DIETRO LE QUINTE DI BAR SPORT. IL SIGARO VIRTUALE DI LEONARDI E L’UFFICIO DI DONADONI A COLLECCHIO MADE IN IKEA

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Dopo esser stato la guest star del salotto televisivo, l’AD mattatore nel dopocena al San Martino – GUARDA LE FOTO DAL BACKSTAGE DI TV PARMA

DSC07835(gmajo) – Quel sonnambulo di Vanni Zagnoli, che sovente scambia la notte per il giorno, con quel commento postato nottetempo (clicca sul collegamento ipertestuale per leggerlo) in cui ha svelato della cena con Leonardi a cui ha partecipato, ha preceduto questo post che comunque avevo già programmato per stamani, in accompagnamento alla fotogallery amatoriale dal backstage di Bar Sport. Ero un po’ combattuto, perché è vero che sono un appassionato del “dietro le quinte”, ma quello che si ascolta quando si hanno i piedi sotto la tavola dovrebbe essere tutelato da una sorta di gentlemen’s agreement sulla privacy e non essere rivelato al pubblico. Né mi andava di mercanteggiare con i protagonisti gli argomenti che potevano essere rivelati o meno in un eventuale articolo, poiché non mi piacciono le complicità. Mi danno fastidio quelle altrui, figurarsi se me ne voglio macchiare io… VZ, magari, poi implementerà, dopo che si è alzato, e sempre nel rispetto del contesto privato dell’evento, il racconto che mi accingo a fare, anche per accontentare al curiosò che ci ha scritto, svelando però solo due aspetti curiosi, di quella serata, quelli che appunto mi avevano colpito e che già avevo in mente di trattare. Il resto è top secret

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DSC07830Top secret, ma niente di che: anche perché Leonardi, sebbene in un contesto informale, è pur sempre guardingo e sa cosa dire o non dire, cosa lasciarsi sfuggire (sfuggire?) e cosa no. Insomma, su Giovinco non ci ha detto sì rimane, no va via, e se va via dove. Anche se – come ha sottolineato Wanny – era una delizia poterlo ascoltare informalmente e non ingessato come è necessario sia dinnanzi le telecamere, e non “incazzato” come quando gli capita di uscire fuori dalle righe nei momenti delicati, quelli quando decide di metterci la faccia, facendo da ombrello agli altri, facendo sparate alla Mou (anche se io rimango dell’idea che nel dopo partita non siano programmate, come quelle del tecnico portoghese, ma frutto di sanguigna impulsività).

Il primo segretuccio leonardiano, che vorrei rendere di pubblico dominio sia pure alla nostra community di nicchia, è che pian pianino il nostro si sta LEONARDI SIGARO VIRTUALE BAR SPORT“disintossicando” dal sigaro! Non è una curiosità di poco conto, giacché la stessa iconografia del personaggio sovente lo accompagna al cilindro di foglie di tabacco seccate, fermentate e arrotolate. Del resto quello che comunemente viene additato come suo maestro (Luciano Moggi, ma lui una volta rivelò che il suo esempio è il compianto Italo Allodi “tutti i DS dovrebbero portare un fiore sulla sua tomba”) non aveva sempre il sigaro in mano? Ebbene, fin da prima che si accendessero i riflettori della trasmissione, Leonardi aveva chiesto: “Almeno ‘questo’ me lo fate ‘fumare’ durante le pause pubblicitarie?” ‘Questo’ altro non era che un sigaro virtuale, che avrebbe poi spiegato agli incuriositi astanti – specie il DSC07834conduttore Giuseppe Milano e l’opinionista principe Sandro Piovani, che pure non disdegnano toscani e cubani – viene prodotto da una azienda piacentina, contiene un liquido che ha solo il 2% di nicotina, emette un “fumo pulito” e non proibito. “Costa 100 euro, ma se volete ve lo rivendo a 200…”. No, non quello usato da lui, che secondo Guido Schittone ne vale almeno 600, essendo “griffato” dalla saliva dell’AD, ma appunto uno nuovo. Il sigaro virtuale può essere usato anche sul treno e magari anche in campo, dove, come si sa, il fumo è proibito: ma, conoscendo i precedenti della giustizia sportiva (“siamo gli unici ad avere avuto uno squalificato in serie A per bestemmia”, ricorda spesso il Plenipotenziario) forse è meglio non rischiare…

DSC07829Il secondo argomento riguarda mister Donadoni: se in diretta Leonardi aveva cercato di perfezionare, per l’ennesima volta, il concetto di “migliore allenatore del Parma durante la sua gestione”, che spesso noi di stadiotardini.com gli abbiamo confutato, ritenendo tale Francesco Guidolin (penso che sia del medesimo avviso pure Wanny, altro estimatore del “Don”), a cena avrebbe finito per spiegar meglio ancora cosa intendeva, svelando un aneddoto che a Sandro Piovani aveva già rivelato. (A tavola Sandrone stava alla destra dell’Ad, che aveva DSC07831di fronte Nicolas “Green” Prati. A sinistra di questi VZ e poi il sottoscritto. Più lontani gli altri che non hanno potuto apprezzare totalmente il fuori programma. Piovanone e Leonardi hanno condiviso un piatto di acciughe che, raccomandati!, a loro è stato servito ben due volte, ma non agli altri astanti…). “Tu lo sai già, no?”, aveva chiesto il Plenipotenziario al giornalista del GdP che annuiva. Noi non ne eravamo a conoscenza, invece, ma appunto pensiamo che la cosa meriti di uscire dal segreto e così lo raccontiamo alla nostra nicchia. Roberto Donadoni si è arredato – da solo – il suo ufficio tecnico al Centro Sportivo di Collecchio, andando a scegliersi personalmente gli arredi all’Ikea e montandoseli. L’AD ha spiegato che un altro, invece, si faceva servire e riverire da Sandro Melli – che è una icona del calcio parmigiano – facendogli sbrigare ogni minima commissione. Questo Donadoni self made man – considerato l’illustre passato da calciatore – gli fa indubbiamente onore. Così come DSC07840il fatto che si presenti a Collecchio anche nei momenti di libertà, lui che nell’ambiente era dipinto come uno che finito l’allenamento si faceva i cavoli suoi e pensava al golf. Se a questo aggiungiamo che Donadoni ha pienamente condiviso l’idea Leonardiana (peraltro mutuata a Guidolin, il primo a riportare il Parma in Cittadella) di far svolgere la fase di riscaldamento di ieri sui Bastioni della fortezza, possiamo esser tutti d’accordo che l’attuale coach ha superato l’esame di “parmigiano”. Ma riconosco con piacere che egli era già a buon punto negli studi anche prima di indovinare il filotto di risultati positivi, che come si sa, nel calcio, contano parecchio… Gabriele Majo

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LA FOTOGALLERY DAL BACKSTAGE DI BAR SPORT

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Gabriele Majo, 56 anni (giornalista pubblicista dal 1988 e giornalista professionista dal 2002), nel 1975, bambino prodigio di soli 11 anni, inizia a collaborare con Radio Parma, la prima emittente libera italiana, occupandosi dei notiziari e della parte tecnica dei collegamenti esterni. Poi passa a Radio Emilia e quindi a Onda Emilia. Fonda Radio Pilotta Eco Radio. Nel 1990, dopo la promozione del Parma in serie A, è il responsabile dei servizi sportivi di Radio Elle-Lattemiele, seguendo l'epopea della squadra gialloblù in Italia e in Europa, raccontandone in diretta agli ascoltatori i successi. Contemporaneamente è corrispondente da Parma per Tuttosport, Repubblica, Il Messaggero, L'Indipendente, Paese Sera ed altri quotidiani. Dal 1999, per Radio Capital è inviato sui principali campi della serie A, per la trasmissione "Capital Gol" condotta da Mario Giobbe. Quindi diviene corrispondente e radiocronista per Radio Bruno. Nelle estati dal 2000 al 2002 è redattore, in sostituzione estiva, di Sport Mediaset, confezionando servizi per TG 5, TG 4 e Studio Sport. Nel 2004 viene chiamato al Parma F.C. quale "coordinatore della comunicazione" e direttore responsabile del sito ufficiale www.fcparma.com. Nel 2009, in disaccordo con la proprietà Ghirardi, lascia il club ducale. Nel 2010 fonda il blog StadioTardini.com di cui nel 2011 registra in Tribunale la testata giornalistica (StadioTardini.it) divenendone il direttore responsabile. Il rifondato Parma Calcio 1913, nel 2015, gli restituisce l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa e comunicazione. Da Luglio 2017 si occupa dello sviluppo della comunicazione e di progetti di visibilità a favore di Settore Giovanile e Femminile della società.

2 Commenti

  1. Buongiorno Gabriele,
    so già che non avrò risposta perché si dice il peccato e non il peccatore, ma sarei tanto curiosa di sapere chi era il tecnico che usava Melli come segretario personale…
    Saltando all'argomento di un altro post, ovvero il valore delle rose del Parma di questi ultimi anni, mi sembra un dibattito che lascia il tempo che trova.
    Mi spiego meglio : la qualità di una squadra non è data solo dalle mere qualità individuali, altrimenti chi può investire ingenti somme di denaro costruirebbe solo squadre vincenti e sappiamo tutti che per fortuna non è sempre così.
    La qualità di una squadra è data da diversi fattori, dalla bravura dei singoli giocatori, certo, ma anche da come gli elementi sono combinati tra loro, dalle loro motivazioni, dagli infortuni che ti possono condizionare una stagione, dall'allenatore e non ultimo dalla società.
    Ne è un esempio la Juve di quest'anno; presi singolarmente ( ad eccezione di Buffon e Pirlo ) sono tecnicamente inferiori alla rosa del Milan, eppure si stanno avviando a vincere lo scudetto, purtroppo.

    Febbredacalcio

  2. Un tecnico molto bravo sotto il profilo tecnico, ma che non era particolarmente amato. Stando a quanto diceva a cena Leonardi una percentuale bulgara di calciatori si era lamentata con lui, plaudendone l'avvicendamento. Fatta un po' di tara rimane il discorso che non dovrebbero essere i calciatori a scegliersi la guida tecnica, o meglio la società non dovrebbe assecondarli. Però rimango convinto che se stava simpatico al management quel peccatore di cui abbiamo svelato il peccato se ne sarebbe stato al suo posto, benché non piacesse ai sottoposti.
    Sulla qualità delle rose è un discorso puramente teorico e sulla carta, giacché quella che conta è l'alchimia. Difficilmente acquistabile a soldi. Anche se – e rispondo indirettamente a Luca Russo – è fisiologico che vincano sempre le solite, dal momento che i numeri che spendono sono di gran lunga superiori rispetto agli altri competitor. Non è solo una questione di visibilità sui giornali o sui media. Leonardi per costruire il Parma ha speso come il solo Ibra al Milan. Euro più, euro meno…
    Ciao Gmajo

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