista, preferisco, invece, non essere fazioso e ricordare che qualche volta ci è pure girata bene (vedesi con la Juve, tanto per citarne una)… La partita di ieri mi ha fatto ricordare il doloroso precedente di Novara, con un paio di differenze peraltro sostanziali: la prima, la più evidente, che quel Parma, dopo aver fatto la frittata, (il farsi rimontare e superare), non riuscì nemmeno a pezzarla raggiungendo il pari, come invece accaduto ieri grazie a San Paletta (magari Donadoni, potrebbe riciclarlo centravanti, se non ne avesse strenuo bisogno dietro…); la seconda, invece, è che il primo tempo del Piola vide i crociati stra-dominare la matricola, mentre ieri, non si era certo vista tutta questa differenza tra le due squadre: al Cesena, infatti, sono state concesse occasioni ben oltre il lecito, che poi loro le abbiano gettate alle ortiche è un altro discorso. La più lampante sarebbe capitata in quella decina di minuti di black out (proprio si tratterà di chiamare l’Enel perché qui non sta più su la luce) durante i quali i bianconeri ci hanno preso a pallonate: Malonga, infatti, servito da Mutu, dopo aver superato Mirante l’ha buttata incredibilmente fuori. Sarebbe stato un clamoroso 3-1, che in quel momento ci sarebbe anche stato. Non so se Malonga ha a fine gara abbia scambiato la maglia con Okaka, ma avrebbe fatto bene dal momento che il giovanotto cresciuto nella Roma, ieri ha ingurgitato (dopo Catania e Roma) una nuova importante occasione. Floccari, invece, grazie all’assistenza di Giovinco, ieri non è rimasto a bocca asciutta, segnando la rete dell’iniziale vantaggio, ma ha a propria volta sulla coscienza altri tentativi non andati a buon fine. Come evidenziato in prima pagina dalla buonista Gazzetta di Parma, nonostante i tre pali il punto raccolto è solo uno. Concediamoci un attimo di cazzeggio in mezzo alla solita storia e alle solite miserie: ma Matteo Scipioni della Gazzetta di Parma non era stato dirottato ad altri servizi? Che ci faceva, dunque, ieri in tribuna stampa (e poi in sala stampa) al Manuzzi? Bisognerà che restituisca al Parma la maglia crociata, autografata da tutti i calciatori, che la responsabile dell’Ufficio Stampa e Comunicazione Maria Luisa Rancati gli aveva donato esattamente un mese fa (era il 25 febbraio) allo stadio Marassi, prima dell’inizio di Genoa-Parma, in quella che avrebbe dovuto essere (o perlomeno si credeva fosse) la sua ultima trasferta lavorativa al seguito dei ducali… Già che ci siamo vi spiffero pure un’altra curiosità suggeritami dal Gossip writer: sapete chi c’era ieri “a tavola con Piovani” (è puramente casuale ogni riferimento alla omonima trasmissione di Radio Parma “alla scoperta dell’enogastronomia parmigiana”, in onda ogni lunedì alle 12, peraltro reclamizzata ieri sul quotidiano cittadino con il nostro collega ammiccante con un grembiule)? La prima firma Paolo Grossi? direte voi. E fino qui ci siamo. Il resuscitato Matteo Scipioni? Troppo facile… Non basta. Quell’amico di Sandro, esperto di champagne e bollicine? Ok… Ma non solo. C’era niente di meno che Mario Beretta. I “gazzettari”, infatti, pianificando il pranzo di lavoro a prezzo pre-convenuto con l’editore e non a piè di lista (ah i bei tempi antichi…), sono incappati nella medesima struttura ristoratrice ed alberghiera che ospitava il Cesena. E così c’è stata la rimpatriata come tra vecchi amici, prima della partita. Partita assai sentita dall’ex tecnico meno caro d’Italia, e un po’ più incanutito rispetto ai tempi quando il presidente Angiolini lo scelse tenendo ben presente quella referenza: in maniche di camicia sembrava un forsennato, un leone in gabbia stretto nella piccola area tecnica dinnanzi alla panchina cesenate, la cui tettoia avrebbe anche colpito con una manata che avrebbe potuto mettergli a repentaglio il polso (sai poi che dolore e che noia dover fare tutte quelle sedute di fisioterapie per riattarlo…). Proprio allo scadere Celi gli avrebbe risparmiato i minuti di recupero cacciandolo, dopo essersi un po’ rotto le scatole nel vederlo così esagitato… Ma torniamo alla solita storia, alle nostre miserie, dopo queste piacevoli divagazioni. Leggo su gazzettadiparma.it che anche il giorno dopo l’umore di Ghirardi non è cambiato: entrando in Lega, lapidario, ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Non sono preoccupato, sono incazzato", che l’educato Gabriele Balestrazzi (o uno dei suoi redattori) avrebbe corretto, nel titolo, in un più educato: “Non sono preoccupato, sono arrabbiato”. Lo si può ben capire, se lo si considera il primo dei tifosi. Un po’ meno se lo si mette sul banco degli imputati, perché se è vero il motto che “il pesce puzza dalla testa”, prima di incazzarsi con gli altri (e comunque fa bene a farlo) farebbe bene ad incazzarsi con se stesso, perché non mancano anche le sue responsabilità se le cose non funzionano come programmato o sperato. Vorrei evitare di mettere il solito dito nella piega a proposito della inutilità dell’esonero di Franco Colomba, che in tempi non sospetti definii di pancia: se neppure il suo successore Roberto Donadoni, perseguendo strade diametralmente opposte rispetto al suo predecessore è riuscito a cavare un ragno dal buco, è segnale evidente che le lacune, i limiti sono strutturali. Colpa dei giocatori? Certo: perché sono loro ad andare in campo, tuttavia ci sono piene e precise responsabilità anche di chi ha costruito la squadra. E non mi riferisco al solo Leonardi, il quale ha dovuto fare di necessità virtù facendo le nozze coi fichi secchi, dovendo prima di tutto far quadrare i bilanci. Tra l’altro, proprio mentre stavo componendo queste righe, mi è arrivata la notizia, ancora da ufficializzare, ma con fonte sicurissima (cioè lo stesso presidente Ghirardi, che lo ha confidato al giornalista di Sport Mediaset Giuseppe Ferrario, che lo ha riferito in diretta a Studio Sport) del prolungamento del contratto (che sarebbe scaduto nel 2014) tra il Plenipotenziario e il Ghiro: è abbastanza singolare, come ho scritto nel flash delle 13.45 su stadiotardini.com per riportare l’annuncio, che l’accordo sia stato raggiunto “all’indomani della gara più deludente di una deludente stagione”. Ricorderete, infatti, il tira molla della scorsa settimana, dapprima con la notizia trapelata su un probabile accordo da sottoscriversi durante l’ultimo Comitato esecutivo del club, e poi la fumata nera con il rinvio in estate, perché prima c’era da chiudere la stagione (e perché il Plenipotenziario, pressato dalla Fiorentina, voleva garanzie) e perché Ghirardi non ne sentiva la necessità (di rinnovarlo). Stamani, dunque, il colpo di scena dell’accordo raggiunto con il compito di ricostruire il Parma del futuro che sarà ancora di Pietro Leonardi, sperando che i prossimi tentativi possano riuscire meglio dei precedenti. Ma avrà sicuramente ottenuto garanzie per potercela fare… Ma torniamo alla gara di ieri, che sembra già preistoria, dopo gli ultimi avvenimenti: Roberto Donadoni è per me una persona dabbene, come il suo predecessore, sicché i soliti che mi danno del nostalgico colombiano sono pregati di astenersi dal ripetere l’esercizio, dal momento che mi sento moralmente vicino sia al cacciato che al subentrato; questi, tuttavia, a mio modesto avviso, sbaglia nell’inventare troppo (anche se la risposta sul campo di Valdes è salutata favorevolmente dalla critica più autorevole) e nel ritenere che quando si lotta per non retrocedere i punti si conquistino attraverso il bel gioco propositivo, a parte che di partite dalla cifra tecnico-spettacolare entusiasmante, durante la sua gestione, se ne sono viste ben poche, e quelle poche non sono certo finite con risultati positivi. Da questo punto di vista, come ricordava Michele Angella nella pagina sportiva del Tg di Teleducato, le cose erano andate meglio a Colomba che almeno aveva raccolto i due prestigiosi successi di Napoli e in casa con l’Udinese, quest’ultima gara, indubbiamente, la migliore stagionale per intensità della prestazione, alto rendimento e risultato conseguito. Lo stesso conduttore di Calcio & Calcio, poi, ricordava come il Parma non aveva certo cambiato l’allenatore per poi dover finire a guardarsi le spalle dagli assalti del Lecce, dalla quartultima posizione della classifica. Era stato lo stesso presidente Ghirardi (in solido con Donadoni) ad alzare l’asticella delle aspettative, ergo la delusione ancor più grande e cocente di queste ultime ore, da sommarsi a quella fisiologica per non esser riusciti a spezzare le reni neppure al derelitto fanalino di coda, che languiva a quota 17 punti, prima di raccoglierne un ulteriore grazie al Parma. Paolo Grossi, prima firma della Gazza, che è pure uno che non disdegna il bel calcio e che forse per questo motivo premia le prestazioni di Valdes con votazioni almeno mezzo punto superiori alle mie e parla di lodevole propensione di Donadoni a far giocare i piedi buoni, stamani scriveva, però, di un centrocampo un po’ leggerino: e io sono d’accordo: credo infatti che una squadra che, suo malgrado o meno, si trovi a lottare per non retrocedere, debba avere in campo un paio di incontristi. Insomma, per me serve concretezza, non filosofia. Tradotto: se c’è Valdes è inutile che ci sia anche Musacci. Meglio un combattente come Morrone. E pazienza se non ha i piedi buoni come il maiale. Nello stesso tempo, però, se c’è Morrone possiamo risparmiarci Valiani al suo fianco (era capitato di vedere anche questo qualche tempo fa, e la freccia di Pistoia non era sull’esterno, ma perfino interno). Insomma non si può passare da un estremo all’altro: serve un po’ di equilibrio, miscelando bene gli ingredienti. Io, ieri, avrei ritenuto più plausibile un centrocampo un po’ più muscolare e meno arioso di quello proposto: anche perché neppure Galloppa mi pare uno specialista del far legna. Ieri il capitano non è stato impiegato neanche a partita in corso, quando, forse, poteva essere proprio lui l’ideale per sostituire Mariga. Per me o gioca Valdes o gioca Musacci: insieme non mi pare una soluzione ottimale. C’era chi ieri sul pullman del Petitot di ritorno dal Manuzzi argomentava, poi, che da quando c’è Valdes regista si è perso Giovinco: personalmente non vedo un rapporto di causa/effetto tra le cose. L’involuzione parziale di Giovinco e quasi totale di Biabiany è coincisa con l’avvento del new-coach, il quale, poi, sarebbe comunque tornato sui suoi passi iniziali, cercando di correggere il tiro. Ieri sera sentivo Luca Ampollini a Pronto chi Parma? parlare del 3 5 2 di Donadoni, sistema di gioco a suo dire ormai diventato prevedibile e sempre uguale, malgrado l’alternanza degli uomini. Ma mio buon Roseo Luca: già con Donadoni c’è un tourbillon di uomini (a mio avviso anche esagerato) se poi aggiungiamo anche un continuo mutare di sistema di gioco, i calciatori, che già non mi paiono avere il massimo della lucidità, finiscono per perdersi ulteriormente. Ciò non toglie che a gara in corsa si possa apportare qualche correttivo, appunto leggendo la partita andando a migliorare le cose, o perché il risultato lo richiede: ieri, ad esempio, alla Fiorita si è visto chiaramente come lo stratega abbia a un certo punto cambiato il 3 5 2 in un 3 4 3 (o 3 4 1 2). Non so se su Sky lo abbiano evidenziato o meno, tuttavia 5’ dopo lo svantaggio, cioè al 13’ st Donadoni ha inserito Okaka, appaiato a Floccari (con Giovinco in posizione centrale leggermente arretrato) togliendo un centrocampista, Musacci. Comunque la si rivolti, però, questa squadra ha dei limiti strutturali, il più palese dei quali è la mancanza – Giovinco a parte – di un vero goleador. Se a questo si aggiungono le frequenti amnesie collettive (vedesi i 10 minuti di “follia” ad inizio ripresa di ieri, fotocopia di non si sa quanti altri prima) si capisce come sia fisiologico un campionato di patimenti, superiori alle legittime aspettative. A creare ulteriore confusione, poi, le troppe ambizioni di una proprietà che vorrebbe provare per sé e far riassaggiare ai tifosi crociati, le emozioni dei tempi antichi: per riuscirci, però, non bastano i proclami di inizio stagione o dopo le vittorie, o gli esoneri degli allenatori, o i propositi di bel gioco sempre e dovunque a prescindere. Occorre essere realisti (e in questo Colomba era superiore a Donadoni, il quale ha sempre vissuto, da calciatore, la grandeur, e non la fame, e dunque mi pare poco calato nella triste realtà di chi lotta per la sopravvivenza) e lucidi, e non inseguire pericolose chimere. Tipo quella del bel gioco. (Ma la lezione Marino non ci è servita?). Io non sono di quelli che si esaltano dicendo: beh però stiamo giocando bene i risultati arriveranno; intanto perché non è vero che stiamo giocando bene, e poi perché quando ci si trova più o meno coinvolti nelle zone calde, la priorità è un’altra che non tentare di imporre il proprio gioco al Milan. Specie se poi il proprio gioco non si riesce ad imporlo neppure al Cesena… Gabriele Majo

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Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

7 Commenti

  1. grandissimo gabriele………….
    non ho mai niente da aggiungere ai tuoi commenti!!! lunghi ma precisi!!! che colgono perfettamente nel segno,ti quoto e sono d accordo su tutto…a conferma di ciò, ho postato stamattina un commento sul forum della gdp simile al tuo per contenuti(un pò più critico nei confronti dei vertici societari però)……..giuro che per parma lazio domenica sera(perchè sabato sera dopo la partita sarò in macchina di ritorno da parma verso milano) verrò a scrivere quì prima le mie impressioni
    ti rinnovo i complimenti
    filippo1968

  2. Grazie Filippo. Sono volutamente lungo e prolisso, in controtendenza al giornalismo moderno che è un po' troppo sintetico e ritmato per i miei gusti antichi… A parte questo, però, mi piace poter sviscerare in profondità le mie tesi, argomentandole il più possibile.
    Ti ringrazio per il gradimento. Tra l'altro avevo sbirciato, oggi, verso l'ora di pranzo, il tuo commento su gazzettadiparma.it: in effetti c'eri andato giù un po' pesante, come forma, direi; io sono un po' più "fighetto", o più politically correct come modo di esprimermi, ma non penso di aver lesinato critiche… A presto, grazie Gmajo

  3. Caro Majo,
    a mio modesto avviso l'articolo da Lei scritto avrebbe potuto avere come protagonista qualsiasi delle ultimo 12 squadre della classifica del campionato di serie A attuale.
    I limiti sono di tutti, non credo che il Catania sia diventato il Barcellona, i giocatori del Chievo non credo siano superiori a quelli del Parma, e infine la Fiorentina pur avendo fior fior di giocatori rispetto a noi si trova ad avere solo un punto in più in classifica. Allora a questo punto credo che il vero problema sia l'animo dei giocatori, sia la voglia di fare bene e soprattutto siano gli stimoli che si trovano durante la settimana a fare la differenza. In serie A basta poco a fare cambiare il corso di una partita, e quindi bisogna cercare di ridurre al massimo gli errori. Quello che vorrei vedere sempre, ma che purtroppo nessun allenatore può dare e non si può comprare, è il senso di appartenenza a una società. Questo ci manca e questo fa la differenza. Se sarà serie B pazienza, saremo meno allo stadio, ma saremo quelli che amano il Parma. Se Ghirardi abbandonerà pazienza troveremo qualcuno disposto a portare i nostri colori. Tutto questo nessuno potrà mai toglierlo a noi tifosi, e tutto questo è quello che noi chiediamo. FORZA PARMA.

  4. Caro Anonimo delle 16.17 (a meno che FORZA PARMA sia la firma e non uno sprone), mi sarebbe piaciuto se avesse siglato il suo commento almeno con un nick name. Detto questo condivido soprattutto la parte sul "senso di appartenenza", ma se Lei reputa che il mio articolo possa valere per una qualsiasi delle ultime 12 (ma a questo punto direi anche delle ultime 15), vale a maggior ragione per chi si trova ad essere quartultimo dopo aver fatto (e per certi versi continuando a fare) sogni di gloria. Io ho sempre detto che è meglio non illudere per non deludere, ma appena si alza la testa si proclama l'America. Salvo poi incazzarsi se le cose non vanno. E se le cose non vanno è anche perché non c'è equilibrio. Ai tifosi non si chiede certo di essere equilibrati (anche se su queste pagine io cerco di educare il lettore ad esserlo) ma agli addetti ai lavori sì. Questa squadra era da 12° posto, a inizio stagione, Ghirardi stesso aveva alzato l'asticella al 10° posto, mentre ci troviamo ad essere al 16°… Cordialmente Gmajo

  5. Per la prima volta da quando ti leggo, condivido ogni riga del tuo commento post partita… Vorrei però sottolineare che Ghirardi non ha motivo di incazzarsi… Semmai dovrebbe farlo con se stesso! Se ha allestito una squadra grama come la tempesta, di chi è la colpa?! Se in questa squadra giocani i vari Valiani, Okaka, Morrone (anche se per grazia ricevuta da qualche domenica si accomoda in panchina), di chi è la colpa?! Prendo comunque atto che, quando siamo al 26 marzo, anche tu hai capito che questa rosa non può certo ambire al 12° posto… Ieri si sono affrontate due delle peggiori quattro (o a tutto voler concedere cinque) squadre di serie A ed il risultato è stato uno stucchevole pareggio… Anche tu hai finalmente capito che il 12° posto era solo una chimera irraggiungibile, complice anche l'alternanza di allenatori che in due non ne fanno uno buono! Leggo con piacere dell'imminente rinnovo di Leonardi. Spero che abbia ricevuto le rassicurazioni che chiedeva… Davide

  6. infatti Gabriele …era un commento molto "di pancia" un pò come quelli che affliggono troppo spesso il nostro presidente,ma non riuscivo a contenere il mio malcontento…il primo giudizio quello del mattino è sempre quello più "incazzoso"….magari in molti sul forum della gdp..e molti nel tuo ottimo sito,penseranno che la mia critica nei confronti della dirigenza è per partito preso…ma non è affatto così…per me ghirardi può restare ..ma deve modificare la sua esuberanza caratteriale,per il bene del parma…il fatto che lui di calcio a mio avviso ne capisca poco non è poi una grossa colpa,se un presidente ha passione,e apre il portafoglio nel limite del possibile,lo si può già considerare un buon "capo" per questi 2 motivi ce ne sarebbe già abbastanza,ma lui continua a comportarsi da padrone troppo spesso, 10 esoneri ne sono la dimostrazione, l errore parte da lontano pe me dopo la serie b allora il portafoglio non lo ha aperto molto diciamolo ,ma grazie all intuizione di affidarsi a guidolin e ad un nuovo direttore sportivo come leonardi che succedeva al disastroso berta ha ottenuto un risultato insperato da subito, ha conseguito un glorioso ottavo posto illudendosi che invece dei soldi , bastassero le sole buone idee di quest ultimo per proseguire nell escaletion,invece così non è stato…..da li sono partiti tutti gli errori…..e le nostre disgrazie che paghiamo ancora oggi,adesso mi sembra pretestuoso dopo le vicende di quest anno colomba donadoni,crespo pellè,discutere ancora su questioni tecniche moduli,uomini..pertieri ecc che condizionano sì la stagione in corso ,ma che da 2 anni a questa parte si ripetono nello stesso modo ….ovvero proclami ,mercato scadente,tutti falsi problemi,…ilproblema per me è questo: bisogna che più che la mentalità sul campo, a parma cambi l approccio a livello societario da parte vertici…….occorre CAPIRE CHE CON I PARAMETRI ZERO,PRESTITI SECCHI, E GIOCATORI A FINE CARRIERA O IN CERCA DI RILANCIO SI Và POCO LONTANO …PER COSTRUIRE OCCORRE UN PROGETTO …PER UN PROGETTO BISOGNA AVER IL CORAGGIO D INVESTIRE MAGGIORI RISORSE ECONOMICHE SUL MERCATO
    cordialmente ti rinnovo la mia stima
    FILIPPO1968

  7. Il Pres, in collegamento con Bar Sport, ci sta mettendo una carica che se l'avesse avuta la squadra in queste prime 29 giornate, ora saremmo qui a discutere di una classifica tutta rose e fiori. Però dissento dal Pres quando porta Napoli come piazza da emulare se si vuole trasmettere entusiasmo alla squadra. Al San Paolo, fatta eccezione per alcuni incontri di cartello, spesso c'è un silenzio che nemmeno al cimitero.

    Anche Parma sa caricare i suoi beniamini e rispetto ad altre piazze un po' più umorali, sa anche come tenerli buoni, senza mettergli pressione, quando le cose non vanno troppo bene.

    Detto ciò, mi chiedo perché il Pres alzi la voce coi suoi (e non solamente con gli arbitri) solamente ora che la situazione sta lentamente volgendo al peggio. Non poteva farlo a settembre, inoltrando alla squadra le stesse richieste che pare stia avanzando ora che siamo comunque cinque punti sopra la linea di galleggiamento? Insomma, è lecito nutrire qualche dubbio sulle tempistiche di certi interventi. Compreso quello di stasera in diretta sulle frequenze di Tv Parma.

    E attenzione: qui non si pretendono risultati, ma solamente un atteggiamento diverso da quello che il Parma ha spesso esibito durante questo campionato e che ci ha portato in dote pochi punti ed anche qualche figuraccia. Fa bene il Pres a chiedere alla squadra più convinzione e determinazione. Ma ha sbagliato a farlo solamente adesso. Certi messaggi andavano "prodotti" prima.

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