RADIO RAI / LA TOP CABINA DEL FRIULI DI UDINE E L’AGGRESSIONE ALL’OLIMPICO DI ROMA A DELFINO E RAFFA

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Resoconto di viaggio di Gabriele Majo nelle postazioni di Tutto il calcio minuto per minuto e il racconto della disavventura capitata il sabato di Pasqua ai due radiocronisti

tutto il calcio aggressione delfino(gmajo) – Luca Russo, affezionato lettore di stadiotardini.com, che ho avuto il piacere di conoscere di persona in occasione di Parma-Lazio, nello spazio commenti sotto la fotogallery amatoriale di Udinese-Parma, ieri giorno di Pasqua, ci ha lasciato scritto: “A vederla in foto la cabina riservata ai signori di Tutto Il Calcio Minuto Per Minuto, è veramente splendida. E’ una precisa scelta dell’Udinese quella di riservare una postazione così comoda a tecnici e giornalisti della ben nota trasmissione radiofonica? Perché non mi sembra di averne viste altre così ben messe…”. Avrei potuto rispondergli postando un ulteriore commento sotto il suo, ma da questo suo spunto sono nate in me ulteriori riflessioni che desidero esternare un po’ a tutti i nostri frequentatori, che spero abbiano iniziato ad amare o a riscoprire la trasmissione di Radio Rai, magari anche attraverso i nostri video amatoriali che riusciamo a girare grazie alla preziosa disponibilità e cortesia degli inviati del canale nazionale. A convincermi ulteriormente della necessità di questo articolo la notizia dell’aggressione verbale subita sabato sera allo stadio Olimpico di Roma, in piena radiocronaca diretta, da Giulio Delfino e da Tonino Raffa

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majo corradone raffaTonino Raffa è un amico di Parma – è stato lui il cantore di gran parte delle partite internazionali dei gialloblù – e pure mio personale e per me è sempre un piacere, oltre che un onore, ricevere la sua telefonata di auguri, così come è successo stamani. Proprio durante questa telefonata sono venuto a sapere, direttamente da lui, cosa era avvenuto sabato sera allo Stadio Olimpico di Roma, dove era impegnato quale voce di supporto al radiocronista principale, Giulio Delfino, nel racconto del posticipo Lazio-Napoli (3-1). In questi giorni di festa, come è fisiologico che sia anche per uno sempre sul pezzo come me, mi sono concesso un attimo di tregua e non ho tenuto monitorato a dovere le varie fonti di informazioni, sicché mi era sfuggito il grave episodio. Un tifoso laziale si è avvicinato alla cuffia-microfono di Delfino e gli ha urlato “Attaccate ar cazzo”. Quel galantuomo di Raffa, durante la telefonata di stamani, non se l’era sentita di ripetermi la frase ingiuriosa subita dal collega, ma anche da lui stesso, dal momento che era seduto al suo fianco. Anzi, come si può ascoltare nell’audio diffuso in rete dal sito di Tuttoilcalcioblog.it (sito amico, per il quale curo la rubrica “La cabina”, con le stesse foto e gli stessi video che col tempo avrei iniziato a pubblicare pure su stadiotardini.com) Tonino aveva appena terminato un suo intervento e girato la linea al collega per la prosecuzione del racconto in presa diretta. Stamani ho sentito Tonino Raffa – un signore d’altri tempi che ha superato la sessantina, che è andato in pensione, ma che continua a collaborare per Radio Rai più per passione che per guadagno – davvero scosso e dispiaciuto per l’accaduto. Lui non appartiene certo a quella categoria di smodati urlatori di moda in questi anni decadenti, anzi è una vera e propria icona del servizio pubblico d’antan, quando il linguaggio davanti al microfono era casto non solo “on air”, ma anche fuori onda. Quell’ “attaccate ar cazzo” subito in diretta da Delfino, accusato di essere un simpatizzante giallorosso, da un biancazzurro ha offeso anche lui, sempre così garbato e “a modo”. Non appena terminata la conversazione con Tonino Raffa ho fatto una ricerca sul web e ho trovato la ricostruzione dell’accaduto, non solo sul già citato blog un-official di Tutto il Calcio, ma anche su altri siti che hanno ripreso e riprodotto quanto l’ottimo Marco D’Alessandro aveva lì inserito (clip audio + notizia). Il lancio iniziale sarebbe stato completato da ulteriori informazioni che lo stesso D’Alessandro ha a propria volta rinvenuto in rete, tra cui le cinguettate, non certo amorevoli, di Giulio Delfino su Twitter, subito dopo l’accaduto, e che qui (fonte soccermagazine.it) riportiamo integralmente: ‘Il tifoso della Lazio che ha preso il mio microfono e in diretta radio ha urlato “attaccate ar ca..o” si chiama Marco Fantauzzi #daspoplease“. Poi ancora: “complimenti vivissimi al capouff stampa della lazio che mi ha liquidato con un laconico “mandame na meil” e poi si e’ fermato a farsi le foto e al servizio d’ordine della trib stampa dell’Olimpico (Lazio) che ha lasciato liberta’ assoluta all’aggressore”. Infine crede di sapere di chi si trattasse: “l’aggressione che ho subito era premeditata, il tifoso laziale e’ amico intimo di un noto radiocronista locale“.Un suo collega di Mediaset, Raffaele Auriemma, risponde ai sopracitati tweet: “acqua addosso, giornali appallottolati lanciatimi da pseudo tifosi nella tribuna adiacente al mio posto. E qualche collega (collega?) in tribuna stampa li giustificava pure. Complimenti soprattutto a loro, mentre ringrazio altri colleghi indignati ”.’ Come avete potuto leggere Delfino ha fornito le generalità dell’aggressore, per il quale, giustamente, richiede il Daspo: vedremo se sarà comminato (così come venne sanzionato con questa misura nel novembre scorso Rocco dei Boys, arrestato nei pressi dell’Olimpico poiché a bordo di un’auto-arsenale appartenente a un ultrà laziale, ma poi giudicato incolpevole e completamente scagionato dal locale Tribunale), anche se a mio avviso dovrebbe sporgere regolare denunzia lo stesso radiocronista, ma anche la Rai, che potrebbe sia, pure per brevi secondi, lamentare una sorta di interruzione di “pubblico servizio”. Altro dettaglio inquietante, che emerge ascoltando la testimonianza in diretta dei due malcapitati radiocronisti è il mancato intervento degli steward, cui avevano chiesto aiuto, che anziché tutelare la loro incolumità (come chiosa D’Alessandro su Tuttoilcalcioblog.it : “E’ davvero grave che al giorno d’oggi e in quello che dovrebbe essere lo stadio della Capitale d’Italia, un professionista non possa svolgere regolarmente il suo servizio in tribuna stampa – e non in Curva Nord – ed invece possa essere disturbato in qualunque momento da chicchesia. Chissà se il poveretto invece che lanciare degli urli avesse alzato le mani o peggio” ) si sono fatti i cavoli loro assistendo alla partita ed esultando ai gol della Lazio. La cosa non può finire sotto silenzio: che dice, in proposito, la Lega Serie A, che manda un paio di propri ispettori su ogni campo, sempre solerti ad intervenire ad ogni violazione di un regolamento (peraltro piuttosto discutibile)? Che dice l’USSI (Unione Stampa Sportiva del Lazio e Nazionale)? Che dice l’Ordine dei Giornalisti? Che dice la Lazio, società ospitante? Chi ha accreditato questa persona? Ne aveva il diritto? E del comportamento, diciamo così, poco professionale, degli steward chi ne risponde? C’è il nome e il cognome di questo ultrà da tribuna stampa: sarà fatto riaccomodare con tutti gli onori alla prossima partita al suo posto?

Per la cronaca – e qui torniamo al tema iniziale, quello sollecitato dal nostro lettore Luca Russo – i radiocronisti della Rai, allo Stadio Olimpico di Roma, sono ospitati non in una cabina (ma non so quanto di più potessero essere protetti, perché basta aprire una porta per entrare) bensì sui banconi della tribuna stampa. Lo stesso avviene anche a San Siro e nel modernissimo Juventus Stadium. Esempio seguito anche dalle piccole, poiché anche al Silvio Piola di Novara la collocazione è analoga. La cabina non c’è neppure a Bergamo e a Firenze, dove, però, agli inviati della radio nazionale sono riservate delle balconate vista campo. Non ho avuto modo di documentare in questi anni, per la mia rubrica su Ticb, la situazione sui campi di Bari, Lecce, Cagliari, Catania, Palermo, Napoli, ahimè un po’ troppo distanti da Parma, soprattutto per le mie attuali scarse finanze e per la mia conclamata idiosincrasia per i voli aerei. Concordo con Luca Russo nel porre al top la doppia cabina del Friuli, entrambe – sia quella del radiocronista, sia quella dell’operatore tecnico – belle spaziose e vivibili. Non si può certo dire altrettanto per quella messa a disposizione, da quest’anno, allo stadio Tardini di Parma, assai ridotta negli spazi rispetto a quella in servizio fino alla passata stagione, peraltro in posizione decisamente più centrale, rispetto all’attuale, assai decentrata (è circa a trequarti campo verso la Sud). Tra l’altro, fino a circa 3 o 4 stagioni fa anche all’Ennio le cabine destinate a Radio Rai erano ben due, una per l’operatore, una per il radiocronista, esattamente come al Friuli. Poi, però, una di queste venne requisita dal presidente Tommaso Ghirardi in persona che, pur avendo un lussuoso G Box per sé e per la sua famiglia di fianco alla Tribuna Vip, ci ricavò una postazione, con vetri offuscati, dove poter seguire la gara al riparo da occhi indiscreti. In realtà, se la memoria non mi tradisce, egli ci sarebbe andato solo in ben poche occasioni, così come gli allenatori squalificati preferirono non servirsene, optando per spazi all’aperto, più vicini al campo. Una volta, invece, ci andò Leonardi, come mi svelò un addetto dopo essersi majo clamoroso al cibali_thumb (1)intossicato per il fumo del suo sigaro essendoci entrato dentro poco dopo… Il prato verde del Tardini di Parma – come rivelammo lo scorso anno, proprio di questi giorni, in occasione della presentazione di “Clamoroso al Cibali”, il volume dedicato ai 50 anni di Tutto il Calcio Minuto per Minuto, che io ebbi il privilegio di moderare all’Auditorium del Carmine (8 aprile 2011) – era finito sulla copertina di quel libro, edito da Minerva Edizioni, assieme alla cuffia indossata da Tonino Raffa… Se Udine – quanto cabine – è al top, piazzerei al secondo posto quella del Bentegodi di Verona (si vede che nel Triveneto c’è grande rispetto per il servizio pubblico nazionale), anche se lì lo spazio, ben sviluppato orizzontalmente, è condiviso anche con i colleghi della Televisione. Non male anche quella di Marassi, forse la migliore come visibilità, essendo a pochi metri dal campo, del resto come la stessa Tribuna Stampa, rimasta in posizione invidiabile e non spostata, come avvenuto altrove (anche da noi…) per ricavarci spazi appannaggio dell’upper class. Dignitose, sia pure un po’ clamoroso al cibali, copertina[2]anguste, le collocazioni di Bologna (issata su una sorta di piccionaia) e Cesena, entrambe, tuttavia, con più metri quadrati calpestabili rispetto a Parma. Non ricordo perfettamente quella di Siena, ma penso che possa attestarsi sostanzialmente nelle stesse posizioni di quelle dei campi emiliano-romagnoli. Luca Russo mi chiedeva se “E’ una precisa scelta dell’Udinese quella di riservare una postazione così comoda a tecnici e giornalisti della ben nota trasmissione radiofonica?”. Non saprei rispondere all’interrogativo, anche se è un dato di fatto che, come ha saputo percepire il nostro lettore, quella sia in effetti la migliore tra quelle che abbiamo documentato. Nell’esaltarla, tuttavia, non vorrei attirarmi addosso gli improperi dei tifosi crociati costretti a buscarsi oltre due ore di pioggia battente negli spalti scoperti dello stadio Friuli. Spero che nessuno di loro, a partire dal mitico Venturini (che non è Valdes) si sia rovinato le ferie pasquali buscandosi un accidente. Per curiosità segnalo che a fianco delle due cabine di Radio Rai, accessibili con un mini-ascensore, vi è anche quella dedicata agli operatori del nuovo mega schermo (acceso da poco, quello prima apparteneva alla precedente gestione dell’Udinese, che se l’era tenuto, chissà poi perché, per sé anziché alienarlo) e allo speaker ufficiale, mentre, in fondo al corridoio, c’è un mini paradiso che i Pozzo hanno ricavato per sé (senza togliere spazio vitale ai giornalisti) per meglio seguire, assieme ai propri collaboratori (tra gli altri, sabato, vi ho visto entrare Fabrizio Larini, ex diesse gialloblù ai tempi di Tanzi) la partita. Qui viene portato ogni ben di Dio gastronomico, ma essendo il patron ben attento alla linea, va a finire che tutto rimane intonso e a disposizione delle maestranze delle cabine viciniori, che ne approfittano al fischiare del 90°… Gabriele Majo

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Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 Commenti

  1. Caro Gabriele, come Radio 105 e Radio Monte Carlo, ex 24 e Capital, trovo che servirebbe un monitor per ogni giornalista di tribuna stampa, almeno per chi scrive in diretta o comunque ha interventi in diretta, non per dopolavoristi. non sarebbe male pure una cabina per chiunque faccia interventi in voce, in base alla testata, un caro saluto

  2. Sarebbe bello che ci fosse un monitor per tutti, ma l'ipotesi mi pare irrealizzabile. Persino certe cabine di Radio Rai non sempre sono attrezzate con monitor: ricordo ad esempio che a Cesena i tecnici si dovettero fare in quattro per metterne uno minuscolo in servizio per Tonino Raffa.
    Sulla definizione di "dopo lavoristi" si potrebbe poi a lungo discettare. Meglio soprassedere.
    Ciao Gmajo

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